Ministero della Difesa

Pillole di Storie

21 marzo 2018

Flavio Torello Baracchini

Un “Asso” nella Grande Guerra


Flavio Torello Baracchini
Flavio Torello Baracchini

 

Trentuno vittorie aeree in sei mesi di attività. Stiamo parlando di Flavio Torello Baracchini (Villafranca in Lunigiana, 28 luglio 1895 – Roma, 18 agosto 1928), aviatore italiano, asso del Servizio Aeronautico del Regio Esercito, componente aerea dell’allora esercito del Regno d’Italia, medaglia d’oro al valor militare durante la prima guerra mondiale.
Conseguita la maturità presso l’istituto tecnico di La Spezia, all’età di 19 anni, all’inizio della prima guerra mondiale si arruola come volontario nel Regio Esercito.
Destinato al 3º Reggimento telegrafisti di Mantova, dove si classifica tra i migliori dell’unità, Baracchini non apprezza il proprio ruolo da telegrafista e si sente attratto dall’azione al fronte, così richiede di essere arruolato nell’aviazione. La domanda viene accolta e Baracchini entra a far parte del Battaglione Aviatori e il 1º dicembre 1915 è inviato al campo di addestramento di Venaria Reale (TO), presso il quale apprende le manovre essenziali ed effettua i primi voli su un monoplano Blériot XI. Qui ottiene il brevetto di pilota.
Si esercita con il suo primo aereo Voisin e consegue anche il brevetto di pilota da guerra, venendo poi assegnato alla 7ª Squadriglia da ricognizione e combattimento, reparto dotato di Voisin di base a Santa Maria la Longa (UD).
Il 31 marzo 1916, Baracchini compie la prima spedizione di ricognizione sulle linee nemiche, insieme al tenente osservatore De Bratti. È il periodo della sua prima missione di guerra, dalla quale riesce a rientrare incolume, nonostante l’attacco di due velivoli Brandenburg. Il 9 aprile, durante una spedizione di ricognizione in territorio austro-ungarico, il motore del Voisin si spegne. Baracchini racconta l’accaduto in una lettera alla madre del 12 luglio 1916: «Volavamo a 2.800 metri. Il nostro fronte, e cioè la salvezza, era al di là dell’Isonzo, vale a dire a circa 18 chilometri. E mi domandavo assillato dall'ansia: – Arriverò a superare questa distanza a motore spento?» e ancora: «I colpi dei cecchini bucavano le ali ma non colpivano nessun punto vitale dell'apparecchio. Intanto io, fra il miagolio della mitraglia, con uno sforzo supremo, portavo l’apparecchio sull’altra sponda dell’Isonzo. Non vi pare l'abbia scampata bella? Appena a terra fra i reticolati, io e l’osservatore balzammo dalla carlinga ed entrammo in trincea: era tempo!››.
Baracchini richiede il passaggio dalla 7ª Squadriglia alla caccia, e nel dicembre dello stesso anno, inizia l’addestramento alla Scuola Caccia di Cascina Malpensa su un Macchi-Nieuport 11 “Bébé”.
A fine marzo 1917, consegue il brevetto e, con il grado di sottotenente, viene assegnato alla 81ª Squadriglia “Nieuport” ai comandi del capitano Salvatore Calori.
Nei primi quindici giorni di caccia Baracchini effettua 27 voli, 5 combattimenti e 2 atterraggi di fortuna. Il 15 maggio 1917 ottiene la prima vittoria abbattendo un aereo Brandenburg, presso Aisovizza.
In seguito, gli viene affidato uno dei primi Nieuport 17, con motore da 110 cavalli, che gli permette di perfezionare una tecnica di combattimento caratterizzata da picchiate “in candela” sul nemico e mitragliatrici a breve distanza.
Dal 3 al 26 giugno Baracchini, grazie ad una serie di abbattimenti, conquista infatti il record del maggior numero di aeroplani abbattuti nel più breve periodo, ovvero 9 velivoli in 36 giorni. Dopo un mese di attività è già il terzo miglior asso italiano, dietro a Francesco Baracca e Luigi Olivari, e riceve la medaglia d’oro al valor militare.
Nel luglio 1917, dopo il passaggio alla 76ª Squadriglia, Baracchini pilota lo SPAD S.VII, importato direttamente dalla Francia. Il nuovo SPAD presenta un motore più potente rispetto a quello dell'obsoleto Nieuport 11, e ottimi tempi di salita e caratteristiche di picchiata.
L’8 agosto 1917, durante uno scontro aereo, Baracchini viene ferito al mento da un proiettile nemico. Nonostante la ferita, riesce ad abbattere il nemico e ad ottenere la vittoria.
Dovrà tuttavia affrontare un lungo periodo di convalescenza, che non gli permetterà di partecipa agli “eventi” di Caporetto.
Baracchini torna al fronte e il 24 marzo 1918 è assegnato nuovamente alla 76ª Squadriglia, trasferitasi a Casoni, e il 3 aprile consegue la sua prima vittoria dal rientro al fronte, abbattendo un pallone frenato. Il 13 maggio attacca una sezione di tre aerei e ne abbatte due, riconquistando il primato all’interno della squadriglia con 19 vittorie, tanto che il Comando dell’aviazione italiana gli assegna una nuova medaglia d’argento.
A fine maggio 1918, il comandante dell’aviazione Augusto Gallina assegna Baracchini alla 81ª Squadriglia, che stava vivendo, sul piano della resa, un momento di profonda crisi, confidando che il suo apporto potesse portare giovamento. E infatti la squadriglia, da quel momento è protagonista di numerosi scontri lungo il Piave e partecipando anche alla battaglia del solstizio.
Quando il 23 giugno 1918 viene ritrovato il corpo senza vita di Francesco Baracca, scomparso dopo la missione del 19 giugno dello stesso anno, Baracchini diventa il miglior asso vivente dell’aviazione italiana.
Spinto dal desiderio di superare i record conseguiti da Baracca, egli si alza in volo ogni mattina, in cerca di caccia nemici.
Il 26 giugno 1918, durante uno dei numerosi voli di perlustrazione, avvista una colonna nemica in movimento. Nonostante le raccomandazioni dei giorni precedenti dei suoi superiori di non scendere troppo di quota, Baracchini inizia a mitragliare le truppe austro-ungariche. Durante l’offensiva una pallottola buca la tela dell’aereo e ferisce il pilota all’addome, che viene operato di urgenza. Dopo lunga convalescenza, il 31 luglio dello stesso anno, è nominato cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, divenendo il più giovane decorato nella storia dell’ordine, e il 9 agosto gli viene assegnato il grado di tenente effettivo per meriti di guerra.
La guerra termina prima della sua completa guarigione. Baracchini infatti seguirà dalla sua casa di Villafranca gli ultimi eventi.
Quando decide di congedarsi dall’esercito, ha l’onore, poco prima del suo ritiro, di trasportare il sarcofago del Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma.
Terminato il conflitto, il governo donerà a Baracchini un velivolo Hanriot.

Ada Fichera


Riferimenti bibliografici

  • Lombardi Susy Dan, Ali di tela. Tra mito e storia l'aviazione italiana dalle origini alla Grande Guerra, Itinera, 2005

  • Leonardo Tiberi, Piloti. Storia dell'aeronautica italiana, De Agostini, Milano, 2010

  • www.theaerodrome.com

  • www.treccani.it/biografie