Difesa: il Gen. Portolano al simposio internazionale delle Forze Speciali GSOF
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa interviene a Roma nel meeting degli Operatori di Forze Speciali dei Paesi Alleati e Partner.
Roma 07 ott 2026
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Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Luciano Portolano è intervenuto oggi al simposio Global SOF Europe in corso a Roma (6-8 ottobre), per condividere il percorso che la Difesa ha intrapreso per modernizzare il comparto delle Forze Speciali (Special Operations Forces – SOF).
«Una parte crescente della competizione tra Stati si svolge al di sotto della soglia del conflitto – ha sottolineato il Capo di SMD. – Nella cosiddetta “grey zone”, le minacce non si annunciano e la risposta deve essere tanto rapida quanto discreta».
In questo contesto, le Forze Speciali diventano strumento indispensabile, da impiegare con l’obiettivo di trasformare la volontà politica in azione concreta, in tempo utile: operando dalla deterrenza al contrasto, dalle attività ibride al “deep strike” fino alla lotta al terrorismo.
«È questo il senso della riforma che, su indicazione del Ministro della Difesa, abbiamo avviato in Italia» ha spiegato il Gen. Portolano, illustrandone i tre pilastri, partendo dalla trasformazione del Comando Forze Speciali, collegato direttamente al Capo di Stato Maggiore della Difesa e all'autorità politica: «L'obiettivo è ambizioso: passare dall'individuazione di un'esigenza strategica alla proiezione di Forze altamente specializzate nel giro di poche ore».
La riforma introduce protocolli avanzati e una rigorosa compartimentazione delle competenze, a tutela dei piani operativi e delle informazioni di intelligence: «Le conseguenze di una fuga di notizie, in attività ad alta sensibilità politica, non si fermano ai confini nazionali. Toccano la fiducia e la coesione tra alleati, che è il bene più prezioso di questa comunità» ha evidenziato Portolano.
Sul terzo punto, un processo di procurement dedicato alle Forze Speciali, il Capo di SMD si è rivolto direttamente alle aziende presenti: «Quello che vogliamo è un modello più vicino al ritmo dell'innovazione che a quello della burocrazia, basato sulla sperimentazione, sul confronto diretto tra chi sviluppa e chi impiega, sulla capacità di adottare rapidamente ciò che funziona e di migliorare altrettanto rapidamente ciò che non funziona». Sottolineando che la prontezza di uno Stato non si improvvisa nel momento della crisi, ma si costruisce prima, nelle strutture, nelle regole, nelle scelte di investimento, ha ricordato che «la nostra riforma nasce anche per assolvere con maggiore efficacia agli impegni che derivano dall'appartenenza alla NATO».
In chiusura il Capo di SMD, ringraziando tutti gli Operatori, l’elemento più strategico delle Forze Speciali: «Nessun algoritmo potrà decidere l'esito di un conflitto al posto dell'uomo. Servono quindi Operatori che uniscano ardimento e nuove competenze tecnologiche […] e non dobbiamo dimenticare che dietro ogni struttura, ogni procedura, ogni tecnologia, ci sono persone che hanno scelto di servire nel silenzio, accettando rischi che la maggior parte dei loro concittadini non conoscerà mai».
#UnaForzaperilPaese