Tenta il suicidio, salvato dai Carabinieri: “Se cadi tu, cado anch’io con te”
Ci sono situazioni in cui non hai il tempo di pensare troppo, ma hai il dovere di capire tutto.
Un uomo aveva detto addio, o qualcosa che gli somigliava, alla moglie, con una serie di vocali carichi di disperazione.
In sottofondo, un dettaglio: il rumore del mare.
E da lì è partita la corsa.
La chiamata al 112, la Centrale Operativa che intuisce, collega, indirizza.
Poi la macchina trovata vicino al porto. E infine lui, su una scogliera frangiflutti.
A quel punto c’è la preparazione, certo. Ma serve anche altro: la capacità di entrare - con rispetto - nel dolore di uno sconosciuto, senza arretrare di un centimetro.
I Carabinieri si avvicinano piano, parlano, provano a costruire un contatto. L’uomo resiste, non vuole tornare indietro. E allora loro fanno quello che, in questi casi, distingue la presenza dall’intervento: decidono.
Il militare più anziano, dinanzi alle resistenze dell’uomo, decide di ammanettarsi a lui. Per dirgli, con i fatti prima ancora che con le parole, che da lì non sarebbe stato lasciato solo.
“Se cadi tu, cado anch’io con te.”
È una frase importante. Non è retorica: è un patto.
Ed è forse lì che qualcosa cambia. L’uomo si calma. Quanto basta. Il tempo necessario per riportarlo a terra, vivo, e affidarlo ai sanitari.
Alla fine resta un abbraccio. E resta soprattutto l’immagine di due Carabinieri che hanno fatto fino in fondo il loro dovere.
Perché a volte salvare una vita significa anche questo: dire a qualcuno, senza giri di parole, che nel momento peggiore non lo lascerai solo.
La Difesa è anche questo.
CARABINIERI