Difesa: Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano, interviene al LUISS DIPLOSEC 2026
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, è intervenuto oggi al LUISS Diplomatic and Security Forum 2026 sul tema “il Mediterraneo Strategico”.
Roma 11 giu 2026
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La sicurezza dell’Italia si gioca sempre più nel Mediterraneo allargato, un’area strategica che comprende Nord Africa, Sahel, Corno d’Africa, Mar Rosso e Golfo Persico. È il messaggio lanciato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa intervenendo al LUISS Diplomatic and Security Forum (DIPLOSEC 2026), dedicato al tema “Il Mediterraneo Strategico”.
Nel corso del suo intervento, il Generale Portolano ha evidenziato come il Mediterraneo rappresenti oggi un crocevia fondamentale per la sicurezza, l’economia, le rotte energetiche e commerciali e la protezione delle infrastrutture critiche italiane ed europee. Secondo il Capo di Stato Maggiore della Difesa, tre dinamiche stanno influenzando il quadro geopolitico internazionale: l’ipercompetizione tra potenze globali e regionali, l’instabilità diffusa, che caratterizza numerose aree di crisi, e la rapida accelerazione tecnologica, che sta trasformando profondamente il settore della sicurezza e della difesa.
“In questo quadro, caotico e articolato, alle sfide e minacce tradizionali si sovrappongono quelle nuove ed emergenti, in un panorama della sicurezza sempre più complesso e interconnesso. Si tratta di sfide e di minacce che non si presentano mai in forme semplici secondo modelli convenzionali, ma solitamente si manifestano sotto la soglia del conflitto in modo ambiguo, progressivo, spesso non attribuibile”, ha sottolineato il Generale. In sintesi, uno scenario internazionale in cui sono cambiati gli attori in gioco – “una costellazione di soggetti che agiscono in modo diretto o per procura” - gli strumenti – “dove nuove capacità nella dimensione fisica, virtuale e cognitiva si uniscono a quelle tradizionali” - e gli effetti generati – “talvolta letali e cinetici, talvolta più subdoli, più sfumati e multiformi”.
Richiamando l’importanza strategica delle reti energetiche e digitali che attraversano il Mediterraneo, gasdotti, elettrodotti e cavi sottomarini per la trasmissione dei dati, il Generale ha dichiarato che “danneggiare queste reti significa spegnere intere economie”.
In tale contesto, la Difesa ha avviato un processo di adattamento dettato dalla Strategia Militare Nazionale - documento introdotto per la prima volta - che definisce l’area di gravitazione geografica dello Strumento Militare incentrata sul Mediterraneo Allargato, delineando e sistematizzando le principali minacce e sfide future.
Coerentemente alla Strategia Militare Nazionale sono state avviate le revisioni organizzative nei settori cyber e digitale, dell’intelligence militare e delle forze speciali, cui si aggiunge la definizione di una Pianificazione Generale Interforze volta a ristabilire un bilanciamento delle asimmetrie tecnologiche tra e nell’ambito delle singole Forze Armate, che individua le priorità per il rafforzamento delle capacità già disponibili ma non sufficienti e all’acquisizione di nuovi assetti capacitivi derivanti dallo sviluppo tecnologico”, ha concluso il Generale.
Parlare di Mediterraneo Strategico, “significa avere una visione strategica, una visione ampia che traguardi ad un approccio sistemico, coinvolgendo, tutto il nostro Paese, tutti gli strumenti del potere nazionale, e soprattutto ogni singolo cittadino, attore consapevole del benessere e della sicurezza dell’Italia”.
Attualmente le Forze Armate italiane sono impegnate con oltre 5.200 militari in 30 missioni e operazioni nell’area del Mediterraneo allargato, dai Balcani al Medio Oriente, dall’Africa occidentale al Mar Rosso, contribuendo alla stabilità regionale e alla tutela degli interessi strategici nazionali.
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