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Comunicato del:

25 giugno 2003

Saluto del Ministro della Difesa, On. Pof. Antonio Martino, in occasione della cerimonia di chiusura dell'anno accademico 2002-2003 del CASD

Generale Mosca Moschini, Generale De Carolis, Signore e Signori,

desidero, innanzitutto, porgere agli intervenuti il saluto del Governo e mio personale, esprimere ai frequentatori, italiani e stranieri, vivo compiacimento per il lavoro svolto, ringraziare i Direttori, il corpo docente, il quadro permanente ed il personale, per la generosità e la competenza del loro impegno. Giudico altamente positivo il ruolo complessivo del Centro Alti Studi Difesa, che ha raggiunto la piena maturità funzionale, sia nei confronti dell'istituzione militare, sia verso l'esterno. Su questa strada deve continuare, restando aperto ai contributi provenienti dalle Forze Armate e dalla società civile, dal mondo accademico, della ricerca, dell'industria, delle professioni. Nelle sue articolazioni, il Centro ha consolidato il proprio ruolo di fulcro dell'intero sistema formativo degli Ufficiali, senza intaccare l'autonomia di ciascuna Forza Armata, al contrario, esaltando il carattere interforze della formazione militare. Questo ruolo resta valido e, anzi, viene esaltato nel disegno di riorganizzazione della Difesa, presentato dal Generale Mosca Moschini, per il quale esprimo il mio apprezzamento e sul quale vorrei soffermarmi. Il vertice militare è giunto alla definizione degli interventi necessari alla riqualificazione del sistema in piena sintonia con il quadro di riferimento individuato nel "Libro bianco" e nella "Direttiva ministeriale 2002-2003". In sintesi, il mandato prevedeva di ridurre le risorse dedicate ai Comandi per incrementare quelle delle unità operative, con l'obiettivo di snellimento e flessibilità, rapidità d'intervento e disponibilità di forze addestrate. Tali interventi si inseriscono nell'imponente processo di riforma da cui siamo interessati fin dall'inizio della legislatura, quando avvertii l'esigenza di una previsione, specifica per la Difesa, nell'ambito della Legge 137/2002 di delega per la riforma dell'organizzazione del Governo. Con l'esercizio di quello strumento normativo, possiamo, ora, integrare o correggere i decreti legislativi di attuazione della riforma con nuove misure, a cui non abbiamo voluto rinunciare, nonostante, anzi, proprio in ragione dei grandi processi di cambiamento in corso, in ambito nazionale ed internazionale, e della particolarissima contingenza operativa successiva all'11 settembre 2001. Lo facciamo - come chiarito dal Generale Mosca Moschini - con un progetto ancorato alla realtà, con interventi legislativi mirati, rifuggendo dalla ennesima enunciazione di situazioni di riferimento teoriche, troppo spesso abusate e quasi sempre impercorribili. Il passaggio non è semplice. I 190.000 uomini e donne delle tre Forze Armate ed i 116.000 Carabinieri, assurti a rango di Forza Armata, debbono costituire con i loro Comandi e le loro unità operative quanto di meglio l'Italia può offrire alla difesa nazionale, alla NATO ed all'Unione Europea. Il tutto in un quadro di efficienza e di disponibilità comune, che eviti ridondanze inconcepibili ed inattuabili e che costituisca prova di capacità organizzativa e di adeguatezza alle nuove minacce. Condivido, perciò, il concetto di "cesto di capacità", nella configurazione delle forze e delle capacità operative per la composizione di "task forces" attagliate alla missione da compiere. Naturalmente, a livello di ciascuna Forza Armata, esistono e debbono coesistere strutture specializzate ciascuna per le proprie caratteristiche di impiego, idonee, sia per la continua attività addestrativa, sia per fronteggiare gli impegni internazionali, configurate in Grandi Unità elementari o complesse, da impiegare per un consistente periodo di tempo. Ai Capi di Stato Maggiore di Forza Armata l'onere di mantenere alle proprie forze quelle caratteristiche specifiche che sono simbolo di tradizione e di storia e che, nel futuro, con mezzi adeguati al nuovo quadro operativo, saranno all'altezza di quanto, nel passato, hanno saputo fare i loro predecessori. Il percorso di razionalizzazione e semplificazione richiede risorse, ma consentirà alle Forze Armate un vero salto di qualità. Risorse, peraltro, indispensabili per le operazioni