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Audizione del:

20 novembre 2002 , Roma

Intervento del Ministro della Difesa, On.le Antonio Martino, presso la Commissione Difesa del Senato, sulla legge di Bilancio e Finanziaria 2003

Presidente, Onorevoli Senatori,
desidero, innanzitutto rivolgere alla Commissione il mio saluto ed il mio ringraziamento per la sempre viva attenzione e sensibilità con cui vengono partecipati i problemi della Difesa e della Sicurezza, segnatamente, nel corso dei lavori per le leggi di Bilancio e Finanziaria.
Ringrazio, in particolare, il Relatore per la presentazione precisa ed efficace degli aspetti più significativi del provvedimento ed il Sottosegretario Cicu, che ho delegato a partecipare in mia vece ai lavori in Commissione, quando non potrò farlo personalmente.
Non potrò, infatti, intervenire, in replica perché sarò a Praga, per il Vertice dell’Alleanza Atlantica.
Quel vertice e quello di Bruxelles, del giorno 19, per la Riunione dei Ministri dell’Unione Europea, sono la conferma dell’ampiezza del processo di internazionalizzazione che interessa le politiche di Sicurezza e Difesa e del ruolo del nostro Paese nelle grandi organizzazioni internazionali.
Innanzitutto, l’Unione Europea che, dopo aver creato una comunità economica e di valori, sta procedendo, non senza problematicità, verso un processo di progressiva integrazione politica, di cui, la costruzione di una politica estera comune e di una Politica Europea di Sicurezza e Difesa, costituisce fattore determinante.
È  un processo nel quale ci sentiamo particolarmente coinvolti, anche nella prospettiva della Presidenza italiana dell’Unione, nel secondo semestre del 2003.
Nella riunione di Bruxelles sono stati trattati tutti i temi di maggiore importanza ed attualità: in particolare è stato dato un nuovo impulso politico alle attività di acquisizione e di adeguamento delle capacità operative in ambito europeo, nel quadro di un processo di rafforzamento destinato a proseguire negli anni successivi. Si è preso atto di un catalogo delle forze aggiornato rispetto agli obiettivi di Helsinki ed alle nuove esigenze, tra le quali quelle di protezione delle forze da attacchi terroristici, necessarie alla conduzione di operazioni militari progressivamente sempre più complesse.
Relativamente agli elementi della Forza di Reazione rapida è stata confermata l’esigenza di un rafforzamento delle capacità dell’Unione di gestione delle crisi, che richiedono tempestivi processi di decisione e di spiegamento, mediante l’accelerazione delle procedure, la pre-pianificazione dei possibili scenari, l’identificazione delle capacità necessarie.
È stato, anche, dato impulso all’addestramento comune, che riguarderà diversi livelli, da quello politico-strategico e quello tattico-operativo.
Particolare attenzione è stata rivolta alla dimensione mediterranea della PESD, al fine di stabilire un dialogo con tutti i partners del bacino diretto a favorire la trasparenza e la comprensione reciproca, anche in relazione alle esigenze del nuovo quadro di sicurezza globale. In tale contesto sono state esplorate le possibilità di forme specifiche di collaborazione, come la formazione, la partecipazione ad esercitazioni congiunte, il soccorso in mare ed il controllo delle coste.
È stata sottolineata l’importanza di un adeguato coordinamento tra gli strumenti civili e militari di gestione delle crisi, con la definizione di uno specifico piano d’azione, e sono stati affrontati i temi della lotta al terrorismo e della complementarietà fra le forze europee e quelle NATO, e delle modalità di acquisizione dei mezzi e materiali necessari allo sviluppo delle capacità.

