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Audizione del:

23 ottobre 2001 , Roma

Comunicazioni sugli sviluppi della crisi internazionale del Ministro della Difesa, On.le Prof. Antonio Martino alle commissioni Esteri e della Difesa del Senato e della Camera, riunite in seduta congiunta.

Signor Presidente, onorevoli Senatori, onorevoli Deputati, sulla base dell'impegno ad una costante e tempestiva informazione al Parlamento, riferisco oggi, alle Commissioni riunite, sugli sviluppi della crisi internazionale e sui più recenti passi che il Governo ha compiuto in materia.
Si tratta di informazioni oggi possibili e doverose nei confronti del Parlamento. Innanzitutto del Parlamento e, suo tramite, della pubblica opinione nazionale, che, pur in una situazione di riserbo assai superiore che in precedenti conflitti, devono disporre di un quadro chiaro della situazione, per sostenere con la necessaria fiducia l'azione del Governo. Ciò consentirà, dunque, di dare alcune risposte ai molti interrogativi che, proprio in assenza di informazioni precise, troppo frequentemente portano a validare, come linee d'azione consolidate, ipotesi del tutto infondate. Una tendenza, questa, che deve essere rifuggita, per evitare incomprensioni od allarmismi in una fase tanto grave quanto delicata.
Ad un mese e mezzo di distanza, il mondo civile, il mondo intero, è ancora sotto shock per accadimenti la cui portata non è ancora esattamente definita. Non possiamo quindi, credo, anche in questa occasione, affrontare l'argomento senza prima rinnovare i nostri sentimenti di orrore, di cordoglio e di solidarietà con gli Stati Uniti e con quanti sono stati colpiti dall'immane tragedia. Sono questi sentimenti che hanno ispirato le nostre parole e che guidano, oggi, le nostre azioni.
Dall'11 settembre, abbiamo sviluppato, sul piano interno ed internazionale, una serie di passaggi graduali, misurati e coerenti con la gravità della crisi che siamo chiamati a fronteggiare e con scenari e responsabilità fino a ieri non immaginabili.
Il passaggio parlamentare più recente ed importante è, certamente, quello del 9 ottobre, quando il Governo informoòil Senato e la Camera sul quadro generale della situazione internazionale conseguente agli eventi dell'11 settembre. Sulla situazione generale ed, in particolare, sulle decisioni assunte in ambito Nazioni Unite, Alleanza Atlantica ed Unione Europea non mi soffermerò ulteriormente, pur ricordando che in quei consessi si sono determinate e si continuano a determinare nuove iniziative. Come, d'altra parte, è successo nel corso del Vertice dell'APEC, tenutosi nei giorni scorsi a Shangai, che ha registrato - ed è circostanza di straordinaria valenza - significative convergenze tra Stati Uniti, Russia e Cina. Ritornando al 9 ottobre, ricordo che con diverse Risoluzioni, Senato e Camera hanno voluto impegnare l'Esecutivo al sostegno di ogni più idonea forma di lotta al terrorismo internazionale, compreso l'uso della forza armata, inteso anche ad evitare tragedie più grandi. È sulla base di quel chiaro riferimento politico che il Governo si è mosso con una fitta serie di incontri in ambito internazionale, nel quadro delle organizzazioni e delle alleanze delle quali facciamo parte. Particolarmente intensi sono stati i recenti contatti con l'Amministrazione degli Stati Uniti. Vorrei ricordarne alcuni. Quello dell'Onorevole Berlusconi con il Presidente Bush, il 15 ottobre, quando, il Presidente del Consiglio dichiarò di essersi recato negli Stati Uniti per "portare la chiara testimonianza e la garanzia della nostra partecipazione morale e materiale alla lotta contro il terrorismo, contro i suoi esecutori, i suoi mandanti ed i suoi protettori". Quello del 20 ottobre, fra il Vice Presidente del Consiglio Fini ed il Vice Presidente Cheney. Questi incontri hanno confermato un atteggiamento prudente e misurato dell'Amministrazione americana nei confronti