all'estero, che rappresentano un efficace e coerente strumento per l'esercizio della nostra politica internazionale. Mentre, in assenza dei necessari finanziamenti, l'addestramento, l'operatività, l'efficienza e la condotta in sicurezza delle missioni di pace sarebbero in discussione. Peraltro, siamo consapevoli del fatto che l'imminente esercizio della Presidenza europea richieda, per l'Italia, ulteriori sforzi aggiuntivi anche nel settore della difesa e sicurezza. In quel ruolo dovremo svolgere anche una funzione di stimolo nei confronti degli altri paesi Partners per spingerli ad adeguare i rispettivi strumenti militari alle nuove esigenze: sarebbe a dir poco contraddittorio se proprio noi non fossimo in grado di onorare gli impegni assunti. Se vogliamo contribuire a dotare l'Europa di una politica estera e di sicurezza non solo declamatoria, dovremo, sempre di più, anche sul nostro continente, fare delle capacità militari e civili di gestione delle crisi il discriminante tra chi conta effettivamente e chi verrà chiamato solo ad avallare decisioni prese altrove. Una visione politica ed un disegno strategico di ampio respiro non saranno sufficienti per permettere al nostro Paese di svolgere un ruolo appropriato sul piano europeo ed internazionale. Dovremo correlare strettamente queste impostazioni alle forze, ai mezzi ed alle risorse disponibili. Coerentemente, ogni qualvolta ci impegniamo all'estero per ripristinare la legalità internazionale, creare condizioni di pace, lanciare un'iniziativa di assistenza umanitaria, fornire un aiuto concreto alla ricostruzione di un paese in crisi, neutralizzare traffici illegali ai nostri confini terrestri o marittimi, dobbiamo essere certi che le nostre ambizioni siano compiutamente espresse e sostenute nel tempo. Il nostro Paese è ampiamente proiettato sull'estero, motivato ad esportare, aperto al dialogo ed alla collaborazione ed al contempo dipendente da forniture di materie prime e risorse energetiche e quindi estremamente sensibile all'andamento del clima internazionale ed alle sue immediate conseguenze economiche e sociali. In tali condizioni, l'Italia deve porsi il problema di delineare un pacchetto organico di misure e politiche che configurino un complessivo "investimento per la sicurezza internazionale", tale da metterla in condizione di contribuire significativamente ad una risposta multilaterale alle nuove sfide di sicurezza. Purtroppo l'attuale situazione di bilancio, non solo rende sempre più difficile realizzare concretamente e nei tempi previsti gli investimenti per le nuove capacità richieste dalla NATO e dall'Unione Europea e per portare avanti programmi di cooperazione militare, ma frena anche più ampi processi di riforma. Su questo aspetto poniamo la massima attenzione, proprio perché sappiamo che ci attendono passaggi cruciali. Il 2004 rappresenta l'anno chiave ed il momento di svolta per il passaggio al sistema professionale ed affinché ciò avvenga con successo è necessario porre in essere le opportune predisposizioni organizzative. Ciò comporta consistenti esigenze finanziarie nel settore del Personale, ma non solo. E', infatti, fuorviante ritenere che, con la cessazione della leva, aumentino esclusivamente gli oneri per la componente stipendiale e per varie indennità. Ben altre sono le componenti da qualificare quando al volontario soldato si chiede di essere professionista militare, moderno, efficiente e competente. È necessario investire innanzitutto nel settore dell'Esercizio quale riqualificante ponte di collegamento verso il futuro. Ciò vuol dire dedicare adeguate risorse per la formazione, per l'addestramento, per migliorare gli standard di "qualità della vita". Parimenti, si deve investire sull'ammodernamento ed il rinnovamento dello strumento militare, in una visione di miglioramento tecnologico e di massima capitalizzazione dei mezzi, di efficienza e di disponibilità operativa delle forze, che preveda il più efficace impiego della capacità professionistica degli uomini. In tale quadro, l'obiettivo della Difesa è di recuperare, ad iniziare dal 2004, le risorse non rese disponibili, per motivi di finanza pubblica, nel biennio 2002-2003 e procedere nella graduale risalita del rapporto Funzione Difesa/PIL al fine di conseguire nel medio termine il valore di incidenza dell'1,5%, più volte confermato quale "obiettivo di legislatura".