Il Vertice di Praga, dei prossimi giorni, rappresenta un evento destinato ad introdurre sviluppi assai significativi nella vita dell’Alleanza Atlantica. All’ordine del giorno vi sono tutte questioni in grado di far emergere elementi di continuità e di innovazione, tali da confermare la perdurante vitalità politica e rilevanza strategica del legame transatlantico.
Di fondamentale importanza è il tema delle capacità, per l’adeguamento, anche militare, al mutato contesto strategico. Dagli Alleati europei ci si attendono forze più mobili ed efficaci da inserire in una struttura più moderna, che privilegi la prontezza e la proiettabilità, e con un’organizzazione dei comandi semplificata. L’Alleanza ne verrà rafforzata, accelerando la trasformazione verso un più bilanciato ed equo rapporto di responsabilità e doveri tra europei ed americani. Sarà proprio questo il punto di maggiore rilievo politico, che comporterà l’assunzione di impegni concreti a realizzare quanto è fattibile secondo un preciso calendario ed un ben definito piano d’azione.
Nel quadro della riforma delle forze, sarà considerata la "Forza di Risposta NATO", che rappresenta una capacità alleata di schierare in tempi rapidissimi, costituita da almeno ventimila soldati pienamente interoperabili, in grado di condurre da sola operazioni ad alta intensità e di servire come nucleo iniziale di uno spiegamento in teatro di successivi contingenti più ampi.
Sul terrorismo si darà impulso ad un ruolo più attivo della NATO nel guidare e sostenere l’ampio spettro di operazioni possibili.
Parimenti, saranno affrontate le altre iniziative, come l’incremento delle capacità di difesa dell’Alleanza dai rischi connessi alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, della capacità di assistere Governi alleati in caso di attacchi terroristici contro le popolazioni civili, di una più accurata elaborazione delle informazioni di fonte "intelligence".
Si tratterà anche della trasformazione dell’Alleanza, che, oltre a riguardare il potenziamento delle sue capacità militari, investirà le strutture di comando e le forze, secondo un processo parallelo e complementare. A Praga, saranno approvate le linee guida elaborate da un Gruppo di Lavoro incaricato di studiare un’organizzazione militare più snella, efficace e maggiormente in sintonia con i nuovi impegni.
Gli Alleati dovranno, poi, pronunciarsi sull’allargamento dell’Alleanza, che, anche se dato per scontato, rappresenta un fatto di portata storica che, insieme al salto di qualità nei rapporti tra la NATO e la Russia, comporta un decisivo passo avanti sulla strada del superamento della innaturale divisione dell’Europa degli anni della guerra fredda.
Al Vertice sarà, peraltro, ribadita la volontà di proseguire sulla strada del rafforzamento delle nuove relazioni con i paesi non NATO, in particolare con il nuovo Consiglio NATO-Russia, inaugurato con il Vertice di Pratica di Mare del 28 maggio scorso, che rappresenta certamente la novità più importante e più rassicurante, e con il Dialogo Mediterraneo, per rafforzare la cooperazione e la fiducia con i partner delle sponde meridionali ed orientali.
In definitiva, a Praga avremo la conferma che, anche per le opportunità e le sfide che la interessano in questa stagione, la NATO resta il fondamento della sicurezza collettiva euro-atlantica, garanzia primaria per la sicurezza del Paese e perno della nostra politica di difesa.
Per concludere su questo tema delle relazioni euro-atlantiche, mi preme sottolineare che si afferma sempre più l’idea che gli strumenti militari si debbano sviluppare in sintonia e coerenza, sulla base di una dinamica di complementarietà e di reciproco rafforzamento. Ciò significa che ogni paese dispone di un solo insieme di forze e capacità e di un solo bilancio, che rappresentano il bacino all’interno del quale devono trovare spazio tutte le esigenze e tutti gli impegni dei diversi livelli in cui si articola il sistema della difesa: quello atlantico, quello europeo e quello nazionale.