della crisi. Hanno confermato che la lotta al terrorismo deve articolarsi in un quadro multidimensionale, sul piano politico, sociale, culturale, economico, finanziario, umanitario, oltre che militare. E che l'intervento militare deve colpire obiettivi predeterminati ed identificati come terroristici, facendo tutto il possibile per evitare vittime civili. Hanno confermato l'esigenza che l'azione militare sia sostenuta e partecipata da una coalizione più ampia possibile. Hanno confermato, ancora, che la lotta al terrorismo non può essere considerata una guerra di religione, di cultura o di civiltà. Tutto ciò ha configurato un quadro di riferimento coerente ed univoco in cui è stato definito il possibile contributo di forze nazionali all'operazione militare "Enduring Freedom", in atto in Afganistan. Tale contributo è stato oggetto di approfondimento nel corso della mia ultima visita negli Stati Uniti e, in particolare, del mio incontro, il 18 ottobre, con il Segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld. È stata, quella, una visita caratterizzata da un clima di grande cordialità e da totale identità di vedute sugli sviluppi militari della crisi. Rumsfeld ha detto, nella circostanza, che ero il primo Ministro della Difesa di una paese NATO a recarsi al Pentagono dopo l'11 settembre. Lo ricordo non per vantare un primato temporale - che giudico assolutamente insignificante e del tutto fuori luogo - quanto per rispondere a chi, nei giorni scorsi, ha creduto di confondere la nostra prudenza con un immobilismo sul piano internazionale e la serietà del nostro percorso relazionale con una ipotetica emarginazione che non c'è mai stata. In ordine al nostro contributo desidero precisare che da parte di molti paesi è stata manifestata disponibilità agli Stati Uniti in termini di apporti militari. Tali disponibilità si configurano, per i paesi dell'Alleanza Atlantica, come complementari a quelle oggetto del sostegno collettivo fornito dall'Alleanza stessa, sul quale tornerò fra breve. Si tratta, preliminarmente, di disponibilità commisurate alle effettive capacità militari dei vari paesi partecipanti. Esse non rispondono, al momento, a formali richieste da parte degli Stati Uniti nei confronti dei paesi alleati ed amici. Formali richieste che, lo ripeto, non sono state ancora avanzate. Le "offerte" dei singoli paesi rappresentano, dunque, una dichiarazione di disponibilità in termini di capacità operative, espresse sulla base delle esigenze ipotizzabili per le diverse successive fasi di intervento, atteso che non si tratterà di una campagna breve, né di un conflitto militare di tipo classico. Sarà sulla base dell'evoluzione della situazione strategica che gli Stati Uniti potranno avanzare ai singoli paesi specifiche richieste, nel quadro dei contributi operativi da questi preventivamente offerti. Proprio allo scopo di stabilire, in modo organicamente coerente ed operativamente efficace, i vari contributi nazionali all'operazione, gli Stati Uniti hanno richiesto l'attivazione di Team nazionali di coordinamento presso il Comando USA di Tampa, in Florida, dove è installato il Quartier Generale del Comando Centrale (CENTCOM) statunitense, che esercita la responsabilità operativa delle forze in campo. La Cellula italiana è composta da una decina di unità alle dipendenze di un Ufficiale Generale di Brigata Aerea e con rappresentati delle varie componenti delle Forze Armate, esperti nei settori informativi e nella pianificazione delle forze. A Tampa, oltre alla Cellula italiana, sono, ad oggi, presenti le rappresentanze di Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Turchia, Australia, Nuova Zelanda, Giordania e Qatar, con consistenze variabili in funzione del tipo di partecipazione prevedibile per i rispettivi paesi. La nostra Cellula ha già avuto le informazioni iniziali sulla condotta delle operazioni e sulle prospettive future del conflitto.
