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Audizione del:

10 ottobre 2007 , Roma

Intervento del Ministro della Difesa, On.le Arturo Parisi, presso la Commissione Difesa del Senato sulla legge di bilancio e finanziaria 2008

Signor Presidente, Onorevoli Senatori,

il mio intervento di oggi è inteso ad illustrare il quadro delle misure d’interesse della Difesa contenute nella manovra finanziaria varata dal Governo il 28 settembre u.s. che, come noto, ai due disegni di legge di bilancio e “finanziaria” per il 2008 ha affiancato quest’anno un decreto legge recante “Interventi urgenti in materia economico finanziaria per lo sviluppo e l’equità sociale”, riferito al 2007 ma comportante effetti anche per il 2008. Come annunciato dal Ministro Padoa Schioppa, sono previsti anche uno o più provvedimenti legislativi collegati.

Tratterò degli stanziamenti previsti a bilancio e delle ulteriori misure inserite nei provvedimenti, soffermandomi su alcune di particolare interesse e indicando ulteriori possibili interventi, tutti corrispondenti agli obiettivi perseguiti dal Ministero della difesa nell’ambito della complessiva manovra del Governo e delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio.  Tutti pienamente coerenti con il Programma di Governo delineato alla sezione concernente “Le nuove politiche di difesa”, che ha sin dall’inizio ispirato la mia azione al vertice della Dicastero.

Prima di entrare nell’esame dei provvedimenti ritengo necessario esporre alcune argomentazioni di ordine generale che hanno costituito la premessa delle proposte da me inoltrate al Ministero dell’economia e delle finanze ai fini della formazione della manovra finanziaria.

E’ appena il caso di ricordare che all’interno dei capisaldi fissati dalla Carta Costituzionale, in particolare agli articoli 11 e 52, i compiti delle Forze armate italiane sono indicati dalla legge n. 331 del 2000, che ha definito il nuovo modello di difesa, conseguente alla sospensione del servizio obbligatorio di leva.

All’articolo 1, la legge 331, accanto a quello, prioritario, della difesa dello Stato, assegna alle Forze armate i compiti di operare per la realizzazione della pace e della sicurezza in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte, di concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni, di intervenire nelle pubbliche calamità e negli altri casi di straordinaria necessità e urgenza.

La stessa legge 331, in particolare all’articolo 2, ha definito i lineamenti del nuovo modello organizzativo delle Forze armate, in sostituzione di quello basato sul servizio obbligatorio di  leva. Questo modello, che è stato ulteriormente definito, poi, in provvedimenti correlati e successivi, comprende militari in servizio a tempo determinato, quali  sono i volontari in ferma prefissata di un anno e di quattro anni, e militari in servizio a tempo indeterminato, quali sono i volontari in servizio permanente, in aggiunta agli ufficiali ed ai sottufficiali già presenti nel precedente modello.

Varie cause stanno spingendo il nuovo modello organizzativo verso una situazione di crisi: mi riferisco, in particolare, ad alcuni interventi legislativi non coerenti con quelli iniziali e, soprattutto, alla drastica diminuzione delle risorse finanziarie rispetto a quelle necessarie e previste, peraltro intempestivamente imposta al momento dell’avvio del modello.

In questo quadro, mi sono rappresentato l’esigenza di intervenire, anzitutto, per una rigorosa applicazione delle leggi in vigore, per poi procedere, a seguito di uno studio già avviato e partecipato al Consiglio Supremo di Difesa, all’eventuale ridefinizione di un modello sostenibile, in ragione dei livelli di responsabilità internazionale assunti dal Paese, delle risorse effettivamente rese disponibili e delle esperienze maturate.

La conferma della sospensione del servizio obbligatorio di leva, oggi circoscritto ai soli casi di guerra e di gravi emergenze internazionali, e il rifiuto di ogni forma di “mercenariato”, ancorché parziale o implicita, impone perciò, come primo obiettivo, il ripristino di tutte le condizioni necessarie ad assicurare il funzionamento del nuovo modello.

Per un completo inquadramento delle problematiche della Difesa oggi all’esame è, altresì, necessario considerare le scelte programmatiche nel più ampio contesto dello scenario internazionale.

L’attuale quadro internazionale vede una progressiva crescita della dimensione europea, che con il suo allargamento consolida una condizione di stabilità nel vecchio continente; rispetto a tale stabilità permane la minaccia dell’attività terroristica su scala allargata, che continua a causare gravi situazioni di instabilità in ampie aree del mondo, alcune delle quali a noi vicine.
Sicurezza e stabilità, quindi, rappresentano pre-requisiti indispensabili per poter dar forma allo sviluppo sociale, economico e civile del nostro Paese.

