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Spagna: la sicurezza nazionale e il ruolo del diritto

Osservatorio Strategico - Costantino Moretti

Roma,  31 ottobre 2014

​​​Le linee d’azione in merito alla sicurezza nazionale spagnola sono cristallizzate in un documento approvato dal Consiglio dei Ministri il 31 maggio 2013. Significativo è il titolo assegnato al documento: ‘Estrategia de Seguridad Nacional – Un proyecto compartido’.
Il documento è composto da cinque capitoli nei quali: viene definito il concetto di sicurezza nazionale; viene rapportata la sicurezza della Spagna con il resto del mondo; vengono identificati i potenziali rischi e le possibili minacce e vengono tracciati, su tali basi, gli obiettivi di azione strategica necessari per disegnare un nuovo sistema di sicurezza nazionale più rispondente alle sfide derivanti dagli ultimi avvenimenti mondiali.
I rischi e le minacce che possono attentare alla sicurezza e stabilità del Paese iberico, così come individuati nel documento ‘Estrategia de Seguridad Nacional – Un proyecto compartido’, sono i seguenti:
1. conflitti armati;
2. terrorismo;
3. minaccia cibernetica;
4. crimine organizzato;
5. instabilità economica e finanziaria;
6. vulnerabilità energetica;
7. proliferazione delle armi di distruzione di massa;
8. flussi migratori irregolari;
9. spionaggio
10. emergenze e catastrofi;
11. vulnerabilità dello spazio marittimo;
12. vulnerabilità delle infrastrutture critiche e dei servizi essenziali.
Nel documento è ribadito che la sicurezza nazionale è un servizio pubblico la cui responsabilità ricade sul Governo, sotto la direzione e guida del Presidente del Governo. Le direttive di sicurezza nazionale devono essere osservate dalla pubblica amministrazione mentre la società civile, nella sua interezza, è invitata ad adeguarsi fornendo una piena collaborazione.
S’inserisce nell’ambito di tale auspicata collaborazione, la giornata di studio organizzata il 10 settembre scorso dall’Università Pontificia Comillas di Madrid per analizzare il possibile contributo che il diritto e il settore giuridico accademico possono offrire alla sicurezza nazionale spagnola.
In apertura di lavori il Rettore dell’Università, Julio Martínez Martínez, ha evidenziato che le istituzioni accademiche possono giocare un ruolo importante nell’ambito della strategia di sicurezza nazionale, anche se in maniera indiretta, dando nuovo vigore ai valori fondatori della Spagna i quali, nell’attuale società caratterizzata da una complessità strutturale, risultano appannati.
Tutti gli interventi succedutisi nell’arco della giornata sono stati di elevato livello. Tra essi, particolarmente degni di menzione, anche per gli spunti che potrebbero offrire al dibattito in corso in Italia sulla materia, sono state le relazioni del generale Ballesteros e del Tenente Colonnello Perez de los Cobos.
Il generale Miguel Ángel Ballesteros, direttore dell’Istituto Spagnolo di Studi Strategici del Ministero della Difesa, ha illustrato il ruolo e il valore del diritto negli attuali conflitti. Egli ha iniziato il proprio intervento premettendo che nell’attuale contingenza storica i conflitti convenzionali lasciano sempre più spazio a quelli asimmetrici, più mutevoli e incerti, nei quali il fattore tempo viene utilizzato come arma, la società civile è un obiettivo diretto e il terrore è il principale mezzo per piegare l’avversario. Il modello di convivenza civile spagnolo, così come quello degli altri paesi democratici, si basa sui principi di libertà, di sicurezza e di giustizia che hanno il loro fondamento e tutela nell’ordinamento giuridico interno e internazionale. Il generale Ballesteros ha quindi rimarcato che il diritto internazionale deve rimanere un riferimento chiave per uno Stato democratico anche quando deve confrontarsi con quanti, lungi dal rispettarlo, utilizzano quali armi principali fatti e atti che ne infrangono i principi basilari. Questa considerazione, apparentemente, potrebbe indurre a pensare che la società democratica si trovi ad agire in una situazione d’inferiorità. Invece, agire perseguendo il dettato normativo è il suo punto di forza, è il selciato della strada verso l’affermazione democratica.
La relazione del tenente colonnello della Guardia Civil, Diego Perez de los Cobos, direttore del Gabinetto di Coordinamento e Studi della Segreteria di Stato per la Sicurezza presso il Ministero dell’Interno, si è incentrata più specificatamente sulla minaccia terroristica. Egli ha evidenziato che negli ultimi decenni quasi tutti i paesi del mondo abbiano dovuto confrontarsi con tale minaccia e la Spagna non è stata, purtroppo, un’eccezione. La recente storia spagnola, infatti, è stata costellata da numerosi attentati terroristici posti in essere da diverse organizzazioni anche se, a suo avviso, due sono state quelle che più hanno insanguinato e recato danno alla cittadinanza spagnola:
1. l’organizzazione terroristica separatista basca, denominata ETA, la quale nel corso di un quarantennio ha assassinato più di mille innocenti;
2. il terrorismo integralista islamico il quale, l’11 marzo del 2004 a Madrid, ha perpetrato l’attentato con il maggior numero di vittime umane in terra spagnola, 191.
Secondo l’analisi di Perez de los Cobos oggi l’ETA è stata politicamente decapitata e non risulta avere, al momento, un ‘apparato militare’ ben organizzato. Pertanto, la sua minaccia viene considerata moderata.
La reale minaccia oggi è il terrorismo jihadista. Esso rappresenta per il mondo intero una minaccia ‘indiscriminada’ e la Spagna, pur non essendo ai primi posti tra i Paesi più a rischio di attentati, è comunque un obiettivo e, pertanto, deve attrezzarsi per prevenire e combattere tale minaccia. Il principale rischio legato al terrorismo islamico può scaturire dalla rivalità esistente tra le due principali organizzazioni terroristiche di tale mondo: lo Stato Islamico e Al Qaeda. Secondo l’analisi di Perez de los Cobos non è da escludere che le due organizzazioni terroristiche, per ‘primeggiare’ nella jihad mondiale, possano mettere in atto a fini di proselitismo efferate azioni di sangue in Europa e nel resto del mondo. Altro rischio è connesso con eventuali azioni terroristiche poste in essere da singoli o da gruppi di combattenti reduci dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. In considerazione del fatto che la minaccia terroristica è indirizzata ad una pluralità indistinta di Stati, la risposta deve essere data attraverso un maggior coordinamento tra di essi. In conclusione, per Perez de los Cobos è necessario adottare una strategia integrata a livello internazionale, perseguendo tanto le azioni terroristiche quanto tutte quelle attività di supporto al terrorismo quali, ad esempio: il finanziamento, il reclutamento e l’addestramento.