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Audizione del:

12 maggio 2004 , Camera dei Deputati

Intervento del Ministro della Difesa, On.le Antonio Martino, Interrogazione a risposta immediata dell'Onorevole Rizzo

Ribadisco come l'orribile vicenda delle torture ai prigionieri iracheni susciti in noi tutti la massima indignazione e la più ferma condanna. Sono episodi del tutto estranei ai comportamenti dei soldati del nostro contingente.
Relativamente alle notizie concernenti i fermi eseguiti dai carabinieri della Multinational Specialized Unit, ho già risposto al riguardo all'Onorevole Deiana.
Più in generale, i dati che attengono la consegna di soggetti fermati dal nostro contingente alle forze della coalizione o alla polizia locale riguardano 573 cittadini iracheni. Di questi, 112 sono stati direttamente rilasciati a seguito dei primi accertamenti, 419 sono stati consegnati alla Polizia locale per l'ulteriore denuncia all'Autorità Giudiziaria irachena, perché sospettati di aver commesso reati comuni, 42 sono stati consegnati al Comando della coalizione che esercita il controllo operativo delle Forze, per aver commesso atti ostili contro di esse.
A questi soggetti deve essere garantito il trattamento previsto dall'art. 3 comune alle Convenzioni di Ginevra.
Questo precetto di diritto umanitario è stato puntualmente indicato nelle direttive impartite per la missione "Antica Babilonia", richiamando le convenzioni internazionali e le previste sanzioni. Per quanto riguarda il trattamento riservato al personale fermato prima della loro consegna agli alleati, ripeto con vigore che l'Italia ha sempre sostenuto e si conforma ai principi e alle norme del diritto umanitario internazionale.
E anche per questo riguardo che le procedure da adottare per i casi di fermo e detenzione sono state conformemente disciplinate. In questa cornice i nostri militari si attengono a procedure dettagliate, volte a garantire il pieno rispetto della condizione umanitaria del catturato: così viene praticata ogni attenzione per prevenire qualsiasi abuso, incluse in esse le fotografie e le visite mediche, con relative certificazioni.
I fermati per reati contro le leggi locali sono consegnati alla Polizia locale, che ne cura il deferimento alla Autorità giudiziaria irachena. I responsabili di attacchi contro le forze della Coalizione vengono fermati per non più di 48 ore e sottoposti ad un primo accertamento. Ove le indagini debbano protrarsi, i sospettati vengono consegnati al Comando alleato. Al riguardo è stato firmato un memorandum d'intesa con il Regno Unito per disciplinare il trasferimento dei fermati e l'osservanza delle norme di diritto internazionale applicabili in materia di trattamento dei catturati.
La nostra è una forza militare di pace, che va a portare la pace, la sua missione è di garantire le condizioni di sicurezza e stabilità e naturalmente di rispetto di quella dignità umana che tanto ferocemente era stata calpestata da Saddam Hussein.
Nessun compito aggressivo, bellicoso, non rispettoso della persona umana; bensì essenzialmente protettivo, difensivo ed umanitario. I nostri militari sono fedeli ad un modello di comportamento, sempre attento alle esigenze delle persone, capace di mostrare un volto amico, pronto a lavorare per alleviare i disagi di una popolazione povera, sbandata e vittima essa stessa.
E' anche grazie a ciò che abbiamo già ottenuto importanti risultati. Sono stati, riattivati i servizi di forniture idriche, elettricità, ospedali ed assistenza sanitaria, istruzione, trasporti, circolazione delle merci, distribuzione del carburante. Nel Paese circola una stampa libera, internet e TV satellitari hanno riavuto la legalità, che equivale a dire libertà di opinioni, libertà di culto e libertà di insegnamento, cioè valori imprescindibili della democrazia, che devono aiutare anche una sempre più efficace difesa e crescita della dignità umana.
Pagina pubblicata il 05-03-2011