Difesa.it

Bandiera distintiva del Ministro della Difesa
 

Il viaggio del Milite Ignoto

Un momento della Tumulazione

Al termine della Prima Guerra Mondiale, il generale italiano Giulio Douhet propose che venissero resi i più alti onori alla salma di un combattente caduto in guerra e non identificato.
La legge venne approvata, il Ministero della Guerra nominò una commissione incaricata di portarsi su quelle che erano state le zone di operazioni belliche, a raccogliere undici salme di Caduti che non fossero in alcun modo identificabili; fra questi ne sarebbe stata designata una, che avrebbe trovato definitiva tumulazione al Vittoriano in Roma; tale monumento avrebbe quindi avuto una nuova riconsacrazione e sarebbe davvero diventato “l’Altare della Patria”.

Alla designazione delle salme venne prescelta una commissione costituita da un generale e un colonnello, da un tenente mutilato e da un sergente decorati di medaglia d’oro, da un caporal maggiore e da un soldato semplice decorati di medaglia d’argento, affinché tutto l’esercito nei suoi vari gradi e nelle sue qualifiche fosse rappresentato.
Non doveva essere presente alcunchè potesse significare un seuppur minimo segno di riconoscimento: solo i simboli di soldato italiano.

Trasferendosi lungo tutto l’arco del fronte, la commissione si portò infine alla zona del Carso e del fiume Timavo ove ultima salma, quella di un soldato che presentava le gambe spezzate ed il capo perforato da proiettili di fucile, costituiva l’estremo simbolo del martirio. Quest’ultima salma venne anch’essa rinchiusa in una cassa di legno identica alle altre dieci che rinserravano le spoglie già raccolte: ormai nessuno, con alcun mezzo, avrebbe più potuto distinguere un caduto dall’altro.

Dopo la benedizione del vescovo di Trieste con l’acqua del Timavo venne scelta Maria Bergamas, una popolana triestina che aveva perduto il figlio, per scegliere la bara. Improvvisamente  la donna cadde in ginocchio davanti alla seconda: là dentro c'era "un figlio" e lei era la madre delle madri italiane. Quello sarebbe stato il Soldato Ignoto.


La salma del Milite Ignoto venne rinchiusa in una seconda cassa di zinco, e in una terza di quercia. I simboli la ricoprono: una bandiera, un elmetto, un fucile. Su un affusto di cannone  venne trasportata ad un vagone ferroviario che, ornato di fiori mosse verso Roma.
 
Il 1° novembre, il treno entrò lentamente nella stazione Termini: ad attenderlo c'erano il Re, la Famiglia Reale e le più alte Autorità dello Stato. Dodici decorati di medaglia d’oro trasportarono la salma all’esterno della stazione e la deposero su un affusto di cannone. Il feretro venne collocato all’interno del tempio di Santa Maria degli Angeli ed esposto al pubblico.

Il 4 novembre 1921, al Vittoriano, sotto la statua della dea Roma, il loculo attendeva il Milite. Più di trecentomila persone accorsero per quel giorno da ogni parte d’Italia e più di un milione di italiani fecevano massa sulle strade di Roma. Il corteo avanzò lungo Via Nazionale, lungo la quale erano rappresentati i soldati di tutte le armi e di tutti i servizi dell’Esercito. Dinanzi al gran monumento, in piazza Venezia, uno smisurato picchetto fu schierato in quadrato, mentre 335 bandiere dei reggimenti attendevano il Soldato.

Prima della tumulazione, un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto da fante. I militari presenti e i rappresentanti delle nazioni straniere erano sull’attenti, mentre tutto il popolo in ginocchio. Inserito il feretro nel loculo, si era compiuto il viaggio di un eroico soldato, idealmente accompagnato da altri seicentocinquantamila invisibili.

[T] Torna in alto
Pagina aggiornata il 02-11-2011