Ministero della Difesa

Pillole di storia

12 agosto 2015

Parole della trincea


​Fino al 1915 nel R. Esercito era esistito, come negli eserciti di tutto il mondo, un linguaggio di caserma - no, non in quel senso, quello di un linguaggio sboccato e volgare - ma come un gergo dotato di termini particolari, usati solo all’interno dell’istituzione militare, come "battere la fiacca" o "lavativo" o "cappellone" o "bassa di passaggio".

Con la Grande Guerra vi si sovrappose un linguaggio delle trincee, con nuovi vocaboli di pretta origine bellica, che si aggiunsero al termine “ghirba”, di derivazione araba, importato con la Guerra di Libia.

La "ghirba", infatti, era la tipica otre di pelle in uso nei paesi arabi e la parola passò tra i nostri soldati dapprima per identificare la pancia, poi la stessa vita, donde "non farsi bucare la ghirba" o "portare la ghirba a casa" per dire di esser tornati a casa sani e salvi.

Nella Grande Guerra la "ghirba" era particolarmente insidiata dai "ta-pum" del "cecchino". Il "ta-pum" era il rumore, anzi la coppia dei rumori che contraddistinguevano il tiro del Mannlicher, il fucile austriaco. Prima il "ta", secco, della pallottola giunta a destinazione, poi, immediatamente dopo, il "pum", il rumore dello sparo.

Ovviamente parliamo del colpo singolo, destinato, magari dopo una lunga attesa, ad un bersaglio preciso, come una testa imprudentemente sportasi dalla trincea. Il tiratore scelto nemico era soprannominato "cecchino", da Cecco Beppe, come sbrigativamente e sprezzantemente era chiamato l'imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, giunto, dopo sessantasette anni, alla quarta guerra contro di noi. E quando, durante la guerra, Francesco Giuseppe venne a morire, alla bella età di ottantasei anni, ormai il tiratore scelto era diventato il "cecchino" ed il tentativo di chiamarlo "carletto" - dal nome del nuovo imperatore Carlo- non attecchì, come sembra non attecchire l’uso ormai quasi internazionale del termine "sniper" di derivazione anglo-sassone per designare il tiratore scelto.

"Cecchino", quindi, come termine tipicamente italiano, come quello di "pernacchia" o "spara-pernacchie", per indicare la pistola mitragliatrice Fiat Revelli, o Villar Perosa, per il caratteristico rumore provocato dalla rapidissima espulsione di cinquanta pallottole dalle sue due canne.

Di derivazione francese, invece, un altro termine largamente in uso durante la Grande Guerra ed a questa sopravvissuto fino ai nostri giorni, quello di “imboscato”, nascosto  e protetto dal fogliame ed, anzi, saldamente radicato nel bosco. Termine che in Francia designava, sin dal tempo di pace, il soldato che, in un modo o nell’altro, riusciva a farsi esentare dalle mansioni più sgradevoli e più faticose e, in tempo di guerra, quello che riusciva ad evitare i pericoli della prima linea.

Ad ogni modo c’era sempre qualcuno più "imboscato" di un altro: i soldati in trincea lo erano per quelli dei posti avanzati e a loro volta consideravano imboscati i soldati delle retrovie e questi quelli dell’artiglieria, che loro volta...