Il carattere transnazionale e multidimensionale della sicurezza richiede una convergenza di intenti a livello internazionale e il dispiegamento di una strategia d’azione  che utilizzi una pluralità di mezzi tra cui quello militare.

In tal senso, le organizzazioni internazionali quali l’ONU, la UE, la NATO e l’OSCE sono chiamate a svolgere un ruolo di sempre più elevata portata e valenza internazionale e rappresentano i cardini della politica nazionale di sicurezza e difesa.

In questo contesto, due sono le linee d’azione fondamentali su cui si articola la politica di sicurezza del nostro Paese: la ricerca dell’allargamento dell’area di stabilità e sicurezza; il concorso attivo alla prevenzione e risoluzione delle crisi.

Tali linee d’azione devono necessariamente inserirsi negli sforzi della comunità internazionale, nella precisa convinzione che solo un approccio corale e sinergico al problema potrà dare concretezza e sostanza a tale contributo.

All’ONU l’Italia attribuisce un ruolo centrale nell’arena internazionale e il contributo italiano alla missione UNIFIL in Libano ne è una testimonianza.

Per l’Unione Europea il perseguimento di una Politica estera comune e di una Politica europea di sicurezza e difesa (PESD), promotrice di sicurezza e stabilità nella scena mondiale, costituisce il fattore determinante. La conclusione delle attività per la definizione di una “EU Long Term Vision” relativa ai possibili requisiti operativi dell’Unione, in linea con le indicazioni derivanti dalla “Strategia di Sicurezza Europea”, costituisce la base per lo sviluppo della capacità operativa dell’Unione Europea, che ha registrato la costituzione a Bruxelles di una cellula civile-militare e di un centro operativo per la gestione delle operazioni.

Per l’Alleanza Atlantica, il processo di trasformazione, così come riaffermato dai Capi di Governo nella riunione di RIGA del 2006, per rispondere alle nuove sfide poste alla sicurezza, ha trovato una nuova identità e un percorso di crescita finalizzato allo sviluppo di ulteriori iniziative di partenariato nei Balcani, nell’area Euroasiatica e del Dialogo del Mediterraneo, e di cooperazione verso i Paesi del Golfo.

In particolare il Dialogo del Mediterraneo e l’“Istanbul Cooperation Iniziative” mirano a creare forme di coesione e fiducia reciproca tra i vari Paesi dell’area; al Dialogo del Mediterraneo va dato un decisivo impulso per garantire livelli di sicurezza più elevati per l’area a noi più vicina.
Nell’ambito dei livelli di responsabilità del nostro Paese, è stato sviluppato il piano per la realizzazione degli obiettivi di Governo e delle missioni istituzionali del Dicastero.

In particolare, il ciclo di programmazione strategica e formazione di bilancio per l’esercizio finanziario 2008 è stato sviluppato su quattro pilastri fondamentali:

  • funzionamento dello strumento militare ispirato al rispetto degli standard di interoperabilità delle forze e dei mezzi con i Paesi alleati, oltre all’espletamento delle missioni istituzionali per il territorio nazionale;
  • ammodernamento dello strumento militare per mantenere il passo con i Paesi alleati, in grado di garantire all’Italia forze per la difesa e la sicurezza flessibili e integrate;
  • razionalizzazione del modello organizzativo, al fine di continuare nell’opera di riorganizzazione delle strutture e dei comandi della Difesa per aumentare sempre più l’efficienza e ridurre i costi di funzionamento;
  • miglioramento della gestione di sistemi in grado di garantire l’analisi del controllo della spesa e dell’implementazione della contabilità economica al fine di incrementare la qualità dei servizi.

Il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, nella parte relativa alla Difesa, considera come nel contesto di politica internazionale appena ora illustrato le Forze armate sono chiamate a contribuire alla gestione delle crisi esistenti, mantenendo i conflitti ai più bassi livelli mediante un intervento tempestivo ed un utilizzo accorto della forza, da contemplare quale strumento di una articolata politica di sicurezza che includa azioni diplomatiche, economiche e di aiuto allo sviluppo.

Negli ambiti così delineati, per l’assolvimento dei compiti ad essi attribuiti, l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica, così come i Carabinieri, stanno sostenendo uno sforzo imponente, uno sforzo che deve essere assecondato e supportato - come ho più volte affermato - da livelli di finanziamento adeguati in un quadro di certezza programmatica di medio e lungo periodo, cui si accompagni, da parte delle Forze armate, una oculata programmazione e gestione delle risorse disponibili.

