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Bandiera distintiva del Ministro della Difesa
 

Audizione del:

14 maggio 2003 , Roma

Comunicazioni del Ministro della Difesa sull'impiego di un contingente militare in Iraq

Onorevoli Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati,

nell’intero arco della crisi irachena, il Governo ha sviluppato una serie di passaggi misurati e coerenti con la gravità della situazione e con le responsabilità che derivano al nostro Paese dal proprio ruolo internazionale. Di tali attività il Governo mantiene il Parlamento costantemente informato, anche per evitare strumentali od erronee interpretazioni dei fatti.

Nel più recente passaggio parlamentare, quello del 15 aprile, le comunicazioni del Ministro degli Affari Esteri, Onorevole Frattini, sono state sostenute da diverse Risoluzioni, con cui Senato e Camera hanno impegnato l’Esecutivo all’avvio dell’ intervento umanitario.

Nella sua comunicazione il Ministro Frattini ha precisato che l’azione promossa dal Governo è multidimensionale, in quanto coinvolge diversi settori dell’amministrazione, “in un contesto integrato e coordinato di mutuo sostegno, sia per assicurare alla popolazione irachena gli aiuti umanitari necessari, sia per realizzare le opere immediate e urgenti di ripristino della funzionalità delle infrastrutture e di quei servizi che servono a garantire agli iracheni le migliori condizioni di vita possibile nel quotidiano che abbiamo di fronte”.

Gli atti di indirizzo, approvati quel giorno e discendenti da un ampio ed intenso dibattito, rappresentano il formale assenso ed il principio fondante del nostro impegno in Iraq, compreso, in particolare, quello militare.

La successiva pianificazione militare del contingente ed i contatti internazionali per il suo dispiegamento in teatro si sono sviluppati in piena coerenza alle linee indicate.

La posizione italiana rispetto al conflitto è stata chiara fin dall’inizio: come comunicato dal Presidente del Consiglio in Parlamento, il 19 marzo scorso, è stata la scelta di non partecipare direttamente alle operazioni militari, scelta di “non belligeranza” - siamo stati fermi, in questo, persino rigidi - ma di “chiara collocazione del nostro Paese” nel campo della democrazia e della libertà.

Dopo tre settimane di operazioni belliche, con le dichiarazioni formali del Presidente Bush del 1° maggio e, prima ancora, con la sconfitta della capacità militare irachena, si è determinato il sostanziale dissolvimento di una delle due parti del conflitto. Non la sconfitta di un paese, ma la sua liberazione dal regime, dal suo capo e dai suoi simboli.

Il conflitto armato è dunque cessato. Ma permangono problemi di violenze, di attentati, di banditismo, di criminalità, di saccheggi.

In tale situazione, bisogna garantire livelli di sicurezza minima, prevenire lo scoppio di disordini e vendette ed evitare che si sviluppi negli iracheni la sindrome del “sentirsi abbandonati”, proprio nel momento in cui più forte è l’emergenza umanitaria. Non si deve indugiare nel promuovere la ricostituzione del sistema produttivo del Paese, lasciando la popolazione in condizioni di penuria economica. Ciò significherebbe deluderne le aspettative e potrebbe fare prevalere le componenti più radicali ed estremiste.

Oggi, in questo dopoguerra, ci rendiamo pienamente conto che l’ambito delle responsabilità della collettività internazionale si è allargato. Si è avviata una fase in cui si pongono le basi di una nuova dimensione di vita per il popolo iracheno, con i valori di democrazia, libertà, diritto e crescita dell’individuo al centro delle dinamiche di ricostruzione sociale, culturale ed economica del paese.

È l’auspicio di tutti. Per coerenza, deve anche essere un impegno.

È in questo contesto che riteniamo giusto inquadrare la nostra partecipazione al dopoguerra, avvertendo l’esigenza di riaffermare la primaria importanza di agire in nome di un sistema di valori che crediamo di dover condividere con l’intera comunità internazionale.santi problemi del momento. Mi riferisco al ruolo degli organismi internazionali di cui noi siamo, da sempre, convinti assertori e promotori: le Nazioni Unite, innanzitutto, l’Unione Europea e la NATO.

