Ministero della Difesa

21 luglio 2016

“Il nostro Soldato” di Gemelli.

La psicologia militare nella Grande Guerra


Un soldato in guerra acquisisce la formazione di una nuova personalità attraverso un lento processo dovuto alla "percezione di perdita della libertà individuale, alle conseguenze prodotte dall'istinto di conservazione che porta alla paura e all'annichilimento durante la caduta delle bombe sulla trincea". Questo e molto altro contiene un importantissimo saggio di psicologia militare scritto proprio durante la Grande Guerra.


Il titolo del suddetto saggio è Il nostro soldato e l'autore è d'eccezione, ovvero Padre Agostino Gemelli (1878-1959), religioso, noto medico e psicologo italiano.


Il saggio di Gemelli, pubblicato nel 1917, contiene un'analisi accurata del rapporto sensoriale che caratterizza le fasi della vita militare e, in particolare, dei cambiamenti che avvengono nel soggetto al fronte sia nel periodo di stasi della trincea sia in assalto e durante la battaglia.


Gemelli, per primo nella storia della psicologia militare, riconosce scientificamente il senso di vuoto, la relazione che quotidianamente i sensi del soldato instaurano con ciò che è opposto alla sua vita quotidiana. Il militare al fronte sviluppa un'impossibilità di mettersi in "contatto" con quanto solitamente invece occupa il suo quotidiano.


La morte come possibile evento, sia intesa come rischio personale sia nel suo sopravvenire per un commilitone, è la più forte delle esperienze che investono il soldato giunto al fronte.


Tutto questo, secondo Gemelli, produce un restringimento del campo di coscienza, "un impoverimento del bagaglio individuale d'immagini", una uniformità del campo visivo e un predominio di sensazioni sonore laceranti.


‹‹Vita di tedio, uniforme, - scrive Gemelli - umile distrazione è l'arrivo di un nuovo ufficiale di complemento, la distribuzione del rancio, della posta, poi il giorno del cambio. È naturale che in questo ambito ristretto, a poco a poco, la vita immeschinisca, e le piccole cose ingigantiscano: il ritardo del rancio, perché il povero soldato di corvée, spaventato dai tiri d'interdizione, si è fermato a metà strada, assume il valore d'un fatto grave; poi i ritardi della posta; le notizie dei giornali; il cambio degli ufficiali. A rompere la monotonia pensano i capiscarichi - che non mancano mai; le burle non difettano; il racconto di esse passa di bocca in bocca. È la cronaca della trincea. Perché ciascuna di esse ha una vita propria, ciarle, pettegolezzi, piccole gare, notizie di caduti. Ciascuna trincea ha la sua fisionomia e tra gli uomini che l'abitano si stringono amicizie e legami d'interesse. Poi ogni trincea, ogni posizione ha i suoi inconvenienti, i suoi servizi pesanti che si confrontano, si valutano; ciascuna ha però le sue comodità e i suoi vantaggi. E ognuno è fiero dei lavori che vi sono stati compiuti. E se un giorno spunta la giacca d'un giornalista o di un deputato, ciascuno sente la propria parte di soddisfazione perché è stata scelta la sua trincea per quella visita straordinaria››.


Di grande rilievo, non solo sul piano psicologico, ma nella storia militare in toto, il saggio di Gemelli costituisce una pietra miliare nella scienza di ogni tempo.

 

Ada Fichera

 
Riferimenti Bibliografici

  • Gemelli Agostino, Il nostro soldato, Treves, 1917
  • Mazzocca Fernando – Leone Francesco (a cura di), La Grande Guerra. Arte e artisti al fronte, Catalogo della mostra delle Gallerie d'Italia, Milano – Napoli – Vicenza, 1 aprile – 23 agosto 2015, Silvana Editoriale, Milano, 2015