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Protocollo d’intesa tra il Ministero della Difesa e il Ministero della Cultura.

L'accordo prevede il recupero con metodologia archeologica e analisi scientifica dei resti mortali dei Caduti sui fronti di guerra.

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Oggi, presso il Complesso Monumentale del San Michele, è stato sottoscritto il Protocollo d'intesa tra il Ministero della Difesa - Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa – e il Ministero della Cultura. 
Il protocollo, risultato di una consolidata collaborazione istituzionale, ha lo scopo di rafforzare lo scambio di informazioni tra le Soprintendenze del Ministero della Cultura e l'Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa al fine di restituire un'identità e una storia personale ai resti di coloro che hanno perso la vita durante i conflitti del novecento e che ancora oggi risultano privi di nome e di sepoltura.
La collaborazione permetterà, inoltre, di integrare competenze archeologiche, storico-documentarie, antropologiche e forensi, per il corretto recupero dei resti mortali mediante metodologia archeologica. 
"Firmare questo Protocollo d'intesa significa compiere un atto di giustizia storica, di rispetto e di pietas verso chi ha servito l'Italia nei momenti più drammatici della nostra storia – ha dichiarato il Generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, Capo dell'Ufficio per la Tutela della cultura e della memoria della Difesa. Ancora oggi, sui nostri monti, nelle valli e lungo i vecchi fronti di guerra, riaffiorano i resti di soldati di ogni nazionalità che non hanno mai avuto una sepoltura degna di questo nome. Grazie a questo protocollo, uniamo le forze e le competenze istituzionali per fare in modo che il recupero di questi resti diventi un’operazione di altissimo profilo scientifico e umano. L’adozione della metodologia archeologica stratigrafica, unita alle più avanzate analisi antropologico-forensi, bioarcheologiche, genetiche e di archivio, ci permette oggi di leggere la storia scritta su quei corpi e in quei contesti. Restituire un nome e una sepoltura definitiva a un caduto significa colmare un vuoto doloroso. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo accordo e che, con dedizione e rigore scientifico, si faranno custodi di questa importante missione”.
Il Direttore generale Fabrizio Magani ha dichiarato:
"La firma di questo Protocollo rappresenta un passaggio di particolare rilievo perché riconosce il valore della ricerca archeologica quale strumento essenziale per la tutela della memoria storica. Ogni rinvenimento riconducibile ai conflitti del Novecento non costituisce soltanto una testimonianza umana, ma anche un contesto storico che deve essere documentato, studiato e interpretato secondo rigorosi criteri scientifici. La metodologia archeologica consente infatti di preservare informazioni che andrebbero inevitabilmente perdute in assenza di un adeguato intervento specialistico.
Grazie alla collaborazione tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Difesa sarà possibile mettere a sistema competenze diverse ma complementari, affinché ogni evidenza conservata nel terreno, dagli oggetti personali alle tracce materiali lasciate dagli eventi bellici, possa contribuire alla ricostruzione delle vicende individuali e collettive di quel periodo. Restituire un nome e una storia ai caduti significa onorare la memoria delle persone e, allo stesso tempo, accrescere la conoscenza del nostro passato. È un impegno che unisce ricerca, tutela e responsabilità civile nei confronti della memoria nazionale".

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