L'ultimo GAC (Ground Assault Convoy) di 30 mezzi pesantemente armati ha oltrepassato il passo di Gardez, teatro negli ultimi decenni di furiosi combattimenti tra mujahideen e sovietici prima e tra mujahideen e talebani piu? di recente, raggiungendo l?aeroporto di Bagram a nord di Kabul.
Attraversando quest'area pericolosissima, nella quale i paracadutisti della FOLGORE hanno dovuto fronteggiare duri momenti di tensione, come quelli delle imboscate subite (20 luglio e 2 agosto) e dei numerosi sequestri e distruzioni di depositi di armi delle milizie ostili alla Coalizione, nonché del lancio di razzi che due giorni fà hanno colpito l'area perimetrale della base, la Task Force "NIBBIO" ha cosi' lasciato definitivamente la "Conca di Kowst", nella quale i militari italiani hanno operato per oltre sei mesi.
Quest'ultima attività di elevato profilo operativo per i rischi che comportava a causa delle numerose RCIED (bombe interrate e radio comandate a distanza) segnalate nell'area, ha concluso con un'ulteriore dimostrazione di coraggio e di preparazione tecnica la parte più impegnativa della missione, che prevede ora le sole attività logistiche connesse con il complesso rientro in Patria.
In questo impegnativo periodo, i paracadutisti italiani hanno condotto oltre 150 pattugliamenti a largo raggio, integrati da 50 raids condotti dalle Forze Speciali del "Col Moschin" e del COMSUBIN. A queste attività hanno partecipato anche gli alpini paracadutisti del "Monte Cervino" ed i carabinieri paracadutisti del "Tuscania", soprattutto per fornire sicurezza agli specialisti impegnati nelle pericolose attività umanitarie sul territorio.
Gli uomini del Colonnello Federico D'Apuzzo, Comandante della Task Force, hanno inoltre condotto oltre 15 operazioni di varia tipologia. Tra le più complesse ricordiamo l'Haven Denial, che ha visto l'impiego continuativo sul terreno di circa 300 paracadutisti italiani per quasi un mese, e la Warrior Sweep. Solo durante quest'ultima, finalizzata ad ostacolare il movimento di milizie anti-coalizione ed interdire l'uso da parte loro della rotabile Khowst-Gardez, sono stati smantellati 7 depositi illegali di armi e munizioni, controllati più di un migliaio di veicoli e circa 1500 persone tra cui 300 donne grazie all'impiego di paracadutiste nei check point.
L'ultimo impegno in ordine di tempo è stato l'operazione di sensibilizzazione della popolazione, che ha portato da sola al rinvenimento e distruzione di ingenti quantitativi di armi e munizioni tra cui oltre 1200 tra bombe da mortaio e granate di vario calibro, 250 mine, vari kilogrammi di tritolo, quasi 300 razzi ed oltre 390 bombe a mano.
A favore della popolazione sono state svolte decine attività a carattere umanitario in ospedali, orfanotrofi ed istituti di istruzione. In più occasioni, si è rivelata utile la componente femminile del Contingente per stabilire un clima di fiducia e di rispetto reciproco soprattutto a contatto con la popolazione femminile. Il Contingente ha garantito almeno 20 scorte a favore della GO "Cooperazione Italiana" che opera permanentemente nella zona di Khowst, mentre i nostri medici e veterinari hanno partecipato a 50 team village (visita ad un villaggio specifico con donazione di aiuti umanitari e prestazioni sanitarie a favore della popolazione) e circa una ventina di Team Role 1 presso gli ospedali di Khowst. In tal caso si trattava di consulenza al personale medico civile e la condotta diretta di interventi di macro e micro chirurgia, ortopedia e di varia natura traumatologica.
A fronte di episodici atti ostili, i paracadutisti del 187° Reggimento Folgore hanno saputo reagire con determinazione e misura. Non c'è alcun dubbio che questa esperienza ha costituito un serio banco di prova per il Contingente Italiano, imponendo i nostri militari all'ammirazione generale. In tutto il periodo non è mai avvenuto neppure un gesto di intolleranza nei confronti degli italiani da parte della popolazione civile, mentre è evidente la soddisfazione dei vertici militari della Coalizione, per l'elevata professionalità da loro dimostrata in operazioni oltre che nella quotidiana gestione di situazioni alquanto rischiose.
In sintesi, il bilancio è certamente positivo, a conferma delle aspettative riposte dal Ministro Martino e dal Governo nei contingenti che hanno operato nella missione "NIBBIO". Ad essi ed alle loro quotidiane attività, certamente non prive di rischi, è sempre stata assicurata la più ampia attenzione, il massimo sostegno e l'incoraggiamento da parte del Ministro della Difesa, nella convinzione che il complesso cammino per aiutare l'Afghanistan ad uscire dalla spirale di violenza verso un futuro di pace e di stabilità non è percorribile senza il contributo militare, sul doppio binario di "Enduring Freedom", in cui si è inquadrata la missione "NIBBIO", e di ISAF.
In questa difficile missione in Afghanistan le truppe italiane, alle quali mai è mancato il pieno appoggio morale dei cittadini italiani, hanno ancora una volta saputo dare ottima prova delle proprie capacità operative, alle quali si accompagna il profondo rispetto della cultura e delle tradizioni delle popolazioni locali.
Ulteriore ed inatteso apprezzamento è pervenuto in ambito ONU sia dal Sottosegretario Generale e Direttore Esecutivo dell'Agenzia per la lotta alla droga ed alla criminalità, Dott. Antonio Maria COSTA, sia dai rappresentanti dell'UNAMA ( Missione delle Nazioni Unite a sostegno dell'Afghanistan) che hanno definito il modus operandi della Task Force "NIBBIO 2" una vera conquista delle menti e dei cuori.
La presenza militare italiana in Afghanistan non si conclude con la prossima partenza del contingente "NIBBIO", la cui permanenza era prevista, come è stato, per una durata di sei mesi, sulla base di un programma, fin dall'inizio prefissato, di rotazione delle forze dei Paesi che aderiscono alla coalizione internazionale contro il terrorismo.
L'Italia resta presente in Afghanistan con i circa 500 militari inquadrati nell'operazione "ISAF" e con il personale dell'Aeronautica di base a Manas, a testimonianza della continuità dell'impegno italiano in favore della riedificazione della Nazione afghana.