Passando all’esame del disegno di legge di bilancio, la Tabella 12, concernente lo stato di previsione del Ministero della difesa, assegna per il 2008 al Dicastero, a legislazione vigente, 20.928,5 milioni di euro, dei quali:

  • 15.223,9 per la Funzione Difesa, comprendente tutte le spese necessarie all’assolvimento dei compiti militari specifici di Esercito, Marina e Aeronautica, nonché della componente interforze e della struttura amministrativa e tecnico-industriale del Ministero;
  • 5.358,3 per la Funzione Sicurezza, che comprende tutti gli stanziamenti destinati all’Arma dei Carabinieri per l’assolvimento dei propri compiti istituzionali;
  •  115,4 per le Funzioni Esterne, correlate ad attività affidate al Dicastero ma non specificamente rientranti nei propri compiti istituzionali, quali il rifornimento idrico per le isole minori, il trasporto aereo  di Stato e per il soccorso, l’assistenza al volo negli aeroporti militari aperti al traffico civile, oltre a contributi per enti e associazioni;
  • 230,8 essenzialmente destinati al pagamento delle Pensioni del personale militare in ausiliaria.
    Gli stanziamenti sono ripartiti - secondo la nuova impostazione adottata da quest’anno - tra le quattro missioni e gli undici programmi nei quali si articola il Bilancio del Dicastero.


Come partitamente esposto nella “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l’anno 2008”, testé consegnata al Parlamento, nell’ambito della Funzione Difesa, ben 9.080,1 milioni di euro (59,64 %) sono destinati a coprire le spese a carattere obbligatorio per il Personale, mentre le residue risorse sono suddivise tra i 2.515,1 milioni di euro (16,52 %) destinati all’Esercizio e i 3.628,7 milioni di euro (23,84 %) destinati all’Investimento.

Si tratta di una ripartizione percentuale che, sebbene assai più favorevole rispetto a quella, esiziale, del 2006, è ancora lontana da quel 50% per spese di Personale e 50% per spese di Esercizio e Investimento, ritenuta ottimale e tendenzialmente da perseguire, in linea con gli altri Paesi del contesto occidentale.

Nell’ambito della Funzione Sicurezza, è estremamente evidente lo squilibrio tra la dotazione finanziaria del Personale, che è di 4.995,1 milioni di euro (93,2 % dell’intero stanziamento), e quelle del settore Esercizio, pari a 351, 6 milioni di euro (6,6 %), e Investimento, pari a 11,6 milioni di euro (0,2 %).

La ripartizione percentuale conseguita nell’ambito della Funzione Difesa segna, comunque, un ulteriore passo avanti sulla via  del risanamento del bilancio della Difesa, responsabilmente iniziato lo scorso anno, reso indispensabile dai tagli irrazionali e drammatici operati sulle spese di funzionamento dalla precedente Legislatura nell’ultimo triennio nonostante i ripetuti allarmi del mio predecessore.

È, peraltro, necessario precisare subito che, in realtà, non tutti gli stanziamenti indicati nel disegno di legge di bilancio saranno disponibili in conto spese di Esercizio e Investimento. Infatti, ai circa 450 milioni resi indisponibili per il 2008 dagli accantonamenti disposti dalla legge finanziaria per il 2007 (comma 507), dei quali circa 235 gravanti sull’Esercizio, si sommeranno, se la norma risulterà approvata dal Parlamento, i tagli sulla spesa corrente (fondi consumi intermedi) previsti dall’articolo 74 del disegno di legge “finanziaria”, pari a complessivi 500 milioni di euro per il 2008, dei quali si stima che ben 130 graveranno sulla spesa di Esercizio della Difesa, che costituisce il 22 % della complessiva spesa di Esercizio dei Ministeri.

Ho già avuto modo di esprimere la mia preoccupazione su questo punto e sull’esigenza di apportare correttivi tendenti a scongiurare gli effetti fuorvianti e indesiderati derivanti dall’applicazione di tagli lineari, come quelli, abnormi, apportati a suo tempo dal Ministro Tremonti e quelli assai  più contenuti previsti quest’anno, certamente rispondenti ad obiettive esigenze di reperimento di risorse non altrimenti disponibili nell’ambito della manovra di bilancio. I consumi intermedi non rappresentano, per la Difesa, soltanto la spesa corrente per l’apparato ministeriale centrale e periferico come per gli altri Dicasteri, ma comprendono tutte le spese per il mantenimento e la gestione efficiente ed efficace dello strumento militare.

Sono, per la gran parte, spese per la manutenzione dei mezzi operativi, per l’apprestamento e il ripianamento delle scorte, per l’acquisizione dei mezzi di protezione, per la formazione e l’addestramento e, quindi, l’efficienza e la sicurezza del personale.

Una loro drastica, rilevante, irrazionale riduzione produce effetti gravi che divengono irreparabili se non tempestivamente corretti. La carenza di fondi destinati alla manutenzione di mezzi operativi produce il fermo tecnico e l’anticipato fuori uso di aerei, navi e mezzi terrestri, con gli immaginabili gravi disservizi sul piano operativo e, non va sottaciuto, con il contestuale prematuro decadimento di un ingente patrimonio mobiliare.

