Ministero della Difesa

Pillole di storia

5 marzo 2021

Rose Montmasson, una patriota che combatté per l’Unità d’Italia.


Rose Montmasson
Giuseppe Garibaldi
Sbarco dei Mille a Marsala
La spedizione dei Mille

​Rose Montmasson è l’unica donna che partecipò per intero 1 all’impresa dei Mille: persona libera, ferma nei suoi ideali, che amò profondamente suo marito, ma poco incline all’obbedienza cieca e “non partecipata”, capace di scelte coraggiose e a volte dolorose. Rose nasce il 12 gennaio 1823 a Saint-Jorioz (villaggio dell’Alta Savoia situato sulla costa occidentale del lago di Annecy) in condizioni umili, era figlia di contadini, quarta di cinque figli, e riceve nei primi anni della sua vita una formazione di base che le consente di leggere, scrivere e fare i conti.

Dopo la morte della mamma si trasferì, per ragioni economiche, a Torino, dove troverà lavoro come stiratrice nelle carceri di Palazzo Madama, e proprio in tale contesto che conosce quello che sarà il grande amore della sua vita Francesco Crispi, che si trovava nel capoluogo piemontese in esilio. In realtà, secondo alcuni recenti studi, il primo vero incontro con Rose avvenne a Marsiglia. Comunque, è certo che dal 1850 inizia la loro convivenza che, soprattutto nei primi anni, si dimostra abbastanza burrascosa; infatti Crispi aveva avuto un figlio da una precedente relazione con Felicita Valla, che non mancò di manifestare la propria gelosia nei confronti della coppia. Comunque fu sicuramente l’amore, per l’uomo e gli ideali, a spingerla successivamente a seguire Crispi a Malta dove si era rifugiato. Nell’isola, incontra gli esuli italiani, partecipa alle loro riunioni, ascolta i loro discorsi che parlano di democrazia, di libertà e dell’Unità d’Italia. Intanto Crispi dirige un giornale politico «La Staffetta» e i suoi editoriali rivoluzionari diventano la causa del decreto di espulsione. Crispi, prima di lasciare Malta per Londra, sposa Rose nel 1854. Lei lo raggiungerà dopo circa due mesi, prima però passa dal suo paese natio in Savoia per annunciare alla famiglia il suo nuovo status di donna sposata. A Londra Crispi inizia a collaborare attivamente con Mazzini, Rose gli sta sempre accanto, portando messaggi ai vari comitati insurrezionali e condividendo la sua battaglia politica.

Il 1860 è l’anno che consacrerà Rose Montmasson alla storia: contro il parere di suo marito, ottiene il permesso di Garibaldi d’imbarcarsi per partecipare a quella che diventerà l’impresa più coraggiosa e ardimentosa del nostro Risorgimento: la spedizione dei Mille. In realtà Garibaldi aveva autorizzato anche un’altra donna ad imbarcare: Felicita La Masa, la quale però viene convinta dal marito Giuseppe a non partire. Rose parte da Quarto con suo marito e prende parte all’impresa dei Mille. Durante l’operazione svolge principalmente compiti di supporto alle forze combattenti, quali ad esempio il soccorso ai feriti, ma non manca mai di distinguersi per il suo coraggio. In particolare il suo impegno sarà molto importante durante la battaglia di Calatafimi. Per questo si guadagnerà poi l’appellativo di “Angelo di Calatafimi 2”.

Terminata la gloriosa spedizione, Rose è a Napoli, dove riesce ad evitare che il marito venga arrestato gridando dalla finestra “vogliono arrestare Crispi!”, provocando così una reazione popolare che riesce a salvarlo.

Quando Crispi viene eletto deputato del parlamento del Regno d’Italia la famiglia si trasferisce a Firenze (allora Capitale del nuovo Stato unitario) e Rose vive un periodo di tranquillità ed agiatezza. Frequenta “i salotti importanti” della città che si contendono la sua presenza, in quanto moglie di Crispi ed essa stessa figura leggendaria dell’impresa dei Mille. È in questo periodo che alcuni dei Mille le regalano una croce di diamanti che Rose porterà sempre con grande orgoglio insieme alla Medaglia dei Mille (“è mia, perché io ero con loro”). Nel 1871 Roma diviene Capitale d’Italia e la famiglia si trasferisce nella Città Eterna ora sede delle principali istituzioni dello Stato. Crispi, che aveva abbandonato le idee e gli ideali repubblicani per abbracciare una politica filo monarchica, inizia a frequentare una giovane vedova, Filomena Barbagallo. Rose si sente tradita sia come donna che nei suoi ideali che l’avevano legata nel tempo a Crispi, e la relazione di coppia diventa tesissima.

Crispi alla fine del 1875, riesce a trovare un accordo con Rose che, in cambio di un assegno annuale, lascia, con dolore, la casa di famiglia. Nel 1878 Crispi si sposa con la Barbagallo, avendo avuto un figlio, ma scoppia lo scandalo e viene accusato di bigamia, per salvarsi arriva a ripudiare Rose, denunciando il matrimonio, contratto a Malta, perché irregolare in quanto celebrato da un sacerdote sospeso “a divinis”. Rose amareggiata si allontana per sempre dalla scena pubblica e vivrà nel silenzio.

Morirà a Roma, in quasi povertà, il 10 novembre 1904. Nei suoi ultimi voleri aveva chiesto di essere sepolta con la camicia rossa; durante le esequie, su un cuscino innanzi al feretro, furono esposte le sue medaglie, testimonianza della sua vita gloriosa e avventurosa. Ebbe, come desiderava, una cerimonia laica. Volle partecipare alla cerimonia Maria Crispi Caratozzolo, sorella maggiore di Francesco che era scomparso nel 1901. Nessuna autorità dello Stato partecipò al funerale, fatta eccezione per il Senatore Francesco Cucchi che lesse questa orazione funebre: “Ebbi la fortuna di conoscere Rosalia Montmasson il 5 maggio 1860, mentre col marito Francesco Crispi, saliva a bordo della nave, in cui si trovava Giuseppe Garibaldi, la nave che conduceva i Mille a Marsala. Da Quarto a Marsala, Rosalia Montmasson non si occupò che di tutto quello che poteva servire ai garibaldini. A Calatafimi assistette i feriti con fede, con diligenza ed amore. Non mi dilungherò sulla vita della valorosa donna che cooperò grandemente alla indipendenza d’Italia e fu una delle grandi amiche del nostro Paese. Le porgo l’ultimo saluto”. Il suo corpo riposa al cimitero del Verano in un loculo donato gratuitamente dal Comune di Roma.

La sua storia, se si considera la condizione sociale delle donne nella seconda metà dell’ottocento, è straordinaria e merita di essere ricordata e celebrata.

1

In Sicilia anche altre donne (Antonia Masanello, la romana "Marzia", la palermitana “Lia” e l'anglo-italiana Jessie White-Mario) presero parte all’impresa.

2

Così la soprannominò un reduce della spedizione dei Mille che la riconobbe per strada, molti anni dopo, ormai anziana.