Ministero della Difesa

Pillole di storia

6 agosto 2015

L'ultimo superstite francese della Grande Guerra è stato (anche) un Alpino


​Con una solenne cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Sarkozy, dell’ex Presidente Chirac, del Primo Ministro, del Ministro della Difesa italiano Parisi e di altre autorità, il 17 marzo 2008, si sono svolti nel cortile degli Invalidi, a Parigi, i funerali di stato dell’ultimo soldato francese della Grande Guerra, Lazare Ponticelli, volontario del 1914.

  Lazare Ponticelli era nato, come Lazzaro, il 7 dicembre 1897 a Groppoducale di Bettola, sull’Appennino piacentino in una famiglia poverissima. A nove anni, da solo, scalzo, analfabeta e senza conoscere una parola di francese, tranne il nome di un “bistrot” dove si riunivano i suoi compaesani, Lazzaro aveva raggiunto Parigi per ricongiungersi con la madre ed alcuni fratelli.  Fortunosamente era riuscito nell’impresa ed aveva cominciato a lavorare come spazzacamino e strillone di giornali.

   Nell’agosto del 1914, per gratitudine verso il paese che lo ha accolto, barando sull’età, si arruola nella Legione Straniera. Come italiano è trasferito al 4° Reggimento di Marcia del 1° Straniero, la “legione garibaldina” guidata dai nipoti di Giuseppe Garibaldi. Con loro è al fronte, nell’Argonne, tra il dicembre ’14 ed il gennaio ’15, quando il reggimento, in tre scontri, perde seicento uomini, tra cui Bruno e Costante Garibaldi, prima di essere inviato nelle retrovie. Ponticelli conserva un ricordo nitido e terribile di quei giorni ed è per questo che, quando nel marzo il reggimento è disciolto, si congeda e torna a Parigi.

  L’entrata in guerra dell’Italia, però, gli ricorda i suoi obblighi verso la terra di origine e così due gendarmi lo riportano a Torino consegnandolo alle autorità militari. Montanaro di origine è assegnato al 3° Reggimento Alpini con il quale partecipa a tutta la guerra rimanendo seriamente ferito al volto sul monte Cucco.

  Soltanto nel 1921 può tornare, congedato, a Parigi con cinque franchi in tasca. Con i fratelli mette insieme una società per la manutenzione dei camini e delle ciminiere, società che, per la tenacia e il desiderio di progredire dei Ponticelli, diventa con gli anni un’importante azienda di impiantistica nel campo petrol-chimico, con oltre duemila dipendenti, nessuno dei quali è autorizzato a svolgere un lavoro se prima “patron Lazare” non lo ha eseguito personalmente.

  Alla fine degli anni trenta ottiene la cittadinanza francese e, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, chiede inutilmente di essere di nuovo arruolato contro i Tedeschi. Collabora con la Resistenza francese e, nel dopoguerra, la sua società si sviluppa ulteriormente.

  Ponticelli si ritira negli anni sessanta. Al sopravvenire del nuovo secolo è tra gli ultimi superstiti della Grande Guerra, infine è l’ultimo e morirà il 12 marzo 2008. Ha rifiutato l’offerta fattagli di esser sepolto nel Pantheon, tra i “grandi” della Francia, ha  accettato però i funerali di stato, ma solo a condizione che si svolgano in forma semplice e che siano intesi ad onorare tutti i caduti francesi ormai dimenticati, ciò che sarà fatto con una lapide inaugurata nel pomeriggio del 17 marzo 2008. Quella mattina undici legionari con il tradizionale chepì bianco ne hanno portato a spalla la bara cui sono stati resi gli onori militari da tre picchetti di legionari, di gendarmi e di alpini.

  L’orazione funebre è stata tenuta dallo storico, di origine italiana, Max Gallo che così l’ha conclusa . “Se questo è un uomo (in italiano), Lazare Ponticelli uomo di pace, modesto ed eroico, buono e fraterno, italiano per nascita, francese per scelta, è vivo fra noi.”