La credibilità delle Nazioni Unite, di responsabili primarie della pace e della sicurezza internazionale e di garanti del rispetto dei diritti dell’uomo, è stata rilanciata dal fatto che i paesi della Coalizione, a legittimazione del rovesciamento del regime di Saddam Hussein, abbiano richiamato le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Quella credibilità può trovare ulteriore sostegno in un intervento plurinazionale che crei le condizioni indispensabili per l’assistenza umanitaria alla popolazione irachena, di cui le Nazioni Unite rappresentano il principale motore.

Sulla base di una bozza di Risoluzione, presentata, il 9 maggio, da Stati Uniti, Regno Unito e Spagna, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dibatterà la proposta di rimozione delle sanzioni: è una proposta ragionevole, che tiene conto del mutamento radicale intervenuto in Iraq e che responsabilizza la Comunità Internazionale, chiamata a valutare la possibilità di restituire in tempi brevi allo stesso popolo iracheno la gestione delle proprie risorse naturali, che le Nazioni Unite avevano giustamente sottratto al dittatore Saddam dopo l’invasione del Kuwait.

Quanto all’Unione Europea, il Governo è da sempre sostenitore di un suo ruolo più attivo e partecipe e della necessità che si assuma più ampie responsabilità a favore della pace e dei valori umanitari. E’ quanto è stato riconosciuto nel corso della riunione dei Ministri degli esteri di Atene.

D’altra parte, il fatto che l’Unione Europea, in quanto tale, non sia ancora in grado di svolgere in pieno questo ruolo, pone maggiori responsabilità ai singoli paesi europei ed in particolare a quelli di maggiore rilevanza, tra cui l’Italia, per dare risposte adeguate ad emergenze così urgenti e drammatiche.

Onorevoli Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati, è in questo quadro che il Governo italiano ha avvertito l’obbligo politico e morale, di unire ad un forte sostegno all’azione degli organismi internazionali, per la rinascita di un Iraq democratico e per la pacificazione dell’intero Medioriente, anche un impegno diretto in un intervento umanitario e di ricostruzione che non può attendere. Questa linea di condotta è stata presentata ed approvata dal Parlamento.

L’evoluzione sul terreno ha confermato la validità del piano d’azione intrapreso dal Governo, attraverso il coordinamento interministeriale realizzato in seno alla “task force” costituitasi presso la Farnesina, per assicurare la piena sintonia tra le Amministrazioni e gli Enti dello Stato sui fini e sui mezzi della nostra missione in Iraq.

Ricordo, brevemente, i maggiori interventi messi in atto dal Governo, immediatamente dopo la cessazione delle ostilità e non appena la situazione sul terreno lo ha consentito.

Sono iniziative che ci hanno consentito non solo di stabilire un proficuo rapporto di collaborazione con l’ORHA, l’Ufficio per la Ricostruzione e l’Assistenza Umanitaria, nel quale ci proponiamo di inserire nostri funzionari ed esperti tecnici, ma anche e soprattutto di acquisire un patrimonio di fiducia presso la società civile irachena che, libera ormai dalla dittatura di Saddam Hussein, si accinge a gestire il Paese nella transizione verso un Governo legittimo e rappresentativo.

Ricordo le missioni effettuate a Baghdad dal designato Capo della Missione Italiana in Iraq, di funzionari ed esperti dei Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali e dell’Istituto Superiore della Sanità e la tempestiva riapertura - siamo stati i primi tra i Paesi europei – della nostra Delegazione Diplomatica Speciale a Baghdad.

Un primo intervento umanitario è stato realizzato, l’8 aprile scorso, con l’invio, per via aerea, di 40 tonnellate di aiuti di emergenza - medicinali, generi di prima necessità, generatori elettrici - per un valore di 250.000 euro. Gli aiuti sono stati distribuiti dalla Cooperazione italiana in alcune città dell’Iraq meridionale.

Successivamente, è stato disposto l’invio di un ospedale da campo a Baghdad, che opererà per un periodo iniziale di tre mesi, con 60 posti letto e la capacità di effettuare 400 interventi al giorno. La vigilanza interna dell’ospedale è affidata ad un’unità di trenta carabinieri. La prima aliquota di 15 Carabinieri, giunta a Baghdad il 7 maggio, rappresenta il primo segno concreto della presenza militare italiana in territorio iracheno, con evidenti scopi umanitari. La seconda aliquota sarà avviata domani con un volo dell’Aeronautica, destinato, anche, al trasporto di una missione di esperti dell’UNESCO, tra cui un italiano, per la definizione del piano d’azione relativo al patrimonio culturale iracheno.

