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Bandiera distintiva del Ministro della Difesa
 

Articolo del:

4 dicembre 2005

La Sicilia

Tassi aumentati l'errore della Bce

Antonio Martino *

La recente decisione della Banca centrale europea (Bce) di aumentare di un quarto di punto il tasso d'interesse è stata oggetto di una grande mole di commenti. Può forse essere utile, "a bocce ferme", ora che la notizia è diventata "fredda", fare il punto della situazione. La prima considerazione da fare è che la Bce, convinta che la ripresa economica sia già avviata, temendo che ad essa possa accompagnarsi un aumento del tasso d'inflazione, ha aumentato il tasso d'interesse per frenare la crescita della domanda globale ed impedire l'inflazione. Almeno, questa è l'interpretazione più diffusa che è stata data della decisione.

Sviluppo senza inflazione

Se le cose stessero in questi termini, mi riuscirebbe assai difficile condividere la logica della scelta. Infatti, anzitutto è lungi dall'essere certo che si sia avviata una vigorosa ripresa economica nei Paesi dell'area dell'euro. In secondo luogo, non è affatto vero che la ripresa economica comporti inevitabilmente il rischio di inflazione; la storia è ricca di esempi di sviluppo senza inflazione (l'Italia degli anni '50) e di inflazione senza sviluppo (l'Italia degli anni '70). In terzo luogo, l'aumento del tasso d'inflazione che viene paventato è di dimensioni assai modeste ed interviene su un tasso d'inflazione minuscolo (2,5% contro il 2,4% di un anno fa). Il problema cioè è talmente irrisorio che avrebbe potuto essere tranquillamente ignorato.

Aumento senza figli né nipoti

Se è perlomeno dubbio che il problema esista, lo strumento per risolverlo è, non solo del tutto inadeguato,  ma anche probabilmente sbagliato. Che sia inadeguato è riconosciuto da tutti: lo 0,25% in più resterà quasi senza conseguenze. Tutti, infatti, si sono affrettati a sostenere che si poteva pure accettare questo aumento ma solo a condizione che non fosse il primo di una serie.
E' stata, sembra, l'accettazione da parte della Bce dell'idea che l'aumento non avrebbe avuto né figli né nipoti che ha fatto ingoiare questa modesta variazione ai governi europei. La sua manifesta inadeguatezza a conseguire qualsivoglia obiettivo si accoppierebbe,  se le ragioni fossero quelle esposte, con la sua inidoneità.
I tassi d'interesse, infatti, non sono mai soltanto il risultato delle scelte dei banchieri centrali, ma dipendono, ed a mio avviso prevalentemente, dalle condizioni economiche sottostanti. Sono il risultato, non la causa, degli andamenti economici. Vediamo di chiarire.

La crescita delle aspettative

Quando l'economia cresce a ritmo sostenuto, l'aumento della domanda di risparmio per investimenti fa aumentare i tassi d'interesse reali; se poi l'espansione è accompagnata (il che non riveste carattere di necessità) da inflazione, l'aumento delle aspettative inflazionistiche si aggiunge all'aumento del tasso reale facendo aumentare ancor più i tassi d'interesse nominali. Alti tassi d'interesse, quindi, sono spesso il risultato di un'inflazione, non sono quasi mai un metodo per prevenirla.

Un aumento modesto

Fermo restando che la misura dell'aumento del tasso è irrisoria, questo ci consente di tirare un respiro di sollievo per due motivi. Anzitutto, date le dimensioni, l’aumento del tasso non dovrebbe compromettere le possibilità di ripresa economica: essa avrà o non avrà luogo per ragioni che sono del tutto indipendenti da quello 0,25% in più. In secondo luogo, un aumento così modesto non dovrebbe influire molto sul totale degli interessi sul debito pubblico.
Si tratta di una considerazione importantissima per l'Italia, che è gravata da un debito pubblico gigantesco, frutto di decenni di finanza allegra e di malgoverno. Tanto per darne un'idea, l'anno scorso la spesa per interessi sul debito pubblico è stata pari a oltre il 10% delle spese totali delle amministrazioni pubbliche e ad oltre il 5% del prodotto interno lordo.
Un aumento, diciamo, di un quinto della spesa per interessi avrebbe dimensioni superiori a quelle di tutte le spese di difesa: sarebbe drammatico. Per fortuna, l'aumento è contenuto e non dovrebbe avere conseguenze rilevanti.

Il gioco dei banchieri centrali

Stando così le cose, che dire della decisione della Bce che tanto clamore ha provocato? Dato che potrebbe benissimo restare senza risultati di sorta, perché criticarla?  Lasciamo pure che a Francoforte giochino a fare i banchieri centrali; se questo li fa sentire importanti e non ci arreca danni, perché dovremmo privarli di questo innocuo passatempo? Lasciamoli pure giocare.

* Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011