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3 giugno 2002

L'intesa NATO - Russia

RETROSCENA DI UNA SVOLTA EPOCALE
Antonio Martino *
L'incontro NATO-Russia del 28 maggio scorso e la conseguente "Dichiarazione di Roma" sono stati oggetto di un gran numero di commenti. Da un lato gli aggettivi "storico" ed "epocale" riferiti all'evento si sono sprecati, dall'altro molti commentatori di sinistra si sono sforzati di ridimensionare la portata di quanto deciso. Può forse essere utile, ora che i commenti si sono placati, tentare una valutazione di quanto accaduto.
Dirò subito che a mio parere per quanti, come chi scrive, hanno passato la maggior parte della propria vita nella seconda metà del secolo XX, l'evento è veramente storico: un'alleanza nata per difendere il mondo libero dalla terribile minaccia rappresentata dal comunismo sovietico – la più bestiale, sanguinaria e repressiva dittatura dell'età moderna – ammette nelle sue strutture politiche la Federazione russa. Se non è un evento storico questo, non so cosa possa meritare quest'appellativo. Il fatto che Europa, Stati Uniti e Russia siano membri di un'unica alleanza costituisce un'autentica rivoluzione.
Qualcuno ha scritto che con la Dichiarazione di Roma è finita la guerra fredda. E' vero, ma è solo una parte della storia. Quello che è finito il 28 maggio è la possibilità di un conflitto mondiale. La guerra, come l'abbiamo vissuta nel XX secolo, era un conflitto fra nazioni: la prima e la seconda guerra mondiale sono state lo scontro fra gruppi di paesi, che ha coinvolto il mondo intero; la guerra fredda era la contrapposizione fra il mondo libero ed i paesi comunisti: se fosse esplosa come guerra guerreggiata avrebbe probabilmente comportato la fine del pianeta. Tutto questo è superato: è finita la guerra, almeno come l'abbiamo combattuta o temuta nel secolo appena concluso.
Alla luce di queste ovvie considerazioni appaiono semplicemente gotteschi i tentativi posti in essere da alcuni commentatori di sinistra di sminuire la portata dell'evento. O meglio, si spiegano col fatto che, essendo evidente il ruolo di primo piano avuto dal Governo italiano ed in particolare da Silvio Berlusconi nel successo dell'iniziativa, i sinistri preferiscono negare l'evidenza e sostenere la irrilevanza del risultato raggiunto.
Quel risultato deve moltissimo all'iniziativa personale del Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ad interim. Amici americani mi avevano informato nei mesi scorsi che all'inizio il Presidente Bush era riluttante, perché riteneva prematura l'idea di associare la Russia alla Nato, e che alla fine era stato convinto dall'entusiasmo contagioso di Berlusconi. Che le cose siano andate proprio così, è stato lo stesso Presidente Bush a confermarlo pubblicamente, dopo l'incontro, ringraziando Berlusconi per essersi adoperato per convincerlo. Si capisce, quindi, la ridicola reazione di alcuni esponenti delle sinistre: dopo avere proclamato a tutto spiano che l'avvento del Governo di centrodestra avrebbe isolato l'Italia nel mondo, riconoscere che il nostro Paese, grazie a Berlusconi ed al suo Governo, aveva ottenuto un successo a livello mondiale di portata storica gli riusciva difficile. Se poi pensiamo alle gaffe della politica estera degli anni scorsi, l'imbarazzo dei sinistri diventa ancora più comprensibile.
Comunque sia, grazie alle decisioni del 28 maggio, il XX secolo ha lasciato il posto al XXI: la guerra europea, con le sue origini in Europa e che coinvolga l'Europa è un'eventualità remota; la guerra mondiale, un conflitto che coinvolga quasi tutto il mondo, appare poco probabile; la guerra come scontro fra gruppi di nazioni non è più causa dei nostri incubi. Restano, com'è ovvio, i rischi connessi ai "conflitti regionali" (la situazione attuale fra India e Pakistan è molto preoccupante, la pace in Medio Oriente è purtroppo ancora lontana), ma l'incubo dell'olocausto planetario si è, almeno per il momento dissolto. Mi piacerebbe che i tanti (troppi) pacifisti a parole prendessero atto di questa straordinaria realtà e riconoscessero l'importanza del ruolo avuto dall'Italia e da Berlusconi, in questa occasione. Così facendo, dimostrerebbero un'onestà intellettuale di cui non sempre hanno saputo dare prova.

*Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011