Generale Mosca Moschini, Generale De Carolis, Signori frequentatori,
il disegno di riorganizzazione si inquadra nel processo di internazionalizzazione delle politiche di Sicurezza e Difesa, la cui ampiezza ha trovato conferma nel Vertice di Salonicco, che ha avviato il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. La sicurezza dell'Italia si innesta su quella dell'Unione Europea. Per sua natura, la difesa è un "bene pubblico europeo", un obiettivo d'interesse generale che non può essere perseguito con pari efficacia a livello nazionale. D'altra parte, molto convincenti sono i motivi per escludere che l'Europa possa fare a meno dell'Alleanza Atlantica. L'appartenenza alla NATO ha consentito agli alleati europei di spendere meno per la loro difesa, in parte considerevole sopportata dai contribuenti americani. Anche a prescindere da altri problemi, l'affrancamento dall'ala protettrice degli Stati Uniti implicherebbe onerose spese militari aggiuntive. E' molto dubbio che i governi otterrebbero consenso ad una simile politica. E ciò anche trascurando le grandi difficoltà istituzionali che l'Unione Europea dovrebbe superare per dotarsi di un bilancio militare federale. Ma non è solo un problema quantitativo: l'Unione Europea oggi spende per la difesa circa la metà di quanto spendono gli USA, ma in termini di capacità ottiene solo il dieci per cento di quanto ottengono gli americani. Dunque, l'Europa può e deve fare di più nel campo della difesa, ma non senza l'attenta valutazione comparativa dei mezzi e dei fini. Anche prescindendo dai motivi storici, militari ed economici, che suffragano la tesi della complementarietà delle forze armate europee rispetto alla NATO, resta un punto squisitamente politico. Nel perseguire una sua dimensione militare, l'UE non può esimersi dal rispondere alla domanda se essa debba servire ad una difesa strettamente intesa oppure a presidiare la società basata sulla libertà, la democrazia, il diritto, la giustizia, la responsabilità. La crescita di una forza militare europea in competizione con gli USA, a parte tutto il resto, rischierebbe di far imboccare all'UE il tunnel in fondo al quale incorrerebbe nel rischio d'impoverimento economico e di scontro con il mondo anglosassone. Non mi stancherò di ripeterlo: l'Atlantismo è meno una alleanza militare che una comunità politica. La NATO ha funzionato a meraviglia proprio per questo speciale carattere, che è un unicum nella storia dei trattati e delle relazioni tra le nazioni. Il premier laburista inglese Tony Blair ha definito "pericolosa e destabilizzante" la visione di un'Europa armata isolata dall'America. Condivido la definizione. Il mondo libero non è più assediato dalle nazioni comuniste. Però alle sue porte e dentro i suoi confini i terroristi minacciano e colpiscono. E' indispensabile dunque potenziarne le forze, non costituire forze che lo dividano. Tornando al semestre di presidenza, l'Italia intende promuovere lo sviluppo della dimensione europea di sicurezza e difesa in parallelo con quella della politica estera. Due aspetti strettamente legati anche nei dibattiti e nelle proposte della Convenzione costituzionale. Gli accordi raggiunti tra i quindici euroministri della difesa creano le condizioni per la nascita dell'Europa della Difesa. Il principale obiettivo resta il completamento di una "forza europea di reazione rapida", di 60 mila uomini. Contestualmente, a singoli Paesi europei è stato affidato il ruolo di capofila in dieci progetti di sviluppo delle capacità difensive. All'Italia è affidato il progetto "NBC", della protezione nucleare, biologica, chimica. Resta prioritario il principio della possibilità di accesso alle capacità della NATO per operazioni a guida europea, qualora la NATO non intenda impegnarsi direttamente. In questo contesto, la presidenza italiana cercherà di valorizzare il ruolo delle varie formazioni militari multinazionali europee già esistenti, al fine di un loro impiego pratico nelle "missioni Petersberg". Fra i punti che intendiamo affrontare, anche l'opportunità dell'adozione di un indirizzo europeo per l'utilizzo dello strumento militare nel contrasto del terrorismo ed il dialogo euro-mediterraneo, quale percorso di collaborazione con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, per il quale intendiamo organizzare un seminario, anche con il supporto del CASD. Rispetto al tema della cooperazione per gli armamenti, sosterremo l'obiettivo della creazione di un'agenzia europea, con un simposio difesa-industria, a Bruxelles, nel prossimo novembre. Un'altra grande priorità resta la formazione europea dei dirigenti militari, che intendiamo sostenere nella consapevolezza che anche la cultura militare deve porsi in una dimensione europea, sia per migliorare le capacità, sia per accrescere l'interoperabilità degli strumenti militari nazionali.
Generale Mosca Moschini, Generale De Carolis, Signore e Signori,
spero di aver così tratteggiato le nostre linee d'azione nei prossimi mesi. Tutti, politici e militari, siamo chiamati a realizzarle alacremente. Tutte le attività connesse di origine politica, legislativa ed attuativa, debbono portare, in brevissimo tempo, all'applicazione di quanto è stato deciso. È mio compito fornire ad esse il necessario "impulso", spingendo tutti i responsabili a perseguire con concretezza ed entusiasmo gli obiettivi. Siamo soddisfatti dei risultati, ma non ci basta! Nuovi traguardi potranno affacciarsi al nostro orizzonte e l'opera svolta per recuperare circa 18.000 unità per i Reparti operativi potrà ancora di più qualificarsi quando le strutture di Comando, l'unitarietà della logistica, le innovazioni prodotte dai nuovi strumenti e la collaborazione interalleata alleggeriranno gli oneri, consentendo di raggiungere un'efficienza complessiva adeguata ai compiti delle Forze Armate ed agli impegni internazionali. Il nostro Paese, come i Paesi dei tanti frequentatori stranieri qui presenti, sa che le nostre Forze Armate, presidio di sicurezza, non dormono! Quanto più la minaccia insorge, tanto più sono in grado di reagire. E questa verità, oggi, non è solo dell'Italia, ma è dell'Italia nel quadro Europeo e nell'ambito della NATO. Come stanno dimostrando le nostre Unità, gli Ufficiali, i Sottufficiali, i Militari di Truppa impegnati dovunque, in Italia e nel mondo.
Pagina pubblicata il 05-03-2011