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Articolo del:

13 luglio 2004

L'Indipendente

I suoi maestri: tra Nozick, Friedman e Rothbard

Antonio Martino *
Il dibattito all'interno del liberismo è forse l'aspetto più interessante di oggi. Il terreno ideologico è attraversato da una serie di correnti di pensiero molto interessanti e intellettualmente dinamiche. Da un lato ci sono i neoaustriaci americani con le loro impostazioni anarchiche, che addirittura considerano Nozick uno statalista. Poi si incontra la posizione minimalista di Nozick stesso. A Buchanan, premio Nobel per l'Economia nel 1986, invece, fanno riferimento i neocostituzionalisti, una posizione compatibile con quella dei teorici del liberalismo come Friedman, che vengono perfino accusati di statalismo da parte dei neoanarchici. Io sono nato troppo presto per poter essere anarchico, credo cioè che per quelli della mia generazione sia molto difficile accettare l'ipotesi di una scomparsa assoluta dello Stato. Però voglio anche sottolineare che quando mi sono trovato a confrontarmi con gli anarcocapitalisti sono stato in difficoltà, perché la loro posizione sul piano della logica è difficilmente contestabile.
Allora lasciamo stare in quale di queste posizioni mi identifico di più, anche perché mi sembra di aver sufficientemente chiarito la mia passione per Friedman. Quello che vedo è una progressiva crescita della comprensione dell'importanza della libertà individuale, negli scritti dei liberali. Se andiamo a vedere quali compiti affidasse allo Stato John Stuart Mill scopriamo che sono molti di più di quanti non gliene affidi Friedman. Lo stesso Einaudi voleva a sua volta uno Stato con più compiti che non von Hayek, anch'egli premio Nobel per l'Economia nel 1974.
Quello che, quindi, mi sembra di percepire è una crescita della consapevolezza dell'importanza della libertà individuale negli scritti dei teorici liberali. Dobbiamo, tuttavia, distinguere tra ciò che affermano i teorici e quanto accade effettivamente nella realtà. Se dovessi guardare alla tendenza storica, allora, la conclusione sarebbe pessimistica, perché abbiamo assistito e continuiamo a assistere a una crescita dello statalismo. Però può anche darsi che l'evoluzione teorica si traduca prima o poi anche in un cambiamento politico. Ma tra il dire e il fare sfortunatamente ci sono di mezzo molti ostacoli.

*Ministro della Difesa

Da La rivolta liberale,
Sperling e Kupfer Editori,
Milano 1994, pp. 198—199.

Pagina pubblicata il 05-03-2011