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La Katana del Sol Levante: Memoria del raid Roma-Tokyo del 1920

Roma 25 feb 2026

Presso la base militare di Roma-Centocelle, un monumento solenne custodisce la memoria di una delle imprese aeronautiche più audaci del primo dopoguerra. L’iconica sagoma della Katana, la leggendaria spada dei Samurai, evoca oggi il legame indissolubile tra Italia e Giappone, nato da una sfida che nel 1920 ridefinì i confini del possibile: il raid aereo Roma-Tokyo.

Il 14 febbraio 1920, i piloti Arturo Ferrarin e Guido Masiero decollarono proprio dal campo di Centocelle, dando inizio a un’odissea di oltre 18.000 chilometri. Dopo oltre cento ore di volo e tappe estenuanti, i velivoli raggiunsero Tokyo alla fine di maggio. Sebbene la missione vedesse impegnata una squadriglia, furono Ferrarin e il motorista Gino Cappannini a compiere l’intero percorso regolarmente e con lo stesso velivolo, siglando un primato di resilienza e perizia tecnica.

Il raid non fu solo un traguardo sportivo, ma la definitiva affermazione dell'industria aeronautica nazionale. Il velivolo impiegato, il celebre SVA (Savoia-Verduzio-Ansaldo), equipaggiato con motore SPA, era un concentrato di eccellenza: dalla tela delle ali alla meccanica di precisione, ogni componente rappresentava l’avanguardia tecnologica dell'Italia dell'epoca.

L’esemplare di Ferrarin, donato al popolo giapponese al termine dell'impresa, fu custodito presso il Museo Imperiale della Guerra di Tokyo fino alla sua distruzione durante i conflitti della Seconda Guerra Mondiale.

Il monumento attuale a Centocelle riproduce la Katana che il Principe Ereditario Hirohito donò ai piloti italiani come massimo segno di onore e ammirazione. Quel dono, oggi trasposto nel bronzo e nella pietra, non celebra solo il coraggio dei singoli, ma funge da ponte ideale per le nuove generazioni, richiamando i valori di audacia, dedizione e fratellanza internazionale che l'aviazione, sin dalle sue origini, ha saputo promuovere.

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