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Articolo del:

20 dicembre 2005

La Provincia di Como

L'agricoltura sta frenando l'Europa

Antonio Martino *

All’ultimo momento, quando sembrava che il fallimento fosse inevitabile, grazie ad un gesto coraggioso di Angela Merkel che ha rinunziato ad una parte dei fondi per la Germania ed alla simultanea accettazione da parte di Tony Blair di un taglio ai rimborsi per la Gran Bretagna, si è raggiunto un compromesso che ha consentito l'approvazione del bilancio  dell'Unione Europea.
L'attenzione di quasi tutti i commentatori si è concentrata subito su un tema che, quasi certamente, continuerà ad essere dibattuto anche  in futuro: chi guadagna e chi perde dal compromesso raggiunto. Per quanto importante, il tema non costituisce l'aspetto principale della questione. Non dimentichiamo che l'entità complessiva del bilancio europeo in rapporto al reddito dei Paesi membri è davvero  piccola cosa, per cui anche gli aspetti redistributivi, per quanto possano essere penosi, non sono certo devastanti.
No, il problema vero del bilancio non è quanto l'Unione debba spendere,  né a favore di chi; il problema vero è per cosa, per perseguire quali obiettivi, le risorse debbano essere utilizzate. Se si guarda a questo lato della faccenda, ci si rende conto che in larga misura l'Europa utilizza male le risorse di cui dispone. Anzitutto, infatti, i fondi europei continuano ad essere destinati ad una politica agricola che è assolutamente indifendibile e che produce conseguenze nefaste e ben note ormai da decenni. I sussidi all'agricoltura, e non importa come erogati, vennero inizialmente introdotti per riuscire a rendere l'Europa autosufficiente sul piano alimentare. Anche ammesso che quell'obiettivo avesse senso, ed io non lo credo affatto, esso è stato non solo raggiunto ma largamente superato. L'Europa produce molto più di quanto le serva per il consumo interno.
Non basta. Per “difendere” gli alti prezzi interni dei prodotti agricoli che godono di sovvenzioni, si impedisce con tariffe e razionamenti ai Paesi terzi di venderci i loro prodotti,  condannando questi Paesi al sottosviluppo ed alla disoccupazione. Come se non bastasse lo schema è fortemente regressivo perché in molti casi avvantaggia produttori benestanti, garantendo il livello dei loro redditi, con grave danno per i consumatori più poveri,  costretti a sopportare prezzi maggiori per i prodotti alimentari. Credo sia arrivato il momento di chiederci perché mai l'Europa dovrebbe impiegare risorse in agricoltura, proprio quando le preoccupanti tendenze demografiche fanno presagire il rischio di un declino.
Quest'ultimo potrebbe essere scongiurato se solo investissimo di più in ricerca ed in innovazione, accrescendo la competitività dei nostri sistemi produttivi, ridando slancio ad un insieme di economie che, con qualche eccezione, sostanzialmente ristagnano. Invece di puntare su ciò che è vecchio, dobbiamo sforzarci di crescere nei settori ad alta tecnologia, accrescendo il capitale umano con investimenti cospicui nell'istruzione e nella formazione, ed il capitale fisico con robuste dosi di innovazione. Altrimenti, il declino sarà inevitabile e potrebbe risultare anche assai penoso.

* Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011