Una missione della Cooperazione allo Sviluppo ha identificato, inoltre, la possibilità di intervenire su tre ospedali specialistici a Baghdad e su altri due ospedali, rispettivamente a Bassora e a Nassiriya.

A fronte dell’appello delle Agenzie delle Nazioni Unite, il Governo ha predisposto un programma di finanziamenti, per un ammontare complessivo di 10 milioni di euro, a supporto delle attività delle stesse Agenzie e della Croce Rossa Internazionale. Sono stati erogati, o sono in via di erogazione, 5 milioni di euro, all’UNICEF, per l’assistenza all’infanzia, al Comitato Internazionale della Croce Rossa, per interventi principalmente in campo sanitario e idrico, alla Federazione Internazionale della Croce Rossa, al Programma Alimentare Mondiale, per l’acquisto di derrate alimentari, all’Organizzazione Mondiale della Sanità, per interventi principalmente in campo sanitario.

Sono stati, altresì, destinati 400.000 euro all’UNESCO per interventi immediati a tutela del patrimonio archeologico iracheno.

Si stanno valutando ulteriori iniziative per il rimpatrio e il reinserimento sociale dei profughi iracheni ed a favore dell’iniziativa UNICEF per i bambini in condizioni di particolare vulnerabilità.

Per la riabilitazione del tessuto economico-sociale, con obiettivi a più lungo termine ma che presenta ovviamente anche risvolti immediati di carattere umanitario, il Governo conta di intervenire nel campo agricolo-rurale con due iniziative di taglio diverso: la prima di riabilitazione delle infrastrutture e di sostegno alla produzione e commercializzazione dei prodotti, la seconda di riabilitazione delle reti elettriche, così da consentire un’erogazione costante e continua di elettricità nelle zone ad economia agricola, negli ospedali e nelle strutture sociali, come scuole e municipi.

Altri progetti a cui il Governo sta lavorando sono la riabilitazione funzionale del settore scolastico, della rete idrica ed il rafforzamento delle capacità gestionali del patrimonio culturale ed archeologico.

Desidero soffermarmi su questo punto, in virtù del qualificato contributo che la nostra grande esperienza ci consente e del pressante indirizzo espresso al riguardo dal Parlamento; il Governo conta, tra l’altro, di inserire un Diplomatico italiano ai vertici dell’ORHA per il coordinamento delle attività a tutela dello sterminato patrimonio culturale ed archeologico del Paese.

Onorevoli Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati, non si tratta, evidentemente, di attività di diretta competenza del Ministro della Difesa. Di esse i Ministri competenti terranno informato il Parlamento. Le ho volute, comunque, oggi ricordare, così come mi sono state partecipate dal Ministro degli Esteri, per dare il senso complessivo dell’intervento italiano. Pensare che si tratti di una semplice successione di convogli autotrasportati sarebbe riduttivo.

Rispetto ad un ben più significativo complesso di attività, la componente militare sarà schierata per "garantire quella cornice di sicurezza essenziale per un aiuto effettivo e serio al popolo iracheno e contribuire con capacità specifiche alle attività di intervento più urgente nel ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali" - sono parole del Ministro Frattini del 15 aprile - compiti strettamente connessi e funzionali proprio all’obiettivo umanitario per il quale il Governo si è impegnato.

In attuazione di tali decisioni, ho impartito all’Autorità militare le direttive per la pianificazione della missione, la definizione dei compiti, l’approfondimento degli aspetti organizzativi, addestrativi operativi e logistici, la designazione delle forze e la loro predisposizione.

Conseguentemente, l’Autorità militare ha emanato i preavvisi d’ordine alle quattro Forze Armate per i volumi organici autorizzati, i contributi di ciascuna Forza Armata, il livello di approntamento delle forze, l’indicazione di massima degli aspetti logistici, gli orientamenti d’impiego.

Per la definizione di aree di impiego, missione, compiti e relative esigenze di supporto, il Governo si è mosso con una fitta serie di contatti a livello diplomatico e militare con i paesi amici ed alleati.

