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25 giugno 1967: anniversario strage di Cima Vallona

creative commons creative commons creative commons Immagini messe a disposizione con licenza
CC BY-NC-SA 4.0 DEED

Giugno 1967. Tra le montagne del bellunese, si consuma una delle pagine più dolorose della storia del terrorismo separatista in Italia

Sono anni segnati da forti tensioni legate alla questione altoatesina e da una lunga stagione di attentati dinamitardi contro infrastrutture e obiettivi dello Stato.

Una spirale di violenza che culmina il 25 giugno con la strage di Cima Vallona.
Sono le 03:30. Un ordigno esplode e abbatte un traliccio dell’alta tensione. 
Vengono interrotti i collegamenti elettrici e scatta l’intervento delle forze di sicurezza. Viene disposta una pattuglia mista di militari per accertare le cause della deflagrazione e mettere in sicurezza l’area.

Giunti a circa 600 metri dal traliccio danneggiato, il personale, ostacolato dalla neve, prosegue a piedi.
A circa 70 metri esplode un secondo ordigno, nascosto sotto la ghiaia.
L'Alpino Armando Piva rimane gravemente ferito. Trasportato in ospedale, morirà nello stesso giorno.
Scatta la risposta operativa. Sul posto viene inviata una squadra incaricata di raccogliere elementi utili alle indagini e individuare gli autori dell’attentato.
A guidare l’operazione è il Capitano dei Carabinieri Francesco Gentile, Comandante del reparto speciale di rinforzo per l’Alto Adige. Con lui anche militari paracadutisti dell'Esercito.
La squadra avanza lungo il sentiero.

L’obiettivo è chiaro: raggiungere l’area, completare le verifiche e garantire la sicurezza della zona.
Ma, durante il rientro verso la base, li attende un nuovo agguato.
Un'ulteriore esplosione, improvvisa e violentissima, provocata da un ordigno subdolamente predisposto, investe in pieno il gruppo.
Pèrdono la vita lo stesso Capitano Gentile, il Sottotenente Mario Di Lecce e il Sergente Olivo Dordi. Gravemente ferito il Sergente Maggiore Marcello Fagnani.

Cima Vallona diventa così il simbolo del sacrificio di uomini caduti nell’adempimento del dovere, in una stagione segnata da tensioni e violenze.
Uomini che hanno affrontato il pericolo con coraggio, fedeli al proprio giuramento e al servizio dello Stato. 

 

A distanza di 59 anni, il ricordo di Cima Vallona resta una testimonianza indelebile del coraggio e del senso del dovere di uomini che hanno servito l’Italia anche nei momenti più difficili. Il loro sacrificio appartiene alla memoria della nostra Repubblica e ci richiama a un impegno quotidiano: difendere i valori della democrazia, della libertà e della convivenza civile contro ogni forma di violenza e di odio. Abbiamo il dovere di custodire quel ricordo e di trasformarlo in responsabilità. Guido Crosetto, Ministro della Difesa.

 

 

PILLOLE DI STORIA IL MINISTRO

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