Intendo, a questo punto, chiarire che i 3.628,7 milioni di euro destinati nel bilancio all’Investimento per la Funzione Difesa comprendono gli stanziamenti per il programma pluriennale - sviluppato d’intesa con i Ministeri dell’economia e delle comunicazioni - di sostituzione degli apparati radar che utilizzano frequenze destinate alla tecnologia Wi-Max, pari a 90 milioni di euro per il 2008, nonché i fondi necessari per il pagamento dei debiti derivanti da impegni finanziari già assunti e che non è stato possibile onorare nei precedenti esercizi finanziari. Essi vanno, altresì, considerati al netto degli accantonamenti previsti, per l’anno 2008, dal comma 507 della finanziaria per il 2007, pari a poco meno di 215 milioni di euro.

Sono poi da considerare gli investimenti sostenuti dal Ministero dello sviluppo economico previsti nel disegno di legge “finanziaria”, all’articolo 31 e alla Tabella F, quest’ultima riportante, per quanto di interesse, l’attualizzazione di precedenti limiti di impegno per i programmi EFA e FREMM.  Si tratta, nel complesso, di interventi che pur invertendo la tendenza non lasciano comunque per il settore Investimento spazi significativi per l’avvio di nuovi programmi, che comunque sarebbero necessari per continuare la trasformazione dello strumento militare, ovvero per sostituire mezzi giunti ormai al termine della vita tecnica ed operativa.

Come delineato nel DPEF, il sostegno del Ministero dello sviluppo economico a programmi di interesse della Difesa nei settori ad elevato tasso di innovazione tecnologica, quali l’aerospaziale, l’elettronico, il meccanico avanzato e quello della cantieristica, si inquadra nell’ambito delle politiche di investimento attuate dal Governo per privilegiare le misure idonee a colmare il divario nei confronti delle economie più dinamiche e, nel contempo, intese ad incidere significativamente sui fattori che possono promuovere un più elevato tasso di innovazione del sistema produttivo per recuperare competitività e produttività.

I citati settori costituiscono, in questo contesto, un nucleo fondamentale per la loro capacità di contribuire al sostegno di imprese ad elevato contenuto di ricerca tecnologica ed esercitare un insostituibile effetto di volano per il rilancio competitivo del comparto industriale nazionale.

In tale ambito, da lungo tempo, i due Dicasteri, quello della difesa e quello dello sviluppo economico, collaborano - in modo sinergico e concreto - condividendo gli oneri necessari a perseguire un disegno di ricerca e sviluppo  che combini la prioritaria esigenza di difesa del Paese con l’ulteriore promozione del patrimonio tecnologico di punta, anch’esso di primario interesse nazionale.

Ciò ha consentito di creare un modello di sviluppo tecnologico per la realizzazione di programmi caratterizzati da grandi architetture a tecnologia avanzata, che richiedono – per la gestazione e la messa a punto – l’impegno di molti anni.

La proposta contenuta nell’articolo 31 del ddl della finanziaria 2008 viene così a costituire la naturale prosecuzione del rapporto di collaborazione del Ministero della difesa con quello dello sviluppo economico.
Nel dettaglio, il comma 1 prevede il finanziamento di una serie di programmi di elevata priorità ed urgenza per la Difesa nei settori dell’aerospazio e dell’elettronica avanzata, partitamente indicati nella “Nota aggiuntiva”. Il finanziamento necessario e proposto non è stato interamente attribuito e, quindi, i programmi in questione dovranno essere riconsiderati.

Per far fronte agli impegni assunti dall’Italia per la realizzazione di un programma in cooperazione internazionale con Gran Bretagna, Germania e Spagna per lo sviluppo e la costruzione del nuovo velivolo da difesa European Fighter Aircraft (Euro Fighter 2000), il comma 2 prevede lo stanziamento di rilevanti risorse aggiuntive per il prossimo quinquennio, pari a 318 milioni di euro per l’anno 2008, 468 milioni di euro per l’anno 2009, 918 milioni di euro per l’anno 2010 e 1.100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012. Si tratta di un finanziamento che non presenta impatti sull’indebitamento netto in quanto, come  ampiamente chiarito lo scorso anno, il programma è già considerato nelle linee tendenziali della finanza pubblica recepite sin dal DPEF 2007-2011.