Questo è normale, perché pensare che il nostro contingente possa operare in completa autonomia sarebbe giuridicamente impossibile, politicamente improponibile ed operativamente velleitario.

Un primo incontro per il coordinamento generale con i paesi disponibili a fornire contributi si è avuto presso il Ministero della Difesa britannico, a Londra, il 30 aprile 2003.

In quella occasione si sono confermati: un quadro assai complesso del dopoguerra, un’emergenza di ampia dimensione, un atteggiamento anglo-americano prudente ed equilibrato, con la ricerca di un’azione sostenuta e partecipata da un gruppo di paesi il più ampio possibile.

Quale obiettivo politico per il dopoguerra è stato richiamato quanto espresso nella dichiarazione congiunta del Presidente Bush e del Primo Ministro britannico Blair, a Hillsbough, l’ 8 aprile: “aiutare il popolo iracheno a costruire una nazione unitaria, libera ed in pace tanto al suo interno quanto con i Paesi vicini” e sostenere “le aspirazioni del popolo iracheno ad un governo rappresentativo che consideri i diritti umani ed il rispetto delle leggi come basi della democrazia”.

Per il raggiungimento di tale obiettivo, sempre nella riunione del 30 aprile, sono stati indicati tre binari politici:

- il processo politico all’interno dell’Iraq, con l’istituzione di una “Interim Authority/Provisional Government” entro 4 settimane, come richiesto dagli stessi gruppi politici iracheni, e, in prospettiva, con il processo di transizione, nel quale il controllo del Paese verrà gradualmente ceduto al nuovo governo eletto;

- il contesto regionale del Medio Oriente, ove si innestano, pur tra evidenti difficoltà, dinamiche strettamente collegate, quale la Road Map connessa alla soluzione del conflitto israelo-palestinese;

- il contesto internazionale ed il ruolo delle Nazioni Unite.

È stato precisato che in questa fase di pacificazione e stabilizzazione, obiettivo strategico-militare è la creazione, nel minor tempo possibile, di un ambiente sicuro e stabile che permetta gli aiuti umanitari indifferibili e lo sviluppo e la sostenibilità del processo di riedificazione dello Stato iracheno.

Per quanto attiene alle attività di ricostruzione, riabilitazione delle istituzioni ed assistenza umanitaria, che saranno sviluppate dall’ORHA, l’Iraq è stato diviso in regioni operative, all’interno delle quali sono state incluse le 18 province irachene.

Per quanto riguarda il nostro contingente, abbiamo espresso l’intendimento di impiegarlo in modo unitario ed integrato, al fine di sfruttare al massimo le sue capacità.

Conseguentemente, al contingente militare nazionale sarà assegnato un settore di responsabilità nella regione meridionale dell’Iraq, di responsabilità della Gran Bretagna.

In quello stesso settore potranno essere prevalentemente indirizzate le attività di aiuto e cooperazione nazionali.

In tale quadro, abbiamo, anche, offerto la disponibilità a ricevere eventuali contributi di altri Paesi, che si sono già offerti ad integrarsi con le nostre forze, nel nostro settore.

Onorevoli Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati, l’8 maggio, a Londra, presso il Ministero della Difesa britannico, si è tenuta una Conferenza per la definizione dei contributi delle nazioni che hanno deciso di intervenire.

Il contributo nazionale all’operazione, che ha ricevuto la denominazione di “Antica Babilonia”, prevede un contingente di media dimensione e di elevata qualità, che consentirà una significativa autosufficienza in termini logistici, indispensabile per la distanza che separa il teatro di operazioni dall’Italia, ed una efficace capacità operativa, in termini di protezione, di mobilità, di assistenza.

Dal punto di vista tecnico-operativo le forze rispondono ai requisiti imposti dai compiti e dalla situazione ambientale. Ciò, sia dal punto di vista della efficacia e della efficienza dei mezzi, sia del livello di preparazione e di addestramento professionale degli uomini. Si tratta di forze pienamente integrabili con quelle che saranno presenti in teatro e sulla cui risposta si può fare pieno affidamento.

Di tale complesso di unità ed assetti è stata verificata preventivamente la rispondenza tecnico-operativa in termini di possibilità d’impiego e sostenibilità temporale dell’operazione ed è stataassicurata, sotto l’aspetto tecnico militare, la compatibilità con gli altri attuali impegni nel mondo.

