Ministero della Difesa

1 agosto 2016

La “prima volta” del lanciafiamme… nella Prima Guerra Mondiale


Tra gli "strumenti" introdotti dalla Grande Guerra, vogliamo qui ricordare il "Flammenwerfer", ovvero il lanciafiamme. Era un'arma che sfruttava le "novità" del tempo nel campo della chimica, in quanto il suo principio attivo era costituito da due sostanze: il biossido di carbonio e lo zolfo, le quali, compresse in una bombola, venivano poi rilasciate grazie all'alimentazione ad aria. Questo provocava una grande "fiamma" che, nei modelli tedeschi, poteva raggiungere i 35 metri di distanza.


Come molte altre invenzioni del genere, infatti, anche questa fu di origine tedesca. La Germania era allora il paese all'avanguardia per quanto riguardava l'industria chimica.
Il lanciafiamme venne dunque inventato, dallo scienziato Richard Fiedler, che ne sottopose un prototipo alla valutazione dell'esercito tedesco già nel 1901; tuttavia non venne adottato prima del 1911, quando fu creato nella sua versione più nota.


Sul campo di battaglia, venne utilizzato dai tedeschi, per la prima volta, nella Grande Guerra, il 26 febbraio 1915 a Malancourt e, in seguito, il 25 giugno 1915, contro i francesi; il 30 luglio 1915, fu impiegato poi contro le trincee britanniche ad Hooge, in Belgio. In quest'ultima occasione, produsse migliaia di morti tra le truppe inglesi in soli due giorni.


Il suo impiego ebbe effetti devastanti, non solo dal punto di vista fisico ma anche, e soprattutto, da quello psicologico, sui soldati che si trovavano per la prima volta di fronte ad un'arma di questo tipo. Quest'ultimo tuttavia non entrava in azione spesso, sia per la vulnerabilità (per maneggiare un lanciafiamme bisognava stare in piedi, quindi allo scoperto), sia per il fatto che il nemico spesso alla sua vista arretrava fuori dal raggio d'azione dell'arma.
In Germania, venne creato proprio un reggimento specializzato basato su dodici compagnie equipaggiate con lanciafiamme, chiamato il "Distaccamento lanciafiamme".


L'arma, nella sua versione più piccola, necessitava di due operatori, uno addetto al trasporto delle bombole e l'altro addetto alla lancia con la bocca da fuoco; mentre per utilizzare il modello più grande era necessaria la presenza di un'intera squadra.


Nel 1916, gli inglesi introdussero il "Livens Large Gallery Flame Projector", ovvero un lanciafiamme che veniva utilizzato in gallerie scavate sottoterra per azioni di assedio.


In generale, il lanciafiamme fu uno strumento molto utile quando, durante un assalto, venivano raggiunte le trincee nemiche: i lanciafiamme costringevano coloro che le occupavano ad uscire allo scoperto.


Italia, Francia e Inghilterra si adoperarono così per acquisire e poi produrre quella che è divenuta comunque una delle armi più criticate della storia, per la terribile morte che procurava. Reparti dell'esercito italiano, come ad esempio i guastatori, possedevano in dotazione il lanciafiamme, come arma di squadra.


Durante la seconda guerra mondiale, furono ideati vari modelli di carro lanciafiamme, per permettere l'utilizzo di quest'arma da parte di un'unità mobile corazzata. Oltretutto, questo aumentava ulteriormente l'efficacia dell'arma rispetto alle versioni per fanteria, dato che un veicolo era capace di portare più combustibile e di proiettarlo più lontano. In proposito, ricordiamo il CV 33 italiano e altri modelli "stranieri" quali il "Churchill Crocodile" inglese o il "Matilda Frog" australiano.


Dopo le due guerre mondiali, il lanciafiamme venne ancora utilizzato, ad esempio nella guerra di Corea e nella guerra del Vietnam, dai Marines statunitensi.

 

 

Ada Fichera

Riferimenti Bibliografici

  • Itinerari Grande Guerra
  • Hart Peter, La grande storia della prima guerra mondiale, Newton&Compton, Roma, 2014
  • Weinberg Gerhard, Il mondo in armi, UTET, Torino, 2007
  • L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918), Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Roma, 2008