Per quanto riguarda tale sviluppo delle operazioni, si tratta di materia, evidentemente, coperta da riserbo, oltre che in costante evoluzione. Ciò che è possibile sapere, ad oggi, soprattutto in relazione alle unità operative che potrebbero essere oggetto di contributo dei contingenti nazionali alle attività anglo-americane, è che la prima fase, che prevedeva lo schieramento degli assetti navali ed aerei e l'avvio delle operazioni delle Forze Speciali in Afganistan, è da considerarsi già completata. La seconda fase, che è in atto, riguarda la campagna aerea sull'Afganistan contro gli obiettivi di maggiore interesse del regime dei Talebani e di Al Qa'ida. Questa fase non dovrebbe avere tempi lunghissimi, tenuto conto della limitata consistenza dell'ordine di battaglia dell'avversario e del complesso degli obiettivi individuabili. Gli assetti aerei che potrebbero essere richiesti riguardano principalmente quelli per la ricognizione ed il trasporto tattico, per il rifornimento in volo e, se disponibili, quelli per il bombardamento di precisione. In questa fase potrebbero anche essere richieste unità navali con capacità multifunzionali, unità di scorta ravvicinata ed unità rifornitrici. Le fasi successive non sono ancora ben delineate. Ma quando i combattimenti saranno terminati, si potrà passare alle fasi di stabilizzazione e di pacificazione dell'Afganistan. In queste fasi in cui si realizzerà l'obiettivo prioritario degli aiuti umanitari, si può prevedere, ancora, l'impiego di mezzi aerei da ricognizione tattica e di unità navali multifunzionali, di scorta ravvicinata e di supporto. Inoltre, si può prevedere l'impiego di unità di terra ad alta mobilità, anche per assicurare le operazioni sul territorio di forze umanitarie.
Desidero ora dare loro maggiori elementi di informazione circa la consistenza del contributo di forze nazionali, della cui disponibilità ho dato assicurazione alle autorità statunitensi, che la hanno accolta con grande soddisfazione. Si tratta di una componente area, che può intervenire sin dalla fase in atto, limitata quantitativamente ed impiegata nei ruoli di ricognizione tattica, trasporto e rifornimento in volo. Essa può essere composta da: 6-8 "Tornado" per la ricognizione tattica, 1 "B707" per il rifornimento in volo, 1 "C130" per il trasporto tattico. Ricordo che il Tornado è un velivolo ottimizzato per le missioni di attacco al suolo, che può anche svolgere missioni di ricognizione armata. L'equipaggio è composto da un pilota e da un navigatore. Le caratteristiche principali sono l'avionica per l'attacco ognitempo, il sistema per il volo automatizzato a bassissima quota, sistemi per il rilascio di precisione dell'armamento. Il velivolo Boeing 707 è di derivazione commerciale, modificato per svolgere, oltre a quello di trasporto aereo a lungo raggio, anche compiti di "tanker", con possibilità di rifornimento carburante in volo di tre velivoli contemporaneamente. Il suo equipaggio è composto da 5 membri tra piloti e specialisti. Il velivolo C-130 è in grado di svolgere numerosi tipi di missione quali il trasporto logistico, il trasporto tattico e l'aviolancio di personale e mezzi. Anche questo velivolo impiega un equipaggio di 5 membri tra piloti e specialisti.
Si tratta, poi, di una componente navale che andrebbe ad inserirsi nel dispositivo che opera a Nord del Mar Arabico, composta di 1 unità con capacità multifunzionale di difesa aerea di zona, di 2 unità di scorta ravvicinata, di 1 nave rifornitrice. La prima sarebbe una unità di tipo Cacciatorpediniere multifunzionale, concepita per l'impiego in ambiente di minaccia tridimensionale (subacquea, di superficie ed aerea), ed in ambiti di forze complesse. Ha in dotazione elicotteri imbarcati e può svolgere compiti di difesa aerea di zona, nell'ambito di gruppi navali e/o di convogli mercantili; di contrasto antisommergibile; di interdizione contro naviglio di superficie.
In ordine a tale assetto operativo, proprio per tener conto della possibile evoluzione strategica ed in risposta a specifica richiesta del Comando Centrale, potrebbe rendersi necessario sostituire predetto cacciatorpediniere con l'unità portaeromobili della Marina Militare. Tale unità, con i propri aeromobili ad ala fissa e rotante, sarebbe in grado di assicurare una più efficace capacità di "sea control", di interdizione ed intercettazione di forze avversarie e di concorso ad operazioni anfibie e terrestri. Le unità di scorta sono della classe fregate e possono svolgere compiti: di protezione diretta ed indiretta nei confronti delle minacce subacquea, area e missilistica, nell'ambito di formazioni navali complesse; di interdizione delle linee di comunicazione avversarie e di contrasto contro unità di superficie; di appoggio ad operazioni anfibie. Hanno in dotazione 2 elicotteri AB212. L'unità navale rifornitrice è destinata al supporto logistico di gruppi di altura anche a notevole distanza dalle basi. Oltre alle notevoli capacità di carico, è anche in grado di fornire assistenza sanitaria ed interventi di riparazione e manutenzione, grazie ad officine meccaniche, elettroniche ed elettromeccaniche. È, inoltre, dotata di depositi per munizioni, ricambi, viveri e materiale vario di consumo.