Il terzo comma, infine, dispone l’erogazione di ulteriori fondi, di importi analoghi a quelli del 1° comma (contributi quindicennali di 20, 25 e 25 milioni di euro con decorrenza rispettivamente 2008, 2009 e 2010), che consentiranno una più diluita prosecuzione del programma in cooperazione con la Francia per lo sviluppo e la realizzazione di fregate della classe FREMM (Fregate Europee Multi-Missione) e per il veicolo blindato multiruolo dell’Esercito (VBM 8x8) per la protezione delle truppe impegnate in missioni internazionali. Anche in questo caso gli stanziamenti assegnati sono risultati sottodimensionati rispetto all’esigenza e pertanto si dovrà valutare una revisione delle modalità esecutive dei programmi.

Va chiarito, a questo punto, che i finanziamenti testé descritti, previsti nel disegno di legge “finanziaria”, non mettono a disposizione delle Forze armate mezzi aggiuntivi, ma sono destinati a sostituire mezzi obsoleti, peraltro in numero inferiore rispetto a quelli radiati o in radiazione. In definitiva, i mezzi a disposizione saranno, ancorché qualitativamente rinnovati,  quantitativamente ridotti.

Ancora riguardo all’Investimento, ritengo necessario segnalare che rimane da sostenere un indispensabile programma di rinnovo degli ormai vetusto parco autovetture ed elicotteri dell’Arma dei Carabinieri il cui ulteriore rinvio causerebbe seri problemi operativi nel settore della sicurezza.

Passando ora all’Esercizio, devo dire che i 2.512,1 milioni di euro allocati alla Funzione Difesa, ancorché superiori a quelli dello scorso anno e ancor più a quelli dell’anno precedente, non consentono di procedere con la necessaria determinazione nell’azione di risanamento, iniziata lo scorso anno, tesa a frenare il drastico deterioramento delle condizioni dei mezzi, sistemi, equipaggiamenti e scorte determinata dai tagli operati fra il 2004 e il 2006 e dal loro impiego, più intenso rispetto alle programmazioni iniziali, imposto dalle missioni internazionali.

Le risorse assegnate, ove pure si consideri l’incremento di 140 milioni di euro previsto, per il solo 2008, dall’articolo 22 del disegno di legge “finanziaria”, non mettono infatti a disposizione risorse sufficienti a garantire i livelli di manutenzione necessari, un adeguato ripristino dei mezzi e delle scorte, il conseguimento di soddisfacenti standard di addestramento per tutti i reparti, indispensabili per un efficace e sicuro impiego operativo del personale e dei mezzi.

Ciò appare maggiormente evidente allorché, come ho già in parte anticipato, si considerino:

  1. i decrementi determinati dagli accantonamenti di cui al comma 507 della legge Finanziaria per il 2007, pari a circa 198 milioni di euro per il prossimo anno;
  2. il taglio lineare previsto dal già citato articolo 74 del disegno di legge “finanziaria”, dell’ordine dei 130 milioni di euro per la Difesa;
  3. l’indisponibilità di 105 milioni costituenti il 30 % del Fondo di mantenimento di 450 milioni di euro previsto dal comma 1238 della finanziaria per il 2007, non svincolati dalla norma del decreto-legge n. 159 all’esame del Senato che ha previsto l’esigibilità del 70 % della complessiva quota di 350 milioni di euro sostenuta dai conferimenti del T.F.R..

Ho già avuto modo di esporre come, a differenza di quanto avviene in altri settori dell’apparato statale, i consumi intermedi della Difesa non sono destinati a soddisfare prevalentemente esigenze di consumo, ma servono a far fronte agli oneri per il funzionamento dello strumento operativo, fra cui le spese per carburante, manutenzione e pezzi di ricambio, per i mezzi operativi (navi, aerei, elicotteri, mezzi di protezione terrestri, addestramento operativo del personale). Ne discende che ogni riduzione in questo settore non solo determina l’impossibilità di far fronte alle spese connesse alla pura esistenza dell’organizzazione, come quelle per il pagamento di canoni e tariffe per consumi energetici o smaltimento di rifiuti - per le quali peraltro già sussistono consistenti poste debitorie - ma comporta soprattutto ingenti e talora irrecuperabili ricadute sulla capitalizzazione e sull’ “output operativo” dello strumento. Ciò in quanto gli approvvigionamenti e i servizi rientranti nei consumi intermedi sono i veri “mezzi di produzione” dai quali dipende tale output operativo.

I debiti pregressi cui ho fatto sopra cenno si riferiscono a circa 375 milioni di euro, destinati a crescere in assenza di interventi correttivi. Il loro mancato pagamento sta già determinando le condizioni per prossimi disservizi (cito, ad esempio, il caso della paventata interruzione della fornitura di gas per il Polo di Mantenimento Pesante dell’Esercito di Piacenza). 

