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Lectio Magistralis del Ministro Crosetto dal titolo “Difesa è protezione: la cultura della difesa e la sfida della complessità geopolitica”

Roma 02 apr 2026

Questa mattina, presso il Centro Alti Studi Difesa (CASD), il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha tenuto una Lectio Magistralis dal titolo “Difesa è protezione: la cultura della Difesa e la sfida della complessità geopolitica”. La lezione ha inaugurato il Master di II livello in “Valorizzazione del Patrimonio e della Cultura della Difesa”, promosso dal Ministero della Difesa e istituito per formare figure professionali capaci di gestire e valorizzare il patrimonio della Difesa attraverso un approccio multidisciplinare e orientato all’operatività.

La Difesa è protezione. È protezione delle istituzioni e della continuità repubblicana, delle infrastrutture critiche, delle reti vitali del Paese, della base industriale e tecnologica, della memoria storica e dell’identità nazionale” ha dichiarato il Ministro, aggiungendo “Far comprendere questo non è cultura della militarizzazione, è cultura della protezione consapevole. Significa preservare la libertà di scelta e rendere il Paese più capace di affrontare la complessità del tempo che viviamo. Una nazione che comprende tutto questo sa prepararsi: non per evocare il conflitto, ma per ridurre la propria vulnerabilità”.

Presenti il Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Luciano Portolano, i vertici della Difesa, il presidente del CASD Gen. C.A. Stefano Mannino, l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi dott. Luca Andreoli, nonché numerose autorità civili, militari e del comparto industriale e accademico. Ha moderato l’evento il dott. Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore.

Organizzato dal CASD, da Difesa Servizi S.p.A. e dal Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa, il Master, unico nel panorama nazionale, si distingue per un approccio integrato che combina lezioni frontali, workshop, seminari, studio individuale, tirocini curriculari ed elaborato finale. Elemento qualificante del percorso è lo stage operativo presso Difesa Servizi S.p.A., che consentirà ai partecipanti di confrontarsi direttamente con modelli imprenditoriali applicati alla Pubblica Amministrazione.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di innovazione e apertura della Difesa, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale e storico delle Forze Armate, valorizzandone il ruolo anche in chiave educativa e sociale.

 

 