Si tratta, infine, di una componente terrestre il cui impiego sarebbe prevedibile in una fase successiva, con compiti di scorta armata e supporto alle organizzazioni umanitarie. Essa può essere composta da: 1 Reggimento blindato, 4 Elicotteri "A129", 1 Compagnia del genio, unità per la bonifica ordigni esplosivi, 1 Compagnia di difesa NBC (Nucleare , Biologica , Chimica), unità di supporto logistico ed 1 Compagnia Carabinieri paracadutisti del Reggimento "Tuscania". Il reggimento blindato è un'unità composta da due squadroni della consistenza di 284 uomini equipaggiati con blindo "Centauro" ed una compagnia di fanteria della consistenza di 106 uomini. Il Reggimento è dotato di buona versatilità d'impiego e, nel contempo, può effettuare azioni dinamiche su ampi spazi, sfruttando soprattutto la velocità e la mobilità su terreno vario. L'A129 è un elicottero d'attacco, particolarmente idoneo a realizzare rapide e precise concentrazioni di fuoco. Può essere impiegato per effettuare penetrazioni nel dispositivo avversario, attività di esplorazione tattica, missioni offensive nei confronti delle forze avversarie. La compagnia genio è costituita da 122 uomini ed è equipaggiata con mezzi ed attrezzature idonee a compiti di supporto al combattimento. Le unità per la bonifica di ordigni esplosivi operano normalmente in nuclei composti da 4 specialisti, particolarmente addestrati ed equipaggiati. La compagnia di difesa nucleare, biologica e chimica ha una consistenza di 116 uomini ed è equipaggiata con veicoli speciali. L'unità opera per squadre con capacità di: verifica della presenza di aggressivi chimici e dei livelli di radioattività; delimitazione di aeree contaminate ed analisi di agenti contaminati; controlli chimici e radioattivi su persone, mezzi e materiali; decontaminazione e bonifica di emergenza; contrasto alla minaccia biologica, limitata al prelievo di campioni per l'analisi. L'unità di supporto logistico è provvista di dotazioni tecniche e materiali necessarie a fornire sostegno logistico alle forze nazionali in Teatro. La compagnia Carabinieri paracadutisti è idonea a condurre operazioni rapide e "spregiudicate", avioportate ed aviomobili, in particolare di interdizione nelle prime fasi di interventi fuori area. Essa, inoltre, può assicurare attività di Polizia Militare. I tempi per lo schieramento delle componenti possono variare da 15 a 60 giorni in funzione delle possibilità del supporto logistico nell'area d'operazione. Di tale complesso di unità ed assetti è stata verificata preventivamente la rispondenza tecnico-operativa in termini di possibilità d'impiego e sostenibilità temporale dell'operazione ed è stata assicurata, sotto l'aspetto tecnico militare, la compatibilità con gli attuali impegni, che sono molti, in tutto il mondo.
A questo riguardo ricordo che siamo presenti: in Bosnia, con 1.415 uomini; in Kosovo, con 5.392 uomini; in FYROM, con 160 uomini; in Albania, con 811 uomini, ed ancora, con consistenze numeriche inferiori, in Palestina, India - Pakistan, Iraq, Israele, Egitto, Libano, Malta, Congo, Etiopia ' Eritrea, Marocco, USA. Il totale dei nostri militari impiegati in missioni ed operazioni all'estero è, oggi, di circa 8.400 unità.
Per quanto riguarda i Balcani, in particolare, desidero precisare che non è in atto un disimpegno da parte statunitense. Gli Stati Uniti sanno bene, e ne ho avuto molte conferme nel mio viaggio, della delicatezza e della precarietà della situazione balcanica. In quei paesi il terrorismo potrebbe allignare, rivolgendosi contro i contingenti multinazionali ovvero transitando, in forma occulta o violenta, verso i paesi occidentali. Resta, dunque, nell'area una condivisione delle responsabilità, anche da parte degli Stati Uniti. Ciò che è in discussione è una graduale trasformazione della missione militare dalla funzione combattente a quella della "Institution building", con caratteristiche non meno impegnative, ma operativamente diverse. In tale quadro, in cui potrà essere riconsiderata la partecipazione dei vari contingenti nazionali, l'Italia si è resa disponibile a farsi carico di alcuni compiti specialistici, quali la ricerca ed il soccorso, l'intervento medico-sanitario, l'impegno nei settori del genio, delle trasmissioni, della guerra nucleare ,biologica , chimica.
