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Versione Italiana

Geostrategia della Francia in Africa

Osservatorio Strategico - Gianluca Sardellone

Roma,  19 agosto 2013

L'intevento militare della Francia in Mali - denominato operazione Serval e lanciato agli inizi del 2013 - ha confermato l'importanza, nella geostrategia francese, del rapporto con le ex colonie (non dissimile rispetto a quella del rapporto con la stessa Unione Europea) e l'interesse con cui, tuttora, Parigi ne segue l'evoluzione sul piano interno. L'operazione Serval, infatti, non ha rappresentato un unicum nella politica militare francese, ma ha seguito iniziative analoghe condotte in Costa d'Avorio, Zaire e si inquadra nella cooperazione che unisce Parigi e numerosi paesi francofoni dell'Africa Centrale. Il Mali, un tempo colonia nel contesto dell'Africa equatoriale francese, è divenuto, negli ultimi mesi, una sorta di buco nero: l'azione combinata di dinamiche etniche e la penetrazione di elementi del jihadismo internazionale ne hanno, infatti, provocato la regressione al rango di stato fallito. Una degenerazione stile-Somalia potrebbe farne l'humus ideale per la proliferazione del terrorismo internazionale, con inevitabili ricadute sulla sicurezza non solo dell'Africa ma della stessa Francia. Queste considerazioni spiegano l'ingente sforzo militare profuso da Parigi in Mali: 4500 uomini, con aerei ed unità speciali provenienti anche dalle basi in Ciad, hanno, infatti, supportato le forze governative maliane contro i miliziani legati ad Al Qaeda e l'operazione Serval, benché destinata a ridursi nei numeri, proseguirà anche dopo il completo dispiegamento della missione internazionale a guida ONU denominata MINUSMA.

Tra la Francia e le ex colonie in Africa, del resto, intercorre un rapporto complesso che, da un lato, investe la dimensione storica e linguistica e, dall'altro, promana da importanti interessi geostrategici, da perseguire anche manu militari. Dal 1830 al 1960, quando si completa il processo di de-colonizzazione, la Francia, all'apice della grandeur, ha controllato buona parte del Nord Africa (Marocco, Tunisia, Algeria), dell'Africa Occidentale ed Equatoriale (Mauritania, Niger, Mali, Burkina-Faso, Senegal, Ciad, Gabon, Repubblica Centrafricana, Congo), senza trascurare la strategica Gibuti, avamposto sul Corno d'Africa affacciato sul Mar Rosso e l'Oceano Indiano. La fine del colonialismo sotto l'aspetto meramente politico non ha significato, per Parigi, una minore centralità delle ex colonie, avendo le armi della geoeconomia preso il posto di fanterie e corpi di spedizione/occupazione. Mediante grandi aziende attive nei settori minerario, petrolifero ed infrastrutturale, la Francia controlla i ricchi giacimenti locali di minerali strategici (uranio, cobalto, bauxite, manganese, rame e ferro), beneficia di importanti commesse ed appalti e fornisce il necessario know-how a paesi ancora in via di sviluppo (favorita, peraltro, dalla creazione di una moneta ad hoc, il franco africano).

Lo strumento militare (di cui Serval non è che un aspetto) è strettamente collegato al perseguimento di questi interessi economici. Parigi ha costituito un'unità ad hoc per le questioni africane, rappresenta il principale fornitore di armi alle ex colonie e, nonostante i tagli imposti dal Libro Bianco della Difesa del 2008 (il quarto dal 1972),  continua a profondere un notevole impegno militare (cinquemila soldati ed una decina di basi dislocate negli angoli strategici) nelle ex colonie, spesso minacciate da violenti mutamenti istituzionali, tensioni etnico-tribali e derive integraliste. A Gibuti, sul Mar Rosso, operano duemila soldati con blindati ed artiglieria, supportati da aerei e quattro navi, l'isola di Reunion ospita parà e uomini della Legione Straniera, mentre in Gabon, Costa d'Avorio (nel contesto del dispositivo Licorno) e Senegal sono dislocati fanti di marina. In Ciad, partner strategico di enorme rilevanza, Parigi ha condotto un intervento militare ventennale per preservare il paese dalle mire espansionistiche della Libia di Gheddafi, a lungo nemico acerrimo dell'Occidente ed animato da mire espansionistiche sui paesi limitrofi.