Difesa.it

Bandiera distintiva del Ministro della Difesa
 

Articolo del:

6 marzo 2002

La Sicilia

I risultati di una guerra difficile

Diario da Kabul
Antonio Martino *
La mia recente visita a Kabul mi suggerisce alcune riflessioni, forse interessanti. La missione Enduring Freedom, la grande coalizione internazionale per la lotta al terrorismo guidata dagli Stati Uniti, ha finora potenzialmente conseguito tre importanti obiettivi. Dico potenzialmente, perché non siamo al momento in grado di prevedere se verranno consolidati nel prossimo futuro o se si riveleranno effimeri. Vediamo.
Il primo risultato è stata la liberazione dell'Afghanistan: il crollo della teocrazia dei talebani, un regime brutale e retrivo che avrebbe provocato orrore persino nei momenti più bui del Medioevo.
Sfortunatamente, tuttavia, non sappiamo ancora se la fine di quel regime sanguinario sia destinata a preludere la formazione di un governo stabile e tollerante in grado di assicurare la pace quel Paese martoriato da oltre 20 anni di conflitti vari. Le profonde divisioni che separano i vari gruppi etnici, linguistici e religiosi da cui è composto il Paese rendono molto difficile la formazione di un governo la cui autorità sia accettata da tutti. E' vero che alla Conferenza di Bonn si è varato un piano particolareggiato che dovrebbe, nel giro di un paio di anni, conseguire l'obiettivo di instaurare la legalità democratica, ma è purtroppo anche vero che la strada è in salita, proprio per via di quelle profonde divisioni cui accennavo prima. Se dovesse fallire, sarebbe un disastro perché il Paese ripiomberebbe nel caos che favorirebbe il ritorno delle organizzazioni terroristiche.
Il secondo risultato è stata la sconfitta di Al Qaida, autentica base di una gigantesca rete terroristica mondiale, con branche in un gran numero (40, 60?) di Paesi. L'organizzazione di Bin Laden, il malvagio e spietato miliardario saudita responsabile degli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti, è stata certamente sconfitta, piegata dai bombardamenti americani, dalla resistenza afghana dell'Alleanza del Nord e dalla condanna quasi unanime dell'intera comunità internazionale. Purtroppo, se è stata sconfitta non è stata debellata, sia perché le sue cellule sparse per il mondo sono ancora in piedi (persino in Italia; si pensi ai due recenti successi delle nostre forze dell'ordine e dei nostri Servizi), sia perché i suoi uomini assieme ai miliziani talebani sono ancora presenti specie nella zona al confine col Pakistan, come il recente abbattimento dei due elicotteri americani ci ha tristemente ricordato. L'azione militare in Afghanistan, quindi, non si è ancora conclusa, anche se dovremmo essere alle fasi finali. Come se non bastasse, anche se fosse conclusa, resterebbe sempre la minaccia delle organizzazioni terroristiche dislocate in altri Paesi. Quando preannunciava che la lotta sarebbe stata "lunga e difficile", il Presidente Bush parlava con cognizione di causa. Il terzo e, a mio avviso di gran lunga più importante, risultato è rappresentato dal formidabile deterrente costituito dalla determinazione con cui quasi tutta la comunità internazionale, non solo gli Stati Uniti, ha affrontato la sfida del terrorismo mondiale. Gli Stati «canaglia», quei Paesi che in passato hanno incoraggiato, promosso e sostenuto il terrorismo, dovrebbero avere imparato la lezione offerta dalla missione Enduring Freedom.
Il mondo non ha nessuna intenzione di restare inerme rispetto alla sfida del terrorismo: Paesi prima avversari si sono ritrovati fianco a fianco contro questa che è una tremenda minaccia per la convivenza civile ovunque. Stati Uniti, Europa, Russia, Cina, India, anche Australia, Giappone e molti paesi arabi si sono ritrovati dalla stessa parte in questa lotta. Quanto forte e duraturo sia questo effetto deterrente, tuttavia, non siamo in grado di dire: solo gli eventi dei prossimi mesi ci potranno fornire indicazioni attendibili al riguardo. Se, per esempio, l'Iraq di Saddam Hussein, per scrollarsi di dosso l'accusa di produrre armi di distruzione di massa, con la complicità del terrorismo internazionale, consentisse il ritorno incondizionato degli ispettori dell'Onu, scongiurando così un'azione militare ai suoi danni, avremo un'indicazione certa dell'efficacia, almeno in quel caso, dell'effetto deterrente. Nel frattempo, sarà bene non abbassare la guardia cullandoci su allori che potrebbero rivelarsi effimeri. Per ciò che mi riguarda, riterrei utile questo mio massacrante viaggio se fosse servito, se non altro, anche ad individuare ed assicurare alla giustizia gli assassini della giornalista Maria Grazia Cutuli. L'uomo forte dell'autorità afghana ad interim, il ministro della difesa Fahim Khan, mi ha promesso che avrebbe usato tutta la sua influenza perché gli assassini, a suo dire già identificati, vengano presi. Ha anche promesso che avrebbe tenuto informato il governo italiano dello sviluppo delle indagini. Anche su questo, quindi, aspettiamo notizie da Kabul.

*Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011