Signor Presidente, onorevoli Senatori, onorevoli Deputati, sul piano interno, sin dai primi momenti della crisi, sono state prese, e via-via incrementate, molteplici misure precauzionali, delle quali il Governo ha più volte riferito in Parlamento. Le misure di competenza della Difesa sono riconducibili all'elevazione dello stato di allertamento delle nostre unità, sul territorio nazionale ed all'estero, all'incremento delle attività di intelligence, al generale rafforzamento del dispositivo di difesa. Di particolare importanza è il recente decreto che prevede, in relazione ed eccezionali esigenze ed al fine di consentire che il personale delle forze di polizia venga impiegato nel diretto contrasto alla criminalità, specifici programmi di utilizzazione, da parte dei prefetti, di contingenti di personale militare delle Forze Armate, nel numero massimo di 4 mila unità, da impiegare per la sorveglianza ed il controllo di obiettivi sensibili. Si tratta, più specificatamente, di obiettivi fissi, quali aree di sedime esterne a basi, installazioni e caserme NATO e/o statunitensi, centri i trasmissione e di comunicazione, impianti di erogazione di servizi di pubblica utilità e relativi snodi, aree di sedime esterne a strutture portuali, aeroportuali e ferroviarie e, ove occorra, su disposizione del Prefetto, anche all'interno delle medesime strutture. Il relativo decreto è già stato trasmesso al Parlamento per il previsto parere delle Commissioni competenti ed è, mi risulta, già oggi, in calendario per la Commissione Difesa della Camera.
Signor Presidente, onorevoli Senatori, onorevoli Deputati, questo per quanto riguarda le più importanti novità successive alle comunicazioni del Governo del 9 ottobre. Per completezza d'informazione, rispetto alle iniziative dell'Alleanza, ricordo che sulle singole misure operative assunte dal Consiglio Atlantico, ho già riferito in quell'occasione. Si tratta di misure di supporto, diretto ed indiretto, sul piano della sicurezza, dell'assistenza, della logistica, basate su alcune richieste a suo tempo formulate dagli Stati Uniti. In particolare, esse sono destinate a: - incrementare lo scambio e la cooperazione nel campo informativo; - fornire assistenza ai Paesi soggetti ad una maggiore minaccia terroristica; - incrementare le misure di sicurezza a favore di infrastrutture statunitensi e degli alleati; - sostituire specifiche unità della NATO impegnate in operazioni contro il terrorismo; - fornire una permanente "clearance" diplomatica per i velivoli militari assegnati alla lotta al terrorismo; - utilizzare porti ed aeroporti sul territorio dell'Alleanza. Circa alcune precise misure militari, di tipo collettivo, assunte dall'Alleanza, sulla base delle specifiche richieste delle Autorità militari USA, ricordo che è stata fornita la disponibilità: - a dislocare, a fine ottobre, nel Mediterraneo orientale la Forza Navale Permanente della NATO, nellambito della quale opera la fregata italiana "ALISEO", con 240 uomini di equipaggio; - a dislocare, a fine novembre, nel Mediterraneo orientale la Forza Navale Permanente della NATO di contromisure mine, nell'ambito della quale opera il cacciamine italiano "VIAREGGIO", con 47 uomini di equipaggio; - a dislocare, a fine novembre, sempre nel Mediterraneo orientale la Forza navale permanente della NATO dell'Atlantico, alla quale sarà, prevedibilmente, aggregata una unità navale italiana; - ad impiegare, in operazioni di supporto contro il terrorismo, gli AWACS (Airborne Warning and Control System) aerei di sorveglianza stanziati a Geilenkrchen (Germania), sui quali opera personale italiano, nel numero complessivo di 49 unità, fra piloti ed equipaggi.