"Ho pensato bene al compito che mi avete affidato per oggi e ho pensato di provare a declinare, e in una delle rare volte nella mia vita l'ho fatto per iscritto, perché volevo che ogni parola fosse ragionata, cercare di declinare quest'idea di cultura della difesa di cui mi sentite parlare da tre anni a questa parte. Cercare, partendo da un'essenza semplice che però ha un'implicazione profonda e che io sintetizzo in una frase banale: difesa è protezione, protezione del territorio, protezione della sovranità, protezione dell'ordinamento democratico, della continuità istituzionale, protezione delle infrastrutture critiche, delle filiere industriali, della sicurezza energetica, della base tecnologica, della dimensione informativa e di quella cognitiva. In ultima istanza, la difesa è protezione delle condizioni che rendono possibile la libertà collettiva che è la linfa vitale di una nazione.
Da questa prospettiva, la Difesa, nella mia testa, travalica la semplice funzione reattiva rispetto alle minacce, alla sicurezza fisica e si erge a elemento portante del sistema di protezione nazionale. Per lungo tempo in Europa e in larga parte nell'Occidente è prevalsa una rappresentazione segmentata del concetto di difesa. Si è pensato che vi fosse un ordine abbastanza netto, un confine abbastanza netto, tra economia e potenza, tra sviluppo e sicurezza, tra sfera civile e sfera militare.
Si è ritenuto, spesso implicitamente, che la Difesa coincidesse prevalentemente con il presidio armato dello spazio sovrano e con la gestione delle crisi solo nei momenti di emergenza conclamata. I fatti storici ci stanno dimostrando la fragilità di questa visione. La scena internazionale contemporanea è caratterizzata da una complessità di natura qualitativamente diversa rispetto al passato.
Le minacce non si manifestano più esclusivamente in forma lineare e fisica. Si distribuiscono lungo una pluralità di domini e di dimensioni militare, economica, tecnologica, energetica, informativa, industriale, cyber, spaziale, cognitiva. Le fratture geopolitiche si manifestano anche senza dichiarazioni di guerra.
La vulnerabilità di uno Stato può maturare ben prima dell'insorgere di un conflitto aperto. La capacità di difesa di una nazione può essere compromessa non solo dalla carenza di mezzi, ma anche dalle dipendenze tecnologiche, dalla fragilità industriale, dalla disinformazione, dalla vulnerabilità energetica, dall'erosione della fiducia pubblica. Il sistema geopolitico attuale non è semplicemente più instabile.
È strutturalmente molto più complesso. Lo è anzitutto per il ritorno alla competizione tra grandi potenze, che ha riportato al centro della storia categorie che in modo illusorio ritenevamo essere relegate a un passato ormai disperso negli angoli remoti della nostra memoria. Sovranità,
za, capacità industriale, autonomia strategica, supremazia tecnologica, controllo delle dipendenze critiche. 
Lo è in secondo luogo per la crescente interdipendenza tra economia e sicurezza. Energia, materie prime critiche, semiconduttori, reti, dati, capacità manifatturiera avanzata, logistica, ricerca scientifica e accesso alle tecnologie emergenti non sono più soltanto fattori di sviluppo. Sono divenuti fattori di potenza. Lo è per la centralità della tecnologia. L'innovazione non è più una dimensione della sicurezza. Ne è parte fondante, dirimente.
Intelligenza artificiale, spazio, quantum, cyber, sistemi autonomi, infrastrutture digitali, sicurezza della ricerca, rapidità di transizione dalla ricerca di base e applicata all'adozione operativa. Tutto ciò incide direttamente sul rapporto tra vulnerabilità e potenza. Infine, il sistema geopolitico è più complesso per la diffusione delle minacce ibride che agiscono sotto soglia del conflitto aperto ma non per questo sono meno incisive.
Disinformazioni, attacchi cyber, sabotaggi, coercizione economica, pressione sulle filiere strategiche, manipolazione subdola dei processi cognitivi e della formazione del consenso possono produrre effetti destabilizzanti con ricadute sistemiche incontrollabili. A essere contesi sono i mercati, le risorse, le sfere di influenza, così come le narrazioni, le percezioni, la legittimità, la fiducia e il senso di coesione. La Difesa, pertanto, non può essere pensata come semplice custodia del perimetro fisico di uno Stato.
Perché non basta, non servirebbe a nulla. Riguarda la tenuta complessiva di una nazione, nella profondità dei suoi sistemi vitali. Se questa è la natura del nostro tempo, allora il concetto di Difesa deve essere elevato a una comprensione più ampia e più aderente al reale.
La difesa è protezione del territorio e dello spazio sovrano, protezione della popolazione e delle istituzioni repubblicane.
La difesa è protezione delle infrastrutture critiche, dei nodi energetici, delle reti di comunicazione, dei dati, delle connessioni logistiche. La difesa è protezione della base industriale e tecnologica di una nazione, è protezione dell'autonomia decisionale dello Stato. La difesa è protezione dello spazio cognitivo, della qualità del dibattito pubblico, della fiducia democratica.
Difesa è protezione del capitale umano, senza il quale non viene innovazione e autonomia strategica. Difesa è protezione del patrimonio storico, simbolico e culturale, perché nella memoria costruisce una risorsa di continuità e di forza nazionale. In questa chiave, la cultura della difesa si presenta come una cultura della protezione consapevole, non come una cultura della militarizzazione. Essa non restringe il proprio orizzonte all'uso della forza, pur riconoscendo la necessità e l'insostituibilità. Piuttosto colloca la forza all'interno di un sistema che abbraccia più settori, nel quale convergono preparazione, innovazione, resilienza, capacità amministrativa, comunicazione strategica e coscienza civile. Da questa visione ne deriva che la Cultura della Difesa non appartiene esclusivamente alle forze armate. Non è un patrimonio riservato a chi opera professionalmente nel settore della difesa. Essa concerne l'intera comunità nazionale.
Concerne l'università, poiché forma le classi dirigenti, i ricercatori, i tecnici, i cittadini di domani.
Concerne l'industria, perché senza capacità produttiva e tecnologica non vi è autonomia strategica. Concerne la pubblica amministrazione, perché senza efficienza istituzionale non vi è capacità di risposta. Concerne i media, poiché la qualità dello spazio informativo influisce direttamente sulla tenuta democratica.
Concerne la scuola, perché il senso delle istituzioni si coltiva nel tempo della formazione. Concerne il mondo della cultura, perché memoria, identità e simboli contribuiscono alla coesione profonda di una nazione. Concerne i cittadini, poiché nessuna strategia di sicurezza è davvero solida se non è compresa, condivisa e sostenuta in modo consapevole. Una democrazia matura non considera la cultura della difesa un corpo estraneo. La riconosce al contrario come una componente essenziale della propria traiettoria storica. È un vero e proprio cambio di
paradigma, lo so. Oggi non è più sufficiente collocare la Difesa nella fase terminale delle crisi. La Difesa contemporanea opera prima della crisi, durante la crisi e dopo la crisi.
Prima attraverso deterrenza, preparazione, formazione, innovazione, integrazione inter- istituzionale, rafforzamento industriale, pianificazione strategica. Durante, attraverso l'intervento militare, continuità delle funzioni essenziali, risposta a multi-dominio, sostegno alla resilienza nazionale. Dopo, attraverso stabilizzazione, ricostruzione, analisi delle lezioni apprese e modellizzazione di un nuovo sistema di difesa.
Questo significa che la Cultura della Difesa deve ormai coincidere con la cultura della preparazione nazionale. Prepararsi non significa evocare il conflitto. Significa ridurre la vulnerabilità. Significa preservare la libertà di scelta. Significa rendere il Paese più capace di reggere gli effetti dirompenti della storia. Consentitemi in conclusione di tornare al principio da cui siamo partiti.
La Difesa è protezione. È protezione della terra, del mare, del cielo, dello spazio, della nostra essenza digitale e del nostro patrimonio cognitivo.
È protezione delle istituzioni della continuità repubblicana. È protezione delle infrastrutture critiche, delle reti vitali del Paese. È protezione della base industriale tecnologica. È protezione della memoria storica e dell'identità nazionale. È protezione della libertà collettiva. Per questa ragione parlare oggi di Cultura di Difesa non significa promuovere una cultura della guerra. Anzi, significa promuovere la cultura della custodia del patrimonio materiale e immateriale di una nazione.
Una nazione che sa proteggersi è una nazione che sa comprendere nel profondo il proprio tempo storico. Una nazione che sa comprendere il proprio tempo storico è una nazione che sa prepararsi. È una nazione che sa prepararsi è una nazione più libera, più resiliente e più autorevole a livello internazionale. Grazie."

IL MINISTRO

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