In merito alla necessità di un adeguato sostegno finanziario per la tenuta in efficienza dello strumento, va evidenziato come l’esperienza maturata e il prevedibile impegno per il 2008 debbano indurre a riflettere sull’esigenza di un incremento della dotazione del Fondo per la partecipazione alle missioni internazionali apprestato dalla della legge finanziaria per il 2007. Non dimentichiamo infatti che il fondo per le missioni copre soltanto le spese vive di personale e funzionamento, ma non la super usura dei mezzi.

Sempre in riferimento alle missioni va inoltre rilevata l’esistenza di un problema, connesso alla discrepanza temporale fra l’impiego continuativo delle unità militari in teatro, che prosegue anche a cavallo dell’avvio del nuovo esercizio finanziario, e l’effettiva disponibilità di risorse finanziarie, che in genere si concretizza non prima di 3-4 mesi dopo l’inizio dell’anno. In tale situazione risulta pressoché impossibile avviare tempestivamente le procedure contrattuali in delicatissimi settori quali le coperture assicurative del personale e i trasporti strategici, stante l’insufficienza dei fondi ordinari inizialmente stanziati sui pertinenti capitoli di bilancio. Per risolvere tale problema potrebbe essere introdotta una “misura di flessibilità” che garantisca la temporanea disponibilità di tali fondi, quantificabili in circa 100 milioni, sin dal primo periodo del nuovo anno di bilancio.

In generale, la nuova impostazione della legge di bilancio, per missioni e programmi, che impone la pianificazione strategica delle esigenze, richiede, più di prima, la certezza e la disponibilità delle risorse assegnate, condizioni indispensabili per l’individuazione degli obiettivi da perseguire e per la correlata programmazione delle risorse da destinarvi.
 Per la Funzione Sicurezza, la dotazione di bilancio prevista per l’Esercizio, pari a 351,6 milioni di euro, sebbene incrementata dallo stanziamento di 40 milioni di euro apprestato sul Fondo di funzionamento istituito dall’articolo 22 del disegno di legge “finanziaria”, va considerata diminuita di circa 25 milioni di euro per effetto dell’accantonamento disposto dal richiamato comma 507 e ulteriormente gravata dal “taglio lineare” previsto dall’articolo 74 dello stesso disegno di legge.

Il disegno di legge “finanziaria” appresta altresì una serie di altri interventi che incidono sulla Difesa, dei quali intendo ora argomentare. 
In materia di accise, l’articolo 5 del disegno di legge, ai commi 10 e 12, esclude le Forze armate “nazionali” dall’esenzione, finora esistente, dal pagamento delle accise sui carburanti per il riscaldamento e per i trasporti terrestri – ferma restando l’esenzione per i trasporti aerei e navali militari, consentita dalla normativa europea di settore – apprestando, nel contempo, uno stanziamento idoneo a coprire l’intero aggravio di spesa derivante dalla norma.

Nell’ambito delle misure di contenimento della spesa, il disegno di legge prevede poi uno specifico intervento di riduzione degli Uffici giudiziari militari, commisurato all’attuale “domanda di giustizia militare”. Si tratta di un’iniziativa da me da tempo fortemente auspicata e condivisa dal Ministro della giustizia e dall’intero Governo, originariamente contenuta nel disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, di seguito stralciata nel corso dell’iter parlamentare. La riduzione dei Tribunali militari, da 9 a 3, la soppressione delle 2 Sezioni distaccate della Corte militare di appello e le connesse contrazioni degli organici dei magistrati militari (da 103 a 58) e del personale civile delle cancellerie e segreterie giudiziarie militari (con transito delle eccedenze rispettivamente in magistratura ordinaria e nei corrispondenti ruoli del Ministero della giustizia) sono ritenute misure indispensabili e imprescindibili di razionalizzazione della giustizia militare e di contenimento della spesa pubblica.

L’intervento, va detto, si muove in parallelo al progetto di riforma del Codice penale militare di pace, recentemente presentato dalla Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati e da altri Deputati, i cui contenuti ritengo pienamente condivisibili.

Ancora, nello stesso ambito delle misure di contenimento della spesa, l’articolo 82 prevede il riordino o la trasformazione, pena la soppressione, di alcuni enti pubblici tra i quali quattro vigilati dalla Difesa; mi riferisco alla Lega Navale, all’UNUCI, all’Unione Italiana Tiro a Segno, all’Opera Nazionale Figli degli Aviatori. Al riguardo ho disposto approfondimenti tesi a verificare l’impatto anche al fine di richiedere, se necessario, modifiche alla norma stessa.

Tengo sin d’ora a precisare che si tratta di enti che hanno un costo limitato per lo Stato, riferito al solo contributo annuale concesso, per alcuni di essi pressoché irrilevante. L’eventuale loro soppressione, peraltro, comporterebbe un significativo aggravio di costi per la finanza pubblica derivante dall’assunzione del personale e delle funzioni di rilevanza pubblica da essi svolte.  