Signor Presidente, onorevoli Senatori, onorevoli Deputati, abbiamo già detto e confermiamo che le nostre Forze Armate sono pronte e ben preparate per il complesso dei compiti che emerge dagli impegni internazionali assunti dal Governo. Si tratta, comunque, di impegni gravosi, che esigeranno uno sforzo straordinario della nostra componente militare. La stessa previsione di una crisi di portata variabile e di lungo periodo, rende necessario pensare a misure adeguate sul piano organizzativo, finanziario, dell'adeguamento dei mezzi e del personale. Di fronte alle Commissioni parlamentari competenti, ritengo, per questo, doveroso ricordare che il Governo ha in corso un generale approfondimento sulle scelte programmatiche che si rendono necessarie per il nostro strumento militare nazionale. Alcune di queste scelte sono già chiare. Sul piano del personale, il transito ad un sistema militare completamente professionale è funzionale alle nuove esigenze. Il Governo lo porterà avanti con il massimo impegno. Parimenti, sarà perseguita una maggiore valorizzazione della condizione militare, per assicurare le spinte motivazionali necessarie agli impegni che aspettano i nostri uomini. Sul piano organizzativo stiamo mettendo mano all'intero corpo normativo, per dare ulteriore impulso al riordino delle strutture oltre che compiuta attuazione alle riforme. Sul piano dei mezzi, intendiamo accelerare i seguenti programmi, già avviati:
- una componente informativa di sorveglianza satellitare, con capacità di intelligence strategica tramite telerilevamento effettuato con sensori ottici e radar;
- una unità navale di supporto polivalente, con capacità di intercettazione delle comunicazioni anche in ambiente elettromagnetico avverso;
- una componente informativa aerotrasportata, con capacità di intelligence anche in campo tattico;
- un sistema di sensori aerotrasportati ed eliportati per la sorveglianza terrestre, mirata a dotare l'Alleanza di una propria capacità supportata da sistemi nazionali interoperabili; - sottosistemi nazionali di sorveglianza e di acquisizione obiettivi, per le unità dell'Esercito;
- una nuova linea di aerei per la sorveglianza marittima, in grado di assicurare anche il monitoraggio del traffico mercantile, il concorso nel controllo delle attività economiche marittime, la sorveglianza antinquinamento, la lotta ai traffici illegali ed all'immigrazione clandestina;
- una linea di volo per la sorveglianza aerea, per garantire un'adeguata ed efficace copertura radar delle aeree di interesse,nonché l'avvistamento lontano della minaccia aerea anche a bassa quota.
Infine, sul piano internazionale, vorrei spendere due parole per l'Alleanza, per segnalare come le dichiarazioni del Consiglio Atlantico abbiano rappresentato una delle più ampie manifestazioni di solidarietà politica della storia recente. Il ricorso all'art. 5 del Trattato di Washington, che è stato al centro della coesione alleata per mezzo secolo, consente, ancora oggi, all'Alleanza di esprimere tutta la portata dissuasiva della sua forza.
Tuttavia, sta cambiando la dimensione e la stessa ragion d'essere dell'Alleanza che, come ho più volte ricordato, si è trasformata da sistema di difesa, e cioè "esclusivo", ossia orientato contro un potenziale nemico, in sistema di difesa "inclusivo" ossia destinato ad ampliare il numero degli attori per far fronte a minacce dai contorni meno definiti: guerre etniche, instabilità, conflitti a bassa intensità.
Signor Presidente, onorevoli Senatori, onorevoli Deputati, oggi, il Governo è pienamente consapevole del fatto che l'azimut delle responsabilità è cambiato: si è enormemente allargato. Viviamo in una fase storica in cui, di fatto, stiamo costruendo una nuova dimensione di sicurezza comune, finora bene incarnata dall'Alleanza Atlantica e che oggi trova riferimenti, anche, nelle Nazioni Unite, così come nell'Unione Europea. Di fronte al terrorismo, le istituzioni internazionali si affermano quali vere e proprie "comunità di valori", punti di riferimento per tutti i Paesi ed i popoli che pongono la democrazia come sistema politico, la libertà, il diritto, la crescita dell'individuo, al centro della propria vita e delle proprie dinamiche sociali, culturali ed economiche.
È in questo quadro che riteniamo giusto interpretare la nostra partecipazione alla lotta al terrorismo: quale tutela di un sistema di valori che è fondamento della civiltà che condividiamo con i paesi a noi alleati ed amici, ma anche quale difesa degli interessi ed delle attese più particolari della nostra Comunità nazionale, dei nostri ambiti più ristretti, delle nostre famiglie, di ciascuno di noi come individuo.
Pagina pubblicata il 05-03-2011