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Articolo del:

2 febbraio 2002

La Sicilia

L'esercito volontario

Una legione straniera Ecco perché
Antonio Martino *
In una intervista rilasciata al londinese Daily Telegraph (21 febbraio) ho fatto riferimento a un'idea che avevo già esposto nel giugno dello scorso anno, subito dopo essere stato nominato ministro della Difesa. Dal momento che ha suscitato tanti commenti e non poche polemiche, varrà forse la pena chiarirla. Premetto che non si è mai trattato di una "proposta", come taluno ha ritenuto, ma soltanto di una riflessione, che a me sembra assolutamente ovvia.
Vediamo Cominciamo con un dato preoccupante e inoppugnabile: il nostro saldo demografico è negativo. Dal 19992, il numero di nati per anno è inferiore al numero dei morti, il che significa che, al netto dell'immigrazione, la popolazione totale è destinata a diminuire. Ma significa anche che, al netto dell'immigrazione, la popolazione invecchia e la percentuale di giovani sul totale va diminuendo. Seconda considerazione: dal 1991 al 2000 il tasso medio annuo di crescita dell'economia italiana81,56%) è stato drasticamente inferiore a quello prevalso nei 40 anni precedenti(6,32%). E' quindi probabile e altamente desiderabile che nei prossimi anni l'economia italiana riprenda la via dello sviluppo e che il tasso di crescita aumenti. Ove ciò, come tutti auspichiamo, si verificasse, la domanda di lavoro aumenterebbe, ed è probabile che si tratterà di un aumento significativo. Date queste premesse, quindi, ci avviamo verso una situazione in cui il numero di giovani sempre meno cospicuo si vedrà offrire un numero crescente di possibilità di impiego. Non è necessario essere economisti o esperti militari per rendersi conto che, ove ciò accadesse, sarebbe più difficile attirare i nostri giovani verso il servizio militare.
Quest'ultimo è destinato a diventare esclusivamente volontario, per via di una legge approvata nella scorsa legislatura, entro la fine del 2006, ed io mi sono impegnato a tentare di porre termine alla leva con un paio d'anni di anticipo rispetto alla scadenza. La fine del servizio militare obbligatorio, infatti, non è dettata solo da considerazioni di principio(è una forma di tassazione in natura), o economiche(si tratta di un danno notevole per i nostri giovani perché ne ritarda l'ingresso nel mondo del lavoro), ma soprattutto militari. Nel mondo di oggi, infatti, non abbiamo bisogno di un numero di militari scarsamente addestrati, ma di un numero ridotto di professionisti altamente qualificati e specializzati. Nei dieci mesi di leva è assai improbabile, per non dire impensabile, che possano acquisire le qualificazioni di cui hanno bisogno per essere davvero utili alle Forze Armate del nostro tempo.
Le difficoltà di reclutamento, specie negli anni a venire, quindi, sono destinate ad aumentare sensibilmente. Bisognerà farvi fronte rendendo più attraente il servizio militare, migliorando la "condizione militare"(paga, nonché condizioni di vita e di lavoro), fornendo ai militari quella formazione che ne agevoli l'inserimento nel mondo del lavoro, e così via. Ma non si può escludere che, in un futuro non lontano, malgrado tutte queste provvidenze, le due considerazioni di cui sopra finiscano col rendere impossibile il reclutamento del numero di volontari di cui le Forze Armate hanno bisogno Che fare?
Una possibilità, che ha una lunga storia ed esempi significativi in altri Paesi, è quella di reclutare stranieri. A mero titolo d'esempio, ho chiesto al mio intervistatore di immaginare una brigata di albanesi, addestrati al meglio da ufficiali italiani che servano per un periodo, diciamo, di cinque anni, al termine dei quali possano, se vogliono, raffermarsi e ai quali venga in ogni caso offerta la possibilità di diventare cittadini italiani.

*Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011