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Articolo del:

31 ottobre 2005

La Sicilia

Inversione di tendenza

Antonio Martino *

Con l'autorevolezza che gli deriva da tutta una carriera e non solo dall'alta carica che oggi ricopre, il presidente della Repubblica ha riconosciuto che è in atto una ripresa dell'economia italiana. La cosa è particolarmente significativa perché costituisce importante conferma di quanto da me sostenuto ripetutamente. Varrà forse la pena tornare ad occuparcene.
Il governo attualmente in carica ha ereditato una situazione molto sfavorevole perché proprio al momento del suo insediamento si era avviata una recessione che riguardava tutti i Paesi di "eurolandia": come altra volta ricordato il tasso medio di sviluppo dei Paesi dell'area dell'euro precipitò dal 3% della metà del 2001 allo 0,1% della metà dell'anno successivo. L'Italia che ci è stata lasciata in eredità dai governi precedenti era in condizioni molto precarie. Per esempio, a fine novembre 1999 scrivevo su queste colonne: «Secondo le previsioni della Commissione europea, l'Italia è all'ultimo posto in Europa quanto a tasso di sviluppo» e aggiungevo: «Il tasso di crescita dell'economia italiana - nell'anno che volge al termine sarà pari all'1,1%, contro una media dell' Unione europea del 2,1% (...) siamo anche il paese con la più alta disoccupazione, 11,7%, contro una media europea del 9,2%». In tutto il quinquennio 1996-2000, il tasso di sviluppo dell'Italia è stato inferiore alla media europea e la disoccupazione sensibilmente maggiore.
E' vero che nel 2000 le cose andarono meglio ma il tasso di sviluppo di quell'anno (2,9%) veniva dopo ben quattro anni di ristagno ed era comunque il penultimo in Europa (facemmo meglio solo della Grecia), oltre ad essere il 34° peggior risultato in 50 anni. Infine, come detto, a "coronare" questo periodo infelice arrivò la recessione che colpì tutta la zona dell'euro.
Continuo a parlare della zona dell'euro e non dell'Unione Europea perché la crisi ha colpito solo i Paesi europei che hanno adottato la moneta comune, non quelli che ne sono rimasti fuori. Il lettore che ha avuto la pazienza di seguirmi sa che le conseguenze recessive dell'introduzione dell'euro hanno costituito un tema che ho più volte, con grande insistenza, sottolineato. Ma torniamo al presente.
Al termine di quella che è stata definita la crisi internazionale più lunga di questo dopoguerra, grazie ad una politica fiscale di alleggerimento del carico, alla riforma "Biagi" del mercato del lavoro, che ha accresciuto enormemente il numero degli occupati, ed al contenimento delle spese pubbliche, sembra proprio che la ripresa si sia avviata. Giusto per aggiungere qualche dato a quelli forniti in precedenza, nei primi cinque mesi dell'anno in corso le entrate tributarie sono aumentate del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'aumento ha riguardato le persone fisiche (+4,3%), le imprese (+36,9%) e i redditi da capitale (+44,5%). La crescita del tasso di sviluppo del reddito nazionale nel secondo trimestre di quest'anno, di cui abbiamo detto in precedenza,  ha riguardato i consumi (+0,5%), gli investimenti (+0,3%) e l'estero (+0,2%).
 Sembrerebbe proprio che in tutti i settori l'economia italiana stia cominciando a riprendersi dallo shock dell'introduzione dell’euro, malgrado l’alto prezzo del petrolio ed un'economia della zona dell'euro ancora torpida.
A questo va aggiunto che le scorte sono diminuite, il che suggerirebbe una continuazione della crescita determinata anche dalla necessità della loro ricostituzione. L'alta valutazione internazionale dell'euro non sembra più costituire un ostacolo insormontabile alle nostre esportazioni, cresciute del 5,5% nel secondo trimestre 2005, nè un forte incentivo alle importazioni, aumentate meno (4,8%) delle esportazioni. Se si considera l'intero primo semestre di quest'anno, le esportazioni sono aumentate del 6%. Potrei continuare a lungo snocciolando i dati sulla produttività, gli ordinativi, la fiducia delle imprese, l’aumento delle retribuzioni, la bassa inflazione.
Il quadro è generalmente positivo, ed è questo che ha indotto Ciampi, che evidentemente continua a seguire con attenzione l'andamento dell'economia italiana, a parlare di ripresa.
Tengo a ripetere che non sappiamo se questi dati preludano o meno ad un processo di crescita destinato a durare nel tempo ma, se così fosse come tutti ci auguriamo, questo governo potrebbe menare vanto dal fatto di avere ereditato una crisi internazionale profonda e duratura e di essere riuscito a trarre l'economia italiana fuori dalle secche della recessione senza accrescere, anzi riducendo, il carico fiscale e dando vita ad un autentico boom dell'occupazione.

* Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011