Page 6 - 1861-1871 Il Nuovo Stato - Atti 15-16 novembre 2011
P. 6

6                                                1861 - 1871 il nuovo Stato


            eroina di Camillo Boito, la contessa Livia serpieri, sullo sfondo della Terza
            guerra d’indipendenza.
               Tra l’altro quello di Visconti è l’unico film in cui, sia pure nelle poche
            scene sopravvissute alla censura militare, la tragica epopea del primo eserci-
            to italiano è rappresentata con un lirismo e una genialità iconografica degni
            di Giovanni Fattori e di Quinto Cenni. Senso uscì nel 1954: l’anno in cui il
            nostro nuovo esercito, quello della Repubblica rinato dalle ceneri dell’Otto
            settembre e riarmato nel quadro del Patto Atlantico, rientrava a Trieste e per
            la prima volta tornava ad affratellare gli italiani di opposte fedi politiche in
            un sentimento di ritrovata dignità nazionale. Non stupisce che in questo effi-
            mero clima di eccitazione  militar-patriottica,  il ministero della  Difesa,
            all’epoca retto dal democristiano Paolo Emilio Taviani, abbia ritenuto dove-
            rosa la censura di gran parte delle scene di battaglia del film, che Visconti
            considerava invece essenziali, al punto da aver inizialmente pensato di intito-
            larlo appunto Custoza. in particolare fu tagliata la scena “ideologicamente
            rilevante,  in cui  si mostrava  esplicitamente  il  rifiuto  da parte  dello  stato
            maggiore dell’esercito regio dell’apporto dei volontari organizzati da Ussoni,
            nel  timore  di  un  esito  democratico  e  popolare  della  lotta  risorgimentale”
            (Luciano De Giusti, I film di Luchino Visconti, Gremese, 1985). se si vuole
            essere storici, e non polemisti, bisogna anche capire il punto di vista di chi
            era preposto alla difesa nazionale in un’epoca di guerra fredda e di guerra
            civile virtuale com’era il primo decennio della Repubblica: la passata con-
            trapposizione del 1848-70 tra “regolari” e “volontari”, tra “guerra regia” e
            “guerra di popolo” era certo storicamente esatta, ma richiamarla in un film di
            sicuro successo rinfocolava pericolosamente quella, allora recente, del 1943-
            45 tra “resistenza” e “guerra di liberazione”, tra i partigiani dell’Alta italia e
            i soldati del Regno del sud.
               E’ opportuno ricordarlo, perché il lettore di queste pagine potrebbe chie-
            dersi stupefatto per quale ragione in un convegno di storia militare dedicato
            al primo decennio dell’italia unita, non si trovi un solo accenno alla Terza
            guerra d’indipendenza. No davvero: non gli venga il dubbio che ci siamo
            comportati come i censori di Senso: e magari, stavolta, non per un ragiona-
            mento se non altro dignitoso, ma addirittura per mera balordaggine. Non è
            certo perché studiare Custoza e Lissa, o rendere il dovuto onore ai valorosi
            marinai austriaci che facevano fuoco sulle navi italiane inneggiando a san
            marco, possa creare imbarazzo in un consesso scientifico di storici militari.
               si è trattato di una scelta, maturata in lunghe e serrate discussioni prepa-
            ratorie tra i rappresentanti della Commissione e della società, e di cui sono
            stato proprio io il promotore. Abbiamo pur valutato che in questo modo
   1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   11