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Audizione del:

27 aprile 2011 , Roma

Interrogazioni a risposta immediata: Chiarimenti in ordine alle caratteristiche dell'intervento militare italiano in Libia - n. 3-01617.

PRESIDENTE. L'Onorevole Cicu ha facoltà di illustrare l'interrogazione Baldelli n. 3-01617, concernente chiarimenti in ordine alle caratteristiche dell'intervento militare italiano in Libia, di cui è cofirmatario.

BALDELLI e CICU. - Al Ministro della Difesa. - Per sapere - premesso che: l'adesione dell'Italia alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e, quindi, al piano di interventi della coalizione a guida Nato costituisce l'impegno coerente e consapevole di un Paese che non può restare indifferente alla sanguinaria repressione nei confronti del popolo libico; la decisione del Governo italiano di ampliare la flessibilità operativa degli assetti aerei in Libia si iscrive pienamente nell'ambito di ciò che ha già deliberato il Parlamento rispetto alla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite; l'ulteriore impegno dell'Italia in Libia annunciato in questi giorni costituisce, quindi, come è stato tra l'altro ribadito anche dalle più alte cariche dello Stato, il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo 2011 -: quali indicazioni possa fornire in merito alle caratteristiche dell'operazione militare nella quale l'Italia è impegnata in questa nuova fase del conflitto, nel pieno rispetto della responsabilità primaria di assumere tutte le misure possibili per garantire la protezione dei civili. (3-01617)

SALVATORE CICU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, riteniamo che la scelta compiuta dal nostro Governo non sia stata certamente facile, tuttavia riteniamo che si collochi nel solco dell'impegno coerente e consapevole di un Paese che non può restare indifferente davanti alla sanguinaria repressione nei Pag. 66confronti del popolo libico. Certo, non abbiamo agito come si fece nel 1999 quando andammo nel Kosovo, dove non avevamo né legittimazione ONU, né vi era stata alcuna preventiva autorizzazione parlamentare. Oggi tutti siamo consapevoli, invece, che occorre che ci sia una autorizzazione parlamentare e siamo qui a discuterne.

Vorremmo anche che si discutesse di un'azione che sia rispondente al voto e alla condivisione che c'è stata nelle Commissioni esteri e difesa e che c'è stata ancora oggi nelle Commissioni esteri e difesa riunite, per cui chiediamo al Governo quale impegno vogliamo profondere oggi attraverso l'aiuto e il sostegno umanitario in Libia nella continua evoluzione di quello che è stato il mandato ONU.

PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha facoltà di rispondere.

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della Difesa. Signor Presidente, ringrazio i presentatori per la loro interrogazione. L'Italia ha aiutato subito, sin dal primo momento, gli insorti. Anche prima del cambio operativo di oggi, siamo stati i primi, all'avanguardia, sia nell'azione di solidarietà, sia nell'azione di evacuazione, sia nel mettere a disposizione i nostri assetti e le nostre sei basi con l'aiuto operativo e logistico senza il quale le conseguenze per la popolazione civile della Libia sarebbero state inimmaginabili.

Per questo abbiamo la vicinanza e la gratitudine della NATO, dell'ONU e dei Paesi che partecipano. Non abbiamo modificato il parere - la ringrazio di averlo sottolineato - perché cambiamo idea ogni giorno, ma perché è mutata la condizione. Così come l'America ha modificato il suo atteggiamento e la Germania lo ha fatto due o tre volte, nella stessa maniera l'Italia, anzi in maniera assai più coerente, è sempre rimasta in testa all'aiuto sia umanitario sia militare, scegliendo oggi di modificare il proprio assetto, perché urgente era la necessità, nuova, di aiutare inglesi, francesi e altri nel colpire al suolo coloro che mettono a repentaglio la vita dei civili. Questo non ci era stato chiesto fino a ieri.

Avevo concordato io l'utilizzo degli ECR non degli ADS, che sono gli aerei che montano i missili, e fino a quel momento non avevamo necessità di fornirli. Nel momento in cui tutta la comunità internazionale ci dice che è cambiata la situazione, dovete aiutarci a difendere i civili, l'Italia non avrebbe potuto certamente sottrarsi ad un obbligo politico ma anche morale, nonché al prestigio di potere poi continuare ad essere decisiva in ciò che succederà nel Mediterraneo, di fronte a casa nostra, anche con riferimento alle conseguenze persino sul terreno dell'immigrazione che derivano certamente non dalla nostra volontà, ma da ciò che sta avvenendo in tutto il continente africano.
Ciò che sta avvenendo - non dimentichiamolo - ha anche un aspetto fortemente positivo: è un anelito di libertà e di democrazia. Infatti, amici di Gheddafi, i vicini non si scelgono, in politica internazionale si tratta con chi c'è. Ci ha provato Prodi, ci hanno provato gli altri e l'unica differenza è che l'Italia era riuscita ad ottenere un Trattato con la Libia dove non erano riusciti gli altri. Fino ad allora mai Gheddafi aveva bombardato con gli aerei i propri cittadini, nel momento in cui lo ha fatto, così come lo stanno abbandonando e lo hanno abbandonato i suoi ambasciatori e molti suoi Ministri, ha cambiato atteggiamento anche l'Italia. Diversamente saremmo stati degli ignobili ciechi.

Pagina aggiornata il 05-05-2011