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Articolo del:

30 ottobre 2005

La Sicilia

Io, ministro e giornalista

ANTONIO MARTINO Venticinque anni di autorevole collaborazione
Antonio Martino *

Non ricordo la data esatta, ma credo di avere iniziato a collaborare con «La Sicilia» dal '76. All'inizio i miei contributi erano sporadici, dal momento che scrivevo anche per altri quotidiani, poi sono diventati sempre più frequenti, finché, negli ultimi 4 - 5 anni, hanno assunto cadenza regolare. Oltre un quarto di secolo di collaborazione molto gradevole per una serie di motivi. Escluderei quelli venali, anche se devo confessare che le due cassette di arance strepitose che il direttore ha la cortesia di farmi avere ogni anno giocano un ruolo non secondario nell'attrattiva di questa mia attività.
Inoltre, scrivere su queste colonne mi dà la sensazione di tenere in vita un rapporto con la mia terra che da troppi anni è solo indiretto. Né posso passare sotto silenzio l'assoluta libertà di cui godo: nessuno mi ha mai detto cosa scrivere e cosa non scrivere, tranne in un caso e per amicizia.
Sono passati molti anni e forse posso permettermi questa indiscrezione: si doveva decidere se l'IRI dovesse vendere l'Alfa Romeo alla Fiat o alla Ford ed io scrissi un articolo in cui argomentavo che, indipendentemente dalle condizioni d'acquisto, venderla alla Ford sarebbe stata la scelta migliore perché avrebbe aumentato la concorrenza nel settore automobilistico in Italia, accrescendo l'efficienza di tutte le imprese in esso operanti, oltre ad aprire il mercato americano all'Alfa. Purtroppo i fatti mi hanno dato ampiamente ragione. L'articolo, tuttavia, non uscì. A quel tempo, intatti, scrivevo anche per La Stampa di Torino ed un amico de la Sicilia mi suggerì che quella tesi sarebbe stata assai poco gradita in ambiente Fiat, mettendo a repentaglio la prosecuzione della mia collaborazione! Ma si trattò solo della premura di un amico, non certo di una restrizione alla mia libertà.
L'amico in questione è Gino Corigliano. Meglio noto come «il principe», e devo a lui l'assiduità di questo impegno: con l'ossessiva precisione di un esattore, ogni fine settimana mi ricorda di scrivere ed insiste finché non ho adempiuto. La sua amicizia è componente niente affatto secondaria del piacere che mi dà scrivere su queste colonne.
I temi che ho avuto modo di trattare in questi 29 anni sono i più disparati: l'importanza della stabilità monetaria, la necessità di contenere l'invadenza pubblica, l'invasione della politica nella nostra vita, il dissesto dei conti pubblici, l'iperfiscalità, lo sviluppo del Mezzogiorno, l'inflazione, la disoccupazione, il sistema monetario internazionale, l'Europa, l'insensatezza dell'introduzione coercitiva di una moneta unica europea (anche qui credo che il lettore equanime potrà convenire che non avevo sbagliato), ed un'infinità di altri i temi proposti da me e concordati con Corigliano.
Per molti anni ho fatto fronte ad un impegno a scadenza precisa: commentare la Relazione del governatore della Banca d'Italia, che si tiene il 31 maggio. A quel tempo insegnavo Storia e politica monetaria all'Università di Roma e, per ragioni professionali oltre che per spontaneo interesse, leggevo la Relazione con la stessa morbosa attenzione che gli amanti del genere riservano alle riviste pornografiche. Avendo appreso da Milton Friedman a diffidare delle Banche Centrali, questi miei commenti erano in genere abbastanza critici, talora anche ironici per via della tendenza dei vari governatori ad occuparsi diffusamente di argomenti non di loro competenza, dedicando ai temi monetari poca o nessuna attenzione. Malgrado ciò, un amico che a quei tempi era direttore di un noto quotidiano mi ha recentemente messo a conoscenza del fatto che un governatore di quegli anni gli avrebbe detto che i commenti sulla Relazione che leggeva con maggiore interesse erano i miei, malgrado il fatto che in genere fossero critici.
Da quando sono ministro della Difesa quanto scrivo su queste colonne riceve, comprensibilmente, molta più attenzione: un mio articolo critico della mega - manifestazione sindacal-politica di Cofferati suscitò un autentico putiferio a livello nazionale. Ultimamente, come i lettori sanno, un mio articolo sul protocollo di Kyoto, pubblicato su «La Sicilia», è stato ripreso e pubblicato su «The Wall Street Journal », forse il più autorevole quotidiano economico al mondo. Per esso ho appena ricevuto un biglietto di congratulazioni di Donald Rumsteld!
«La Sicilia» conferma in modo esemplare la tesi, in cui fortemente ho sempre creduto, che la libertà economica è il presupposto necessario della libertà politica. Questo giornale è libero perché è autosufficiente, si finanzia da solo. Il suo vero padrone è l'insieme dei lettori che, acquistandolo o rifiutandosi di farlo, «votano» per il suo successo o per la sua scomparsa. Finora, acquistandolo, hanno votato a suo favore: evidentemente quanti lavorano a «La Sicilia» sono riusciti a dar loro quello che volevano. E' bello essere parte, anche se occasionale, di una squadra così.

* Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011