A questo riguardo ricordo che siamo presenti: in Afghanistan con circa 2000 uomini, in Bosnia, con circa 1500 uomini; in Kosovo, con circa 3800 uomini; in FYROM, con circa 200 uomini; in Albania, con circa 1000 uomini, ed ancora, con consistenze numeriche inferiori, in Palestina, India - Pakistan, Iraq, Israele, Egitto, Libano, Malta, Congo, Etiopia – Eritrea, Marocco, USA. Il totale dei nostri militari impiegati in missioni ed operazioni all’estero è, oggi, di oltre 9000 unità.

I militari del contingente saranno complessivamente circa 3000, parte dei quali non impiegati direttamente sul terreno, bensì nei transiti aerei e marittimi. Saranno tutti professionisti e molti già esperti di altre aree di crisi. Saranno presenti anche alcune donne, che consentiranno, in particolare, al contingente di meglio relazionarsi con la componente femminile della popolazione locale.

Il contingente è basato su diverse componenti di Forza Armata.

Per l’Esercito sono previsti:

- un Comando di Brigata, con supporti, in grado di gestire unità di altre nazioni;

- un’unità di manovra a livello di Reggimento;

- un unità di supporto logistico a livello di Reggimento, con capacità di trasporto, manutenzione, rifornimento, viveri;

- assetti aerei a livello di Squadrone, con elicotteri con funzioni di utility;

- un’unità del genio, a livello di Battaglione, con capacità di interventi sulla viabilità, di sminamento e di supporto generale;

- una compagnia di difesa NBC, con capacità di: verifica della presenza di aggressivi chimici e dei livelli di radioattività;
- delimitazione di aeree contaminate ed analisi di agenti contaminati;
- controlli chimici e radioattivi su persone, mezzi e materiali;
- decontaminazione e bonifica di emergenza.

Per la Marina è previsto l’impiego di una unità navale anfibia per il trasporto degli equipaggiamenti e dei mezzi, per il supporto logistico in zona di operazioni e per il sostegno operativo e di mobilità aerea, con una componente di 2/3 elicotteri imbarcati.

Sulla nave è anche installata una unità ospedaliera polispecialistica, inclusa una sala chirurgica. A bordo dell’unità è prevista una compagnia anfibia del Reggimento San Marco.

Sarà, anche, impiegato un Gruppo Cacciamine su tre unità per assicurare la navigabilità, e, quindi l’arrivo degli aiuti via mare, degli approcci marittimi al porto di Umm Qasr.

Per l’Aeronautica sono previste: una componente del genio aeronautico, una componente elicotteri con capacità di ricerca e soccorso operativo ed una componente con capacità di gestione e supporto di operazioni aeroportuali.

La componente aeronautica, assicurerà, anche, alcuni trasporti in teatro.

L’Arma dei Carabinieri contribuirà alla operazione, con elementi di polizia militare e con una unità Multinational Specialised Unit, che opererà nel settore italiano, con l’orientamento ad intervenire, ove necessario, in tutto il settore divisionale britannico e che sarà in grado di gestire eventuali contributi di altri paesi.

Per quanto riguarda la catena di Comando e Controllo, il Capo di Stato Maggiore della Difesa mantiene il Comando Operativo sulle Forze nazionali rese disponibili. Il Comando divisionale britannico, con sede a Bassora, eserciterà il controllo operativo in tutta la Regionemeridionale, con irrinunciabili funzioni di coordinamento organizzativo ed operativo fra le forze dei vari contingenti internazionali.

A Baghdad, presso l’ORHA, un Generale italiano affiancherà l’Inviato straordinario del Governo, con funzioni di raccordo con il Comando della Coalizione in sede.

Il Comandante Nazionale del Contingente sarà destinato a Bassora, presso il Comando divisionale britannico. Egli assicurerà lunitarietà di Comando su tutte le forze nazionali e, contemporaneamente, avrà lo specifico compito di verificare che esse siano impiegate nel rispetto del regime di deleghe in atto, cioè esclusivamente per il soddisfacimento della missione assegnata e per quelle capacità operative approvate dall’autorità di Governo a cui risalgono le decisioni per eventuali deroghe o impieghi diversi.

