Pillole di storia: il contributo italiano alle missioni di pace in Libano
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Era il tempo in cui il Libano, Paese di antiche convivenze e fragili equilibri, scivolava ogni giorno un po’ di più nel baratro della guerra civile. Le strade di Beirut, un tempo animate da mercati e caffè affacciati sul mare, divennero il teatro di scontri tra fazioni contrapposte: cristiani maroniti, musulmani sunniti, sciiti e drusi.
Era la seconda metà degli anni Settanta e quel conflitto interno sembrava non conoscere tregua.
La diplomazia tentò di farsi strada e, per garantire la sicurezza, nacque una forza multinazionale composta da contingenti italiani, francesi e statunitensi.
L’Italia rispose prontamente. Il battaglione Governolo, con un reparto di Carabinieri e i necessari supporti logistici, salpò verso Beirut il 20 agosto 1982. Conclusa la prima missione l’11 settembre, il Libano tuttavia non conobbe la pace: gli scontri ripresero quasi senza soluzione di continuità. Il governo libanese richiese quindi una nuova forza di interposizione. Così nacque Libano 2, che vide la presenza italiana dal 26 settembre 1982 fino al marzo 1984, quando l’ultima unità dei Carabinieri lasciò la capitale.
Tra i protagonisti meno visibili, ma fondamentali, di queste missioni vi furono le unità trasmissioni, prime a schierarsi e ultime a ripiegare. Da esse dipendeva l’intero sistema di comando e controllo: le comunicazioni strategiche con l’Italia, i collegamenti operativi tra i reparti, la sicurezza delle informazioni e il coordinamento delle operazioni. Due i nuclei principali: uno dedicato ai collegamenti di lungo raggio, con stazioni radio ad alta potenza e i primi terminali satellitari sperimentali; l’altro impegnato sul terreno nel garantire la rete di comunicazioni tra il comando e le unità schierate.
Accanto al dovere, però, vi era anche l’umanità. I tecnici delle trasmissioni allestirono un sistema misto civile-militare che consentiva ai soldati di telefonare alle famiglie in Italia e installarono impianti per la diffusione dei notiziari radio della RAI: un piccolo, ma prezioso, frammento di casa in un Paese ferito.
Il contributo italiano alle comunicazioni in Libano era iniziato già nel 1979: nel sud del Paese, i trasmettitori supportavano la missione ITALAIR nell’ambito della prima UNIFIL.
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