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Audizione del:

12 maggio 2004 , Camera dei Deputati

Intervento del Ministro della Difesa, On.le Antonio Martino, Interrogazione a risposta immediata dell'Onorevole Franceschini

Il Presidente del COPS Kellemberger, il 10 maggio scorso, ha rammentato che il rispetto della procedura della Croce Rossa Internazionale, di cui ho appena parlato, è stato sempre scrupoloso e che il suo carattere riservato permette di evitare strumentalizzazioni politiche del suo ruolo imparziale e le garantisce il libero accesso ai luoghi di detenzione.
Ciò trova conferma anche nelle parole del portavoce del Comitato, Antonella NOTARI, che ha spiegato come il rapporto della Croce Rossa fu consegnato al capo dell'Autorità provvisoria e al Comandante statunitense della coalizione, ma non agli italiani. Quanto alla consegna dei fermati agli alleati, che costituisce per noi un obbligo, è avvenuta nell`affidamento, che da nulla ci era smentito, che il trattamento ad essi riservato sarebbe stato conforme ai principi del diritto umanitario internazionale, essendo gli stessi alleati firmatari della Convenzione di Ginevra.
Sottolineo anche che l`azione della nostra "intelligence" è indirizzata sugli obiettivi di natura operativa e che, in un quadro di reciproca cooperazione, trasparenza e legalità, non può essere invece mirata sugli alleati o sulle organizzazioni internazionali umanitarie. Ciò che risulta accaduto non era, quindi, nè pensabile, nè prevedibile, né immaginabile. Si tratta di fatti illeciti, che costituiscono, proprio perché tali, episodi del tutto eccezionali e che comunque mai ci sono stati resi noti, né dagli americani, nè dagli inglesi, né dagli altri paesi della coalizione.
L`evidenza che oggi hanno assunto gli episodi di torture ed abusi dei detenuti - che giudico abietti e degni della massima riprovazione - è oggetto, per quanto ci può interessare, di accertamenti in tutte le direzioni. Mi riferisco, anche, alle dichiarazioni di ieri della vedova di un nostro Sottufficiale dell`Arma, caduto a Nassirya, riguardanti un locale luogo di detenzione gestito dagli iracheni, che viene ovviamente considerato con grande scrupolo ed è oggetto di ogni approfondimento. Deve peraltro essere sottolineato fin d'ora che di tali evenienze mai si era avuta alcuna notizia, come già è stato ieri precisato da un comunicato dell`Arma dei Carabinieri. Del resto, sono note le ulteriori dichiarazioni di smentita, oggi rese ad una emittente radiofonica, dalla stessa signora - alla quale va la nostra umana solidarietà.
Sempre con riguardo a luoghi di detenzione iracheni, aggiungo che, nel tempo, sono state acquisite generiche notizie, relative a gruppi politico-religiosi locali che possono aver svolto attività illegali o in contrasto con i dettami religiosi nei confronti di persone da essi fermati, attività estranee a possibili controlli delle stesse forze di polizia irachene.
E' verosimile che talune di siffatti episodi abbiano costituito oggetto di cause giudiziarie presso organi di giustizia iracheni. Ulteriori generiche indicazioni sono pervenute in ordine a condizioni igieniche e di sovraffollamento di luoghi di detenzione nella disponibilità delle autorità irachene.
Tutto questo dimostra quanto sia opportuna e anzi necessaria la nostra presenza nei luoghi per garantire quanto meno il rispetto dello standard minimo umanitario anche nell'opera di ricostruzione del paese.
Ciò detto e sottolineato, stiamo già chiedendo, ai nostri alleati che l'inchiesta sulle responsabilità sia condotta con ogni scrupolo e che gli esiti siano conseguenti alla gravità dei fatti accertati. In particolare il Ministro degli Esteri rappresenterà al Segretario di Stato Powell che incontrerà a Washington venerdì prossimo 14 maggio, lo sdegno del Governo Italiano e la richiesta che tutti i responsabili, siano adeguatamente perseguiti.
Parimenti, alla luce di quanto sta emergendo, stiamo adottando le ulteriori opportune cautele per avere una ragionevole assicurazione che per i soggetti da noi catturati o consegnati siano apprestate tutte le garanzie di rispetto dello standard umanitario. Questi abietti episodi non giovano certo alla causa della pace e di chi si prodiga per restituire all'Iraq condizioni civili e di libertà. Nondimeno essi non devono rappresentare l`occasione per confondere, con la loro eccezionalità l'immane sforzo di democratizzazione che il contingente italiano contribuisce a realizzare.
Pagina pubblicata il 05-03-2011