83°Anniversario della Difesa di Roma
Cosa rimane quando vengono meno tutti i punti di riferimento?
Roma, 8 settembre 1943.
L’Armistizio, firmato a Cassibile il 3 settembre, viene annunciato agli italiani.
La mancanza di disposizioni chiare e coordinate accresce lo smarrimento e la disarticolazione della catena di comando. Per migliaia di uomini in uniforme si pone una domanda immediata. Cosa fare?
Le forze tedesche attuano il piano “Achse” e avanzano verso gli accessi e i punti strategici della Capitale.
Tra l’8 e il 10 settembre, i combattimenti interessano il ponte della Magliana, la Montagnola e la via Ostiense, fino agli scontri di Porta San Paolo.
A difesa di Roma combattono i Granatieri di Sardegna, i Lancieri di Montebello, reparti della Divisione “Sassari”, Carabinieri e uomini di altre unità. Accanto a loro partecipano anche numerosi cittadini.
La stessa scelta coinvolge le Forze Armate in altri territori. A Cefalonia e a Corfù gli uomini della Divisione “Acqui” si oppongono alle forze tedesche, pagando quella decisione con una delle pagine più dolorose della nostra storia.
Circa 650 mila militari italiani, catturati in Italia e nei territori esteri, vengono trasferiti nei campi controllati dalla Germania e classificati come Internati Militari Italiani. Sottoposti a pressioni affinché aderiscano alle forze tedesche e, successivamente, alla Repubblica Sociale Italiana, in grande maggioranza rifiutano. Per molti quel “no” significa fame, lavoro coatto e sofferenza. Per migliaia, la morte. È una Resistenza senza armi.
Dopo i combattimenti, per Roma iniziano quasi nove mesi di occupazione tedesca, segnati da violenze, rastrellamenti e deportazioni, ma anche da opposizione e solidarietà. Termineranno con l’ingresso delle forze alleate nella Capitale nel giugno 1944.
IL MINISTRO CARABINIERI ESERCITO ITALIANO"Porta San Paolo ci consegna una delle immagini più forti di quei giorni del settembre 1943. Accanto ai militari arrivarono numerosi cittadini. Operai, studenti, insegnanti, commercianti, uomini e donne lasciarono la propria quotidianità e decisero di partecipare alla difesa della città. Alcuni presero le armi e combatterono, altri soccorsero i feriti, portarono acqua, prestarono i primi aiuti e offrirono riparo. Pur avendo storie, idee ed esperienze diverse, militari e civili si trovarono fianco a fianco, uniti dalla consapevolezza che vi fosse qualcosa di più grande da difendere: la dignità del Paese e la speranza di costruire un’Italia diversa. Alla liberazione del Paese contribuirono in modo decisivo gli eserciti alleati e un’Italia composta da militari, partigiani e cittadini che, in luoghi e forme differenti, scelsero di non restare a guardare. A 83 anni di distanza, lo “spirito di Porta San Paolo” rimane un prezioso punto di riferimento per l’Italia: un esempio di responsabilità, coraggio e unità al quale guardare per affrontare insieme le sfide del presente". Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.