Accanto a quella concernente il contenimento dei costi della giustizia militare, il provvedimento reca importanti disposizioni per la riqualificazione e il contenimento della spesa, che interessano anche la Difesa, in materia di razionalizzazione degli acquisti, auto di servizio, corrispondenza postale e altro.

Quanto agli immobili pubblici, vengono, tra l’altro, previsti importanti limitazioni sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.  Gli effetti per la Difesa sono in corso di approfondimento. D’altra parte, non vengono apportate modificazioni alla procedura di dismissione dei beni militari definita dal comma 263 della legge finanziaria per il 2007 che prevede, per il prossimo anno, l’ulteriore formazione di due elenchi semestrali per un valore complessivo di 2000 milioni di euro, da transitare all’Agenzia del Demanio. A questo proposito, ho avuto modo di segnalare che la Difesa – dopo aver puntualmente ottemperato alla disposizione formando e rendendo disponibili due elenchi di beni di pari valore nell’anno in corso – intende rispettare l’impegno a conferire gli ulteriori due elenchi. Sulla base dell’esperienza è, però, emerso che i due elenchi formati  nell’anno in corso hanno pressoché esaurita la disponibilità di infrastrutture libere. Si rende perciò necessario modificare la norma per prevedere, unitamente a un differimento temporale, ancorché in termini certi e contenuti, l’avvio di un programma di razionalizzazione e accorpamento delle infrastrutture in uso finalizzato a rendere disponibile un così ingente ulteriore patrimonio di beni.

Il disegno di legge “finanziaria” reca, inoltre, all’articolo 22, il rifinanziamento, per un importo di 20 milioni di euro, del Fondo previsto dalla legge finanziaria per il 2007 per interventi infrastrutturali su arsenali e stabilimenti militari, destinando 8 milioni all’arsenale di Taranto. Tali risorse, seppure limitate e insufficienti rispetto a quelle che si renderebbero necessarie, costituiscono comunque una misura importante ai fini della ristrutturazione e del recupero dell’operatività di tali strutture; un obiettivo qualificante per il recupero di ambiti di funzionalità importanti per la Difesa, sul quale ho avviato uno studio approfondito affidato ad un gruppo di lavoro che ha già  prodotto dei risultati posti all’attenzione delle organizzazioni sindacali. In tale ambito è emersa  l’esigenza di estendere agli arsenali e stabilimenti militari la deroga al limite del 20% del turn over, esistente  in materia di assunzioni e l’ulteriore proposta, avanzata dalla Difesa, di inserire in un auspicato provvedimento collegato ordinamentale alla manovra finanziaria una norma per il conferimento di una specifica delega per la trasformazione di tali enti, in un’ottica di razionalizzazione e di gestione efficiente ed economica delle risorse.

Vengo ora alle problematiche concernenti il personale militare e civile della Difesa, che costituiscono una priorità assoluta per il Dicastero.
 L’articolo 92 reca l’incremento di 30 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2008, delle risorse destinate dalla legge n. 331 del 2000 e dalla legge n. 226 del 2004 al nuovo modello dello strumento militare che è conseguito alla sospensione del servizio obbligatorio di leva. Si tratta di un intervento importante, che riduce dal 15  a circa l’11,4 % la portata del taglio operato dal comma 570 della legge finanziaria per il 2007. E’ un risultato  indubbiamente apprezzabile tanto più se si considera che, prima del mio intervento in seno al Consiglio dei Ministri,  la norma predisposta al riguardo prevedeva l’innalzamento del taglio al 25 %. Ciò non toglie che l’obiettivo finale debba, a mio giudizio,  rimanere, per le ragioni di efficienza del modello di difesa vigente e di coerenza normativa di cui ho parlato in precedenza,  quello della totale eliminazione degli effetti della disposizione limitativa contenuta nella finanziaria dello scorso anno.

