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Articolo del:

6 febbraio 2002

La Sicilia

La Marina mantiene il suo ruolo

Immigrazione
Antonio Martino *
Le recenti polemiche relative all'impiego della Marina militare nel contrasto all'immigrazio-ne clandestina suggeriscono l'opportunità di alcune riflessioni. Premetto che, come sanno i lettori di questo giornale, ritengo che la libertà di movimento delle persone sia una delle libertà fondamentali: solo se abbiamo la possibilità di sottrarci agli abusi del potere trasferendoci altrove possiamo essere certi che non saremo mai ridotti in schiavitù.
Ma non sono favorevole all'immigrazione solo per ragioni ideologiche, di principio; esistono anche concrete ragioni che dovrebbero indurci a guardare con favore agli stranieri che vengono a fissare la loro residenza nel nostro Paese.
Come altra volta ricordato, sono anzitutto ragioni demografiche; la nostra popolazione sta diminuendo - dal 1992 il numero di nati per anno è inferiore al numero dei morti - ed invecchiando rapidamente. In secondo luogo, l'aumento del benessere ha reso poco appetibili agli italiani i lavori ancora necessari nei campi, nelle fabbriche, negli ospedali, per l'assistenza domestica agli anziani ed alle persone sole, e così via. Gli immigrati sono disposti a svolgere queste mansioni, senza togliere il lavoro a nessuno e contribuendo al benessere generale dell'Italia E non dimentichiamo che sarebbe semplicemente insensato che proprio il nostro Paese, che per oltre un secolo della sua storia è stato Paese di emigranti, oggi, che le tendenze sono cambiate, sbattesse la porta in faccia a chi viene da noi per lavorare e costruirsi un futuro migliore.
Detto questo, debbo anche aggiungere che l'immigrazione clandestina va contrastata con decisione per una ragione che dovrebbe stare particolarmente a cuore a chi crede nella desiderabilità in genere dell'immigrazione. Gli immigrati clandestini, infatti, comprendono un alto numero di persone che non vengono in Italia per lavorare ma per sopravvivere ai margini della società, grazie ad attività illegali: spaccio di stupefacenti, prostituzione, furti, scippi, ecc. Ora, è anzituto vero che in certi Paesi l'immigrazione clandestina è tollerata perché essenziale all'economia nazionale: senza gli immigrati illegali gli Stati del sud degli Stati Uniti vedrebbero le loro economie in ginocchio per mancanza di manodopera. Ed è anche certamente vero che i milioni di italiani che cercarono fortuna all'estero non erano soltanto "santi, poeti e navigatori" ma comprendevano un buon numero di emeriti mascalzoni (Al Capone non era norvegese).
Ma il fatto è che, se vogliamo che i lavoratori stranieri siano accettati, dobbiamo evitare che gli stranieri più visibili siano rappresentati dai delinquenti che appestano le nostre strade. La lotta all'immigrazione clandestina, in altri termini, è necessaria per evitare che si diffonda la paura dello straniero, la xenofobia, e che l'opinione pubblica finisca col chiedere a gran voce la chiusura totale delle frontiere. E' fondamentalmente per far fronte a questa esigenza che il governo ha deciso di adottare una politica di contrasto all'immigrazione illegale più severa di quella sin qui prevalsa. Fermo restando che l'immigrazione clandestina deve essere bloccata in partenza,, impedendo grazie ad accordi con i Paesi interessati che le imbarcazioni cariche di clandestini prendano il largo, o dopo l'arrivo, grazie a procedure efficaci di rimpatrio, è comunque necessaria una certa azione di contrasto in mare. La Marina militare ha da sempre come compito fondamentale il controllo delle nostre coste, il che include anche il contrasto all'immigrazione clandestina. Il governo, in altri termini, non ha deciso di utilizzare la Marina militare per uno scopo che prima non svolgeva, ma si è limitato ad includere tale eventualità in un testo legislativo. Questo ci consentirà di specificare in modo adeguato le modalità di impiego delle unità della Marina, in modo da evitare il ripetersi di tragedie come quella del Venerdì Santo del 1997, quando, proprio per l'inadeguata definizione delle modalità d'impiego delle unità navali, venne affondata un'imbarcazione carica di albanesi, ottanta dei quali morirono annegati. Un'opera di chiarezza legislativa, quindi, resa necessaria da quanto detto. Tutto il resto è polemica pretestuosa.

*Ministro della Difesa

Pagina pubblicata il 05-03-2011