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Versione Italiana

Cesare Battisti e Fabio Filzi

Retrospettive - Stefano Basset

Roma,  12 luglio 2018

​Il 12 luglio di 102 anni fa furono impiccati per mano austriaca Cesare Battisti e Fabio Filzi, eroi dell'irredentismo italiano. Battisti nacque a Trento il 4 febbraio 1875. Suo padre era un agiato commerciante, mentre la madre era di nobile famiglia roveretana. Compiuti i primi studi nella città natia, successivamente frequentò l'istituto superiore di Firenze, laureandosi in lettere nel 1897 e successivamente conseguì una seconda laurea in geografia. Sulle orme dello zio materno, don Luigi Fogolari, abbracciò presto gli ideali patriottici dell'irredentismo; si occupò di problemi sociali e politici e, alla testa del movimento socialista trentino, si batté per migliorare lo stato degli operai, per l'Università italiana di Trieste e per l'autonomia del Trentino. Nel 1900 fondò il giornale socialista "Il Popolo" e quindi il settimanale illustrato "Vita Trentina". Desiderando combattere per la causa trentina con la politica e farla valere dall'interno, nel 1911 si fece eleggere deputato al Reichsrat, il Parlamento di Vienna. Nel 1914 entrò anche nella Dieta di Innsbruck. Nel 1914 l'Austria cominciò la Prima guerra mondiale; il 10 agosto, a Trento, Cesare Battisti precisò ad un amico: "La guerra fra Italia e Austria deve scoppiare. È la nostra ora". Il 12 agosto varcò l'ultimo ponte: lasciò Trento con la moglie e i tre figli, abbandonò la casa, ogni suo bene, e si trasferì a Milano. Battisti fu da subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'Impero austro-ungarico, tenendo innumerevoli comizi e pubblicando articoli su giornali e riviste. Si arruolò nel Battaglione Volontari 'Milano' (poi 'Negrotto'), un battaglione non organico al Regio Esercito nel quale confluirono molti volontari delle terre irredente in attesa che l'Italia scendesse in guerra. All'ingresso italiano in guerra, già quarantenne e coerentemente con i suoi ideali, si arruolò a Milano come soldato nel 5° reggimento Alpini. Combatté al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e di Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate ricevette un encomio solenne. In autunno l'"Edolo" venne trasferito in Adamello, Battisti salì al rifugio Garibaldi con le squadre di sciatori e si spinse a oltre 3.200 metri in azioni audacissime. Promosso ufficiale, a novembre del 1915 venne trasferito sul Monte Baldo, poi sul fronte della Vallarsa, dove partecipò a numerose operazioni durante la controffensiva Italiana, diretta non solo a riconquistare le posizioni perdute con la Strafexpedition, ma anche a proiettare le truppe Italiane nel cuore del Trentino. Poche ore prima della sua cattura, Cesare Battisti, e le sue penne nere del 'Vicenza' erano stati protagonisti di una grande vittoria sul Monte Corno, ma nella stessa notte del 10 luglio 1916 un contrattacco austriaco, violentissimo, segnò la fine di questo grande irredentista. Nonostante i suoi soldati lo avessero accerchiato per coprirlo egli si consegnò con grande coraggio ai nemici. Insieme a lui fu catturato il suo subalterno Fabio Filzi, istriano ma di origine roveretana, che aveva disertato anch'egli l'esercito austro-ungarico, dopo essere entrato a far parte degli ambienti irredentisti trentini e triestini. Entrambi furono condotti a Trento, città che attraversarono la mattina dell'11 luglio su un carretto, in catene e circondati da soldati. Durante il percorso, l'autorità asburgica organizzò un apparato scenico a regia governativa, dove i giornali avevano descritto il Battisti come «bancarottiere», «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore dei suoi e dai suoi tradito», e nel tragitto fu bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti, e la folla, composta in maggioranza da militari e funzionari austriaci, incominciò a fischiare, a schiamazzare e a ingiuriare i prigionieri: ingiurie come "Hund" (cane), "Schuft" (briccone), "Canaille" (canaglia)". Sovente i prigionieri vennero pure sputacchiati. I testimoni riportano anche d'altri atti di violenza contro Battisti: gli furono gettati polvere e zolfo con un mantice; fu percosso da una guardia cittadina; avendo chiesto da bere, gli fu offerta acqua sporca. Fu un evento mediatico eccezionale: tanti fotografi vennero autorizzati eccezionalmente a scattare immagini e pure una troupe a riprendere l'esecuzione con una macchina cinematografica. Durante il processo Battisti non si scusò né rinnegò il suo operato, ribadendo la sua piena fede all'Italia; respinse con forza l'accusa di tradimento, considerandosi un prigioniero di guerra. Egli disse: "ammetto d'essermi arruolato come volontario nell'esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l'Austria […]. Rilevo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell'indipendenza delle province italiane dell'Austria e nella loro unione al Regno d'Italia". Battisti chiese di essere fucilato invece che impiccato (trattamento riservato a tutti i disertori e ai traditori) ma ciò gli venne negato. L'esecuzione ebbe luogo nel Castello del Buon Consiglio all'alba del mattino seguente. Alla memoria di Cesare Battisti fu concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia. Con Battisti fu processato e impiccato per alto tradimento anche Filzi, al quale pure venne concessa la medaglia d'oro al Valor Militare per aver seguito l'esempio del suo superiore e per essersi distinto sul Monte Corno prima di finire i suoi giorni sul patibolo nemico.

(tratto dal libro 'Grande Guerra. Un racconto in cento immagini' realizzato dallo Stato Maggiore della Difesa. Per Informazioni, scrivere a informazionidifesa@smd.difesa.it)