Presidente, Onorevoli Senatori,
così ho voluto aggiornare la Commissione sul quadro di riferimento internazionale in cui, se vogliamo che l’Italia agisca da protagonista attiva e trainante, dobbiamo mantenere un importante impegno politico, da consolidare e rafforzare con scelte coerenti ed efficaci.
È proprio alla luce del crescente contributo richiesto all’Italia per la sicurezza collettiva, in particolare per la lotta al terrorismo, che si pone l’esigenza di guardare al Bilancio della Difesa in un’ottica nuova e più lungimirante. In altri termini, nel momento in cui affrontiamo la sessione di bilancio, dobbiamo avere chiaro lo sforzo che questi impegni richiedono e le conseguenti implicazioni in termini di risorse.
Questa esigenza il Governo l’avverte e la tiene in responsabile considerazione nel formulare le proposte finanziarie in esame.
D’altra parte, si tratta di una linea politica che è largamente condivisa, in uno spirito bipartisan, che caratterizza le scelte del nostro Paese in materia di Sicurezza e di Difesa. Una linea politica mantenuta con lungimiranza e coerenza dal Parlamento, senza confini tra schieramenti in tutti i provvedimenti alla base della grande trasformazione in atto nelle nostre Forze Armate.
La manovra di finanza pubblica per il 2003, in materia di Difesa, si fa carico di questa impostazione, inserendosi nella linea macro-economica del DPEF, che ha richiamato esplicitamente un tendenziale allineamento delle risorse dedicate alla Difesa alla media dei paesi di pari livello di sviluppo economico-industriale, quantizzabile in un rapporto Funzione Difesa-PIL dell’1,5%.
È un obiettivo ragionevole e generalmente condiviso, che consentirà di perseguire i necessari interventi di carattere strutturale, nel periodo di legislatura. È, tuttavia, un traguardo che le note difficoltà congiunturali impediscono di avvicinare quest’anno, imponendoci solo una contenuta crescita della spesa.
D’altra parte, è naturale che anche il Dicastero della Difesa risenta del quadro complessivo della finanza pubblica - che continua a condizionare il contesto economico nazionale - e della necessità di perseguire una attenta politica della spesa.
Il trend del bilancio della Difesa si conferma, dunque, anche se moderatamente, positivo: un segno, anche politico – specie nel confronto con le altre Amministrazioni -, che ribadisce il principio che la sicurezza nazionale, insieme al buon funzionamento delle forze di polizia e dell’apparato della giustizia, è un pre-requisito per lo sviluppo del Paese.
Come per le scelte di indirizzo programmatico, così per il bilancio, che ne deve consentire la realizzazione, stiamo cercando di abbandonare progressivamente la tradizionale impostazione statica, che consente solo marginali espansioni o contrazioni in funzione delle circostanze. Maggiore dinamicità, in un quadro di certezza programmatica di medio periodo, potrà consentire, nei prossimi esercizi finanziari, quel salto di qualità per il quale la manovra di quest’anno mantiene le basi. In realtà, è proprio nel medio periodo che deve essere misurata l’efficacia dell’intervento programmatico, in un settore in cui le scelte comportano lunghi tempi di definizione, articolati impegni negoziali, in ambito nazionale ed internazionale, e sviluppi nell’arco di molteplici esercizi finanziari.

Presidente, Onorevoli Senatori,
per la migliore comprensione delle cifre, il Ministero ha approntato la NOTA AGGIUNTIVA in una nuova versione, che ritengo più chiara e più dettagliata, alla quale si aggiunge, per il Senato, un ADDENDUM esplicativo delle modifiche apportate al Bilancio dalla "Nota di variazione" approvata alla Camera in prima lettura.
Come avete potuto vedere, lo stanziamento complessivo per la Difesa considera un volume globale pari a 19.375,9 milioni di €, con una incidenza percentuale della Funzione Difesa rispetto al PIL pari al 1,058%. Ricordo che è proprio a questo valore che ci riferiamo quando indichiamo l’obiettivo di legislatura dell’1,5%. È, infatti, la Funzione Difesa che individua quelle risorse più significativamente finalizzate alla attuazione della riforma dello strumento militare e all’ammodernamento delle sue capacità operative e che determina una vera riqualificazione della spesa, a vantaggio della sicurezza da un lato, e di sostegno produttivo, occupazionale e di sviluppo di tecnologie avanzate dall’altro.

Nel confronto con il precedente esercizio finanziario, i settori di spesa evidenziano variazioni differenziate.
Nel settore del Personale vi è un incremento conseguente ai provvedimenti relativi ai miglioramenti del trattamento economico del personale militare e civile e del processo di progressiva "professionalizzazione" dello strumento.
Il piano quantitativo del personale militare prevede una riduzione numerica di circa 47.000 unità di leva, a fronte di un incremento di 1.146 sergenti e circa 9.600 volontari di truppa. Per il personale civile il volume di risorse si presenta pressoché invariato rispetto al 2002 in quanto a fronte dei miglioramenti retributivi è prevista una riduzione di circa 2.100 unità. Nel complesso, le variazioni della forza bilanciata (valore convenzionale della forza, considerato costante in ogni giorno dell’anno di riferimento) 2003 rispetto al 2002 comportano una riduzione di circa 38.000 unità di personale militare e di circa 2.100 unità di personale civile.
Rispetto alla problematica del blocco delle assunzioni a tempo indeterminato per l’anno 2003, è prevista una deroga per gli organici dei volontari in servizio permanente e in ferma breve, connessa con la trasformazione delle Forze armate in senso completamente professionale.
La Finanziaria prevede altresì un’ulteriore deroga a favore delle amministrazioni pubbliche per esigenze non dilazionabili, fino al limite massimo di spesa che, nel corso dell’iter parlamentare alla Camera, è stato portato a 140 milioni di € nel 2003 e 280 milioni di € per gli anni successivi, poste che giudichiamo adeguate per il soddisfacimento delle esigenze complessive di reclutamento del personale militare.