L’impiego effettivo delle forze sarà stabilito sulla base della “Direttiva ministeriale” e del conseguente “Ordine di operazioni” che sarà comprensivo delle cosiddette Regole di Ingaggio (ROE), la cui applicazione, nel tempo ed in funzione del contesto operativo, risale alla discrezionalità tecnico-operativa della catena di comando, che è responsabile dell’assolvimento della missione.

Onorevoli Presidenti, Onorevoli Senatori e Deputati,

la missione assegnata al Contingente sarà quella di concorrere, con gli altri Paesi della Coalizione, al fine di creare le condizioni di sicurezza e stabilità agli aiuti umanitari ed alla riedificazione del paese.

Confermando quanto esposto dal Ministro Frattini, il 15 aprile, il contingente nazionale sarà chiamato ad operare per lo svolgimento dei seguenti compiti:

- creazione e mantenimento di un ambiente sicuro;
- concorso all’ordine pubblico e polizia militare;
- supporto alle attività di sminamento;
- rilevazioni biologiche e chimiche;
- assistenza sanitaria;
- gestione aeroportuale;
- supporto alle attività dell’ ORHA;
- ripristino di infrastrutture pubbliche essenziali.

Più in generale, si tratta di operazioni di profilo essenzialmente protettivo e di sicurezza, condotte con attività di ricognizione e sorveglianza, di protezione e sicurezza, di stabilizzazione ed assistenza.

La presenza delle forze sul terreno sarà quanto più discreta possibile. Le necessarie capacità di intervento e di risposta immediata a possibili situazioni di pericolo saranno guidate dalla funzione intelligence e basate sull’alta mobilità, sulla flessibilità e la dinamicità del contingente, sugli assetti elicotteristici.

È una missione, lo ripeto, non rivolta contro qualcuno, bensì a diretto sostegno della popolazione locale e dell’opera di assistenza umanitaria e di ricostruzione.

In questo quadro, l’uso della forza sarà esercitato al livello più basso possibile, in funzione delle circostanze ed in misura proporzionale alla situazione, nel rispetto del diritto internazionale, nonché delle leggi e regolamenti nazionali. In particolare esso dovrà assicurare, nel modo più efficace, la tutela e la sicurezza del nostro personale.

Ricordo che per i nostri militari sarà in vigore il Codice penale militare di guerra, così come previsto nelle operazioni militari internazionali, anche per garanzie inderogabili del diritto umanitario. Si tratterà di quel riferimento giuridico oggetto di recenti allineamenti al dettato costituzionale, da ultimo con le modifiche intervenute in occasione della conversione in legge del decreto legge n. 4/2003.

A tal proposito, posso confermare l’avvenuto completamento, alla fine del mese di marzo, del lavoro della Commissione di studio da me istituita, per l’ulteriore revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra, per la ridefinizione dei limiti della giurisdizione penale militare e per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare.

In piena coerenza con questo lavoro di alta qualità giuridica, il testo di un disegno di legge è ora alla valutazione degli organi tecnici del Ministero per l’invio, quanto prima, per quanto di competenza, ai previsti concerti interministeriali e dell’Organo di autogoverno della Magistratura Militare e per la presentazione al Parlamento.

I costi dell'operazione militare comporteranno un significativo sforzo anche in previsione della possibile durata della missione nel tempo. Essi troveranno adeguata copertura nell’apposito decreto legge, di prossima presentazione al Parlamento per la conversione in legge, che recepirà anche le esigenze connesse con l’attuazione dei progetti civili previsti sotto il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri, di cui ho riferito nella prima parte del mio intervento.

Questi i lineamenti programmatici dell’operazione.

Nei prossimi giorni, sarà inviato in teatro un team ricognitivo, a livello strategico/operativo, al fine di verifìcare le reali condizioni dell’area di responsabilità assegnata, definire esigenze e possibilità di supporto logistico e stabilire i necessari collegamenti con i Comandanti Multinazionali. A tale attività farà immediatamente seguito una ricognizione tattica condotta dai Comandanti ai vari livelli per la verifica dei dettagli di carattere operativo, tecnico e logistico.

I vertici militari della Coalizione hanno auspicato lo schieramento delle forze al più presto possibile e, comunque, non oltre il mese di giugno.