Un ulteriore importante intervento concernente il personale militare è quello recato dall’articolo 94 del disegno di legge, laddove vengono previsti trasferimenti anche temporanei di contingenti di marescialli dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica in situazione di esubero, in ruoli speciali ad esaurimento del personale delle Forze di polizia. Si  tratta di un meccanismo diverso rispetto a quello dello “scivolo anticipato”, auspicato dalla Difesa e non potuto recepire evidentemente per le implicazioni di natura finanziaria. Stiamo approfondendo, con le Amministrazioni interessate, alcuni aspetti della norma, non preventivamente concordata.  E’ da ritenere che essa necessiti di alcuni correttivi, tesi tra l’altro a subordinare i transiti alla domanda degli interessati.   
All’articolo 93, sono previste autorizzazioni di spesa per circa 4500 assunzioni, nell’anno 2008, nelle Forze di polizia. La norma non può che essere vista con favore dalla Difesa, stanti la necessità di colmare, seppure in parte, le carenze organiche che registra l’Arma del Carabinieri e le connesse positive ricadute sulla prosecuzione dell’iter di carriera  previsto per i Volontari delle Forze armate. E’ evidente che la norma non dovrà essere modificata per prevedere, come purtroppo accaduto in passato, deroghe ai meccanismi di alimentazione previsti dalla legge, che riserva  ai Volontari l’intero bacino delle assunzioni  nelle carriere iniziali delle Forze di polizia quantomeno fino al 2010.
Altri interventi di grande rilievo sono quelli maturati a seguito della stipula del “Patto per la sicurezza” tra il Governo e le rappresentanze militari e sindacali del comparto difesa e sicurezza, avvenuta a luglio. Mi riferisco, in particolare, alle misure in materia di  risorse per i rinnovi contrattuali e per la valorizzazione della specificità del comparto, che si coniugano con le norme riguardanti l’intero settore del pubblico impiego, quali, tra le altre, quella concernente l’utilizzo, per l’anno 2008, delle risorse stanziate per l’avvio della previdenza complementare. Si tratta di interventi importanti in materie di altissima sensibilità per il personale, ancorché ulteriormente migliorabili mediante l’apprestamento di ulteriori risorse, non appena disponibili.

Un’ulteriore misura particolarmente importante per il sostegno del personale impiegato in incarichi operativi e in condizioni più disagiate è quella apprestata dal decreto legge nr. 159, all’esame del Senato, che assegna nel corrente anno 170 milioni di euro per le vittime del dovere  e darà, come ho avuto modo di dire ieri avanti alla Commissione di inchiesta per le gravi infermità del personale militare, un immediato beneficio a coloro che hanno contratto gravi malattie per causa di servizio e ai loro familiari. Ricordo anche il positivo effetto che, per l’immediata assistenza di  tale personale, ha avuto il comma 902 della legge finanziaria per il 2007.

Di primario interesse per la Difesa, nel settore del personale, sarebbe l’introduzione nel disegno di legge “finanziaria “ per il 2008 della previsione di un programma pluriennale di potenziamento del patrimonio alloggiativo di servizio del personale militare.
Il mantenimento di una elevata efficienza dello strumento militare comporta attenzione ed iniziative anche nei confronti del personale civile che opera nell’ambito del Dicastero quale indispensabile supporto al raggiungimento della missione istituzionale. E’ sentita l’esigenza di riconoscere la professionalità del citato personale al quale sono via via assegnati maggiori compiti nella graduale sostituzione del personale militare nelle funzioni logistico-amministrative.

In sintesi, si renderebbero necessari due tipi di intervento volti, da un lato, ad evitare differenze di trattamento tra personale della stessa amministrazione e, dall’altro, ad assicurare l’efficiente funzionamento dei servizi.

Quanto al primo aspetto, un intervento prioritario sarebbe- analogamente a quanto già previsto dalla legge finanziaria per il 2007 per il personale del Ministero degli affari esteri – quello di rendere permanente lo stanziamento di 10 milioni previsto per il solo 2007 dal decreto legge di proroga delle missioni internazionali.
Nello stesso quadro sarebbe altresì importante il ripristino l’indennità di trasferta sospesa per il solo personale civile della Difesa dalla legge finanziaria per il 2006, iniziativa ispirata alla necessità di assicurare parità di trattamento tra personale della medesima Amministrazione, civile e militare, quando impiegato nelle stesse funzioni.

Sotto il profilo del funzionamento del Dicastero, oltre all’intervento sulle assunzioni per le esigenze degli arsenali e stabilimenti militari di lavoro di cui ho già parlato, sarebbe ulteriormente auspicabile l’accoglimento della richiesta concernente le progressioni interne tra aree professionali per talune categorie di personale.

Sul piano generale, in sintonia con gli orientamenti del Governo, è poi di interesse del Dicastero poter procedere alla stabilizzazione del personale civile con rapporto di lavoro temporaneo. Mi riferisco ai  docenti civili negli istituti di formazione militare, alle professionalità sanitarie e ai lavoratori precari per le esigenze del Genio campale.

Pur in presenza dei limiti precedentemente messi in luce e delle esigenze non ancora soddisfatte, ritengo che chi consideri la primaria esigenza del risanamento economico del Paese, non possa non riconoscere nei provvedimenti illustrati il segno di un impegno che continua.

Con questa convinzione, chiedo a voi il più ampio sostegno  al percorso parlamentare del disegno di legge di Bilancio e della Finanziaria 2007.

Pagina pubblicata il 05-03-2011