Nel settore dell’Esercizio, a fronte dell’esigenza di garantire il miglioramento dell’efficienza e prontezza operativa delle forze, da lungo tempo impegnate in logoranti attività che stanno sensibilmente intaccando materiali e scorte, stiamo perseguendo:
- l’incremento dell’ efficienza dei mezzi ed il ripristino delle scorte e delle dotazioni;
- l’incremento dell’attività addestrativa, anche con le forze armate alleate;
- il miglioramento della "qualità della vita" del personale;
- il riordino dell’area tecnico-operativa, tecnico-amministrativa ed industriale.
Sull’Esercizio incidono le previsioni della Finanziaria di una riduzione del 10% dei "consumi intermedi", non aventi natura obbligatoria, con effetti su questo settore sul quale gravano gli elevatissimi tassi di usura dei mezzi e dei materiali impegnati nelle missioni internazionali e le disposizioni per un armonico passaggio al sistema professionale. Contestualmente viene prevista l’istituzione di un fondo da ripartire, con Decreto ministeriale, per sopravvenute maggiori esigenze.
L’applicazione di tali misure di razionalizzazione, passate al vaglio dell’altro ramo del Parlamento senza alcuna modifica, si è concretizzata nella nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato con una riduzione complessiva, rispetto al Bilancio iniziale, di circa 256 milioni di € per la prima esigenza e con l’accantonamento di ulteriori 224 milioni di € per la costituzione del citato fondo.
In merito, anche in riferimento al parere espresso dalla Commissione Difesa della Camera, riteniamo che la Difesa non possa essere esclusa dal concorrere, al pari della altre Amministrazioni, al raggiungimento degli obiettivi di contenimento e razionalizzazione della spesa, seppure con una riduzione limitata per la specificità delle voci economiche comprese nella categoria dei consumi intermedi della Difesa.
Nel settore dell’Investimento, viene assicurato il finanziamento dei principali programmi in corso, mentre il decremento che si registra incide sui programmi minori e su quelli di previsto avvio.
Nel settore, destinato ad avvicinare progressivamente lo strumento militare nazionale agli standard di riferimento degli altri Paesi europei ed alleati, la programmazione è volta ad evitare soluzioni di continuità nel delicato processo di ammodernamento tecnologico e di adeguamento agli standard alleati.
Le risorse saranno prioritariamente indirizzate al completamento e prosecuzione dei principali programmi già avviati ed a quelli destinati a migliorare la mobilità, le capacità di reazione, di comando e controllo delle forze e di intelligence.
Con riferimento ad uno dei più impegnativi programmi, quello per l’acquisizione dell’EUROFIGHTER, faccio notare che è stata inserita una posta di 100 milioni di €, come accensione da parte del Ministero delle Attività Produttive di un limite d’impegno quindicennale, per il rifinanziamento della legge 266/97, attivabile a partire dal 2004. Tale finanziamento è teso ad alleggerire l’incidenza finanziaria del programma sull’investimento, rispetto ad una quotizzazione annuale particolarmente impegnativa per il bilancio della Difesa.