Per il nostro contingente, la notevole distanza comporterà tempi lunghi per il trasferimento, prevalentemente aereo, del personale ed il trasporto, prevalentemente navale, dei mezzi. Inoltre, sarà necessario completare l’indispensabile ciclo vaccinale di circa 15 giorni.

Inizialmente è prevedibile il trasferimento in teatro dell’ “advance party”, un’aliquota di personale incaricata di porre in essere l’attività organizzativa necessaria per la successiva immissione del “main body”, ossia il grosso delle forze.

Il dispiegamento della forza prenderà l’intero mese di giugno.

Dall’arrivo in teatro, il nostro contingente inizierà una attività di integrazione e di familiarizzazione ambientale.

Dopo circa due settimane di tali attività, il Contingente sarà dichiarato operativo.

Rispetto a questi tempi, potrà essere anticipata l’attività di sminamento dei cacciamine, già dislocati nel Golfo Persico per precedenti esercitazioni congiunte con similari unità della Francia.

Onorevole Presidente, Onorevoli Senatori e Deputati, dal punto di vista qualitativo, si tratta di un’operazione di alto profilo e di grande valenza per il ruolo dell’Italia a sostegno della pace e della stabilità nel mondo.

In Iraq molto è stato fatto. Come uomini liberi ci rallegriamo dei risultati ottenuti. L’avvio di una dinamica positiva è, tuttavia, segnato da tempi lunghi e notevoli difficoltà per la ricostruzione e la normalizzazione del paese.

Molto, dunque, resta ancora da fare. L’azione dell’Italia deve essere decisa e tempestiva, per una popolazione particolarmente provata da tre settimane di conflitto ma, soprattutto, da venti anni di sanguinaria dittatura, cui sono venuti meno anche i generi primari, come medicinali, acqua, cibo, luce.

Sarà un processo che non può prescindere dalla presenza delle forze militari, rese disponibili dalla Comunità internazionale, per la cornice di sicurezza e stabilità che esse garantiscono.

L’Italia, che con le proprie Forze Armate, svolge già responsabilmente il suo importante ruolo nell’area balcanica ed in altre parti del mondo, non può esimersi dal gettare un ponte di solidarietà anche nei confronti dell’Iraq.

Sulla base di un primo, complessivo esame, valutiamo la missione operativamente molto impegnativa, ma qualitativamente compatibile con le nostre capacità militari e quantitativamente sostenibile nel quadro dei nostri impegni internazionali.

Si tratta di una missione difficile. Per l’ambiente, per il contesto multinazionale, per la grande distanza dall’Italia. Una missione che comporta rischi. Ma posso garantire che saranno prese tutte le precauzioni per tutelare la sicurezza dei nostri militari.

Anche in questa occasione, potremo contare sulla grande professionalità dei nostri uomini che, unita alle doti di umanità, consentirà loro una gestione equilibrata delle situazioni. Come è semprestato, guadagnando loro continue manifestazioni di apprezzamento.

In particolare, si stabiliranno le condizioni per creare un clima amichevole da parte della popolazione locale nei confronti del contingente italiano, che sia percepito per quello che è: non una forza di occupazione, ma di sostegno al paese sul piano della sicurezza e, quindi, ad un ritorno alla normalità civile, economica, sociale.

D’altra parte, sono gli stessi esponenti dell’amministrazione civile irachena, con i quali sono stati stabiliti i primi contatti diplomatici, a mostrare apprezzamento rispetto alla decisione di inviare un contingente militare nel Paese, per fornire il quadro di sicurezza agli interventi umanitari, contribuire alla stabilizzazione ed all’ordine pubblico, premessa indispensabile affinché possa svolgersi un libero dibattito politico.

Per tutto questo, crediamo che, in Parlamento, maggioranza ed opposizione possano confermare al Governo un ampio consenso su queste scelte.

Qualcuno tra voi forse ricorderà che sul retro della carta moneta fatta circolare dalle Forze Alleate in Italia all’indomani della Liberazione, le cosiddette AmLire, erano stampate le quattro libertà enunciate dal Presidente Roosevelt: la libertà di parola, la libertà di religione, la libertà dal bisogno, la libertà dalla paura.

Forse oggi noi possiamo contribuire a portare queste quattro libertà al popolo iracheno.

ALLEGATI

Pagina pubblicata il 05-03-2011