L’incremento delle spese destinate alla Funzione Sicurezza Pubblica è dovuto essenzialmente alla crescita della spesa per il personale, per i rinnovi contrattuali e per la prosecuzione dell’arruolamento di contingenti annui di Carabinieri in ferma quadriennale in sostituzione di quelli ausiliari. In questo senso, nel corso dell’iter alla Camera, é stato inserito uno stanziamento di 17 milioni di €, a decorrere dal 2003, per il finanziamento di un programma aggiuntivo, fino ad un massimo di 560 unità /annue.
L’incremento delle spese destinate alle Funzioni Esterne è correlato all’acquisizione dei velivoli del servizio di trasporto aereo di Stato e alla rivalutazione degli oneri per i fitti figurativi recentemente decisi dal Ministero dell’economia e delle finanze.
Per le spese per le Pensioni Provvisorie si conferma la decisa tendenza alla riduzione, conseguente alle azioni per il tempestivo passaggio alle competenze del Ministero dell’economia e delle finanze di tutte le posizioni che eccedono la prevista permanenza a carico del bilancio della Difesa.
Infine, con riferimento alla Finanziaria, sono inscritti in Tabella "A" oneri per circa 7 milioni di € nel 2003 e 2004 e 400 milioni di € nel 2005, per la copertura di norme in itinere; in particolare la previsione consentirà la presentazione del provvedimento di anticipo della sospensione della leva obbligatoria entro il primo semestre del prossimo anno, in modo da non compromettere le complesse predisposizioni per il passaggio dalla leva al servizio professionale al 1° gennaio 2005.
Questo che è uno degli obiettivi del programma di Governo, ribadito anche nel DPEF, largamente condiviso tra le forze politiche e più volte da me preannunciato in sede parlamentare, che rientra nelle aspettative della società italiana e risponde all’esigenza di completare in tempi brevi la professionalizzazione delle Forze armate. D’altra parte, queste ultime, se non organizzate su base volontaria e professionale, non potrebbero sostenere a lungo i crescenti impegni nelle missioni internazionali di pace, mentre la loro professionalizzazione avrà positivi riflessi sull’occupazione interna, quale motore per accrescere l’occupazione e facilitare l’inserimento qualificato nel mondo del lavoro.

Presidente, Onorevoli Senatori,
nel complesso dei due provvedimenti di politica economica e finanziaria, il Governo mantiene le condizioni per un successivo, più organico e complessivo intervento di attuazione degli obiettivi programmatici di legislatura per la Difesa.
È ben ferma la convinzione che nel quadro di una progressiva convergenza nel campo della stabilità e della sicurezza in campo europeo, nonché di mantenimento degli impegni alleati ed internazionali assunti dall’Italia, occorre puntare decisamente su un significativo incremento delle risorse nel medio termine.

Il confronto con i bilanci dei paesi alleati a noi abbastanza omogenei, rivela, infatti, l’esistenza di un costante divario per la spesa della funzione Difesa, sia in termini assoluti, sia pro-capite. Essa è circa la metà di quella francese ed un terzo di quella britannica. Si tratta di differenze già molto significative che, peraltro, acquistano un valore ancora più marcato se si tiene conto degli andamenti tendenziali, che in quei paesi mostrano una decisa crescita.
Per contro, la responsabilità e gli impegni che discendono dal nostro ruolo nel contesto europeo ed atlantico non possono essere significativamente diversi. Cogliamo chiaramente questo aspetto ed è proprio per questo che stiamo portando avanti una riflessione coerente con la scelta di una accelerazione del processo di riforma dello strumento militare. Per essa abbiamo ottenuto il rinnovo della delega in materia di ristrutturazione e riorganizzazione del settore tecnico-operativo e tecnico-amministrativo della Difesa: un percorso obbligato e fortemente voluto, che abbiamo già intrapreso e che si potrà concretizzare con i prossimi esercizi finanziari.
Elemento centrale di tale riforma, nell’ottica di una "convergenza" con gli altri Paesi alleati, è la avviata transizione al sistema interamente professionale/volontario. Parimenti, seguendo la tendenza della precedente Finanziaria, abbiamo puntato su un limitato graduale, responsabile incremento e su una riqualificazione degli stanziamenti.
Il provvedimento in esame, pur nel quadro congiunturale, si pone in questa strategia e ne mantiene la credibilità e l’attuabilità, realizzando il migliore dei compromessi possibili tra queste necessità e una responsabile ricerca di compatibilità con le esigenze complessive del Bilancio dello Stato.
In altri termini, sappiamo che il volume di risorse finanziarie, coerenti ad uno strumento in grado di sostenere l’aumento di compiti e la riforma strutturale in atto, dovrebbe avere una portata ben più consistente. Una portata che, oggi, non è del tutto compatibile con i vincoli imposti dalla necessità di rallentamento della dinamica della spesa e dai maggiori oneri derivanti dai processi di riforma già in atto.

In questo quadro, le esigenze della Difesa restano una delle priorità del Paese, di cui, con il progetto di Bilancio e di Finanziaria all’esame, il Governo si fa carico con senso di coerenza e responsabilità.
Per tale progetto, chiedo a voi un ampio ed autorevole sostegno, in questo ulteriore passaggio parlamentare.

ALLEGATI

Pagina pubblicata il 05-03-2011