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Uso duale e crescita rafforzata

Osservatorio Strategico - Francesco Lombardi

Roma - CeMiSS,  7 maggio 2012

​​Il termine “dual use” indica quelle tecnologie contemporaneamente utilizzabili in campo militare o in applicazioni civili. Tecnologie che possono essere realizzate mediante forme di cooperazione e partenariato fin dalla fase di ricerca e sviluppo o trovare impiego in un campo dopo un periodo di sperimentazione ed utilizzo nell’altro. Negli anni più recenti si è sempre più assistito ad attività congiunte fin dalla genesi dei progetti, complici, da un lato, l’accelerazione del progresso scientifico e dall’altro, i costi crescenti delle attività di ricerca e sviluppo di tecnologie avanzate. Nei decenni passati, invece, la realizzazione di innovazioni e scoperte sulla base di specifiche squisitamente militari ha solitamente preceduto la destinazione ad uso civile di prodotti già collaudati, spesso facendo perdere memoria dell’originaria destinazione degli studi iniziali. La ricerca con finalità militari ha spesso avuto nel corso della storia un ruolo precursore. Infatti, la ricerca, come attività di analisi e sperimentazione, a livello pratico e teorico, al fine di migliorare l’esistente e creare nuovi strumenti, è nata, in primo luogo, in ambito militare, per dare vita ad innovazioni tali da garantire la superiorità operativa o strategica di popoli e Nazioni. Non mancano voci critiche sui contenuti etici dell’uso della scienza per finalità militari. Soprattutto quando si sottolinea che il progresso ha messo a disposizione strumenti bellici di elevatissimo potenziale. Voci critiche che tendono a confondere (non si sa quanto volutamente) strumenti e finalità, dimenticando che l’utopica eliminazione di ogni forma di violenza o di guerra non passa certo attraverso la negazione dell’evoluzione degli strumenti. E’ noto a tutti come certi risultati, frutto della ricerca in ambito militare, abbiamo rivoluzionato la vita di tutti i giorni: pensiamo alla gomma sintetica, al computer, al radar, all’ecografo, al forno a microonde, per arrivare all’energia atomica, e solo per citarne alcuni. La loro rilevanza è indubbia, in molteplici settori produttivi e sociali. Anche innovazioni organizzative affondano la loro genesi in esigenze militari: dal servizio postale a quello delle previsioni meteorologiche, giungendo al sistema di gestione per obiettivi. Non meno importante è la tecnologia degli infrarossi, che sta pian piano entrando nel mondo civile, in particolare nel settore automobilistico: ben presto, le stesse tecnologie che permettono alle Forze Armate di combattere nel buio aiuteranno a guidare le nostre automobili con maggiore sicurezza. Ricco di esempi emblematici pure l’ambito medico-sanitario: l’anestesia e la chirurgia plastica sono solo alcuni esempi di come le necessità del campo di battaglia abbiano portato medici e scienziati a studiare nuove modalità di applicazione e di intervento nel campo medico, diffondendo in seguito tali novità anche al campo civile. Il settore della sensoristica, che sta equipaggiando in modo sempre più diffuso le vetture che circolano sulle nostre strade, col preciso scopo di limitare gli incidenti o quantomeno mitigarne gli effetti od il vasto panorama della diagnostica medica, i cui contenuti tecnici hanno origine in strumenti o ricerche militari, hanno salvato molte vite nonostante le frettolose accuse di chi demonizza la ricerca in ambito militare. La tendenza ad un uso duale dei risultati delle ricerche in ambito militare ha conosciuto il suo apice nella seconda metà del XX secolo, quando nel confronto fra le due superpotenze, la corsa allo spazio affiancò le contese militari, sociali, economiche e politiche allora in atto. Le molteplici applicazioni delle tecnologie satellitari, soprattutto per quel che attiene alla sorveglianza, al monitoraggio ed al controllo di un’infinità di situazioni ed apparati, rappresentano oggi il campo più avanzato dove ricerca militare e civile talvolta si compenetrano, tal’altra si confondono, sempre si sostengono vicendevolmente. Il confronto bipolare, chiusosi agli inizi degli anni ’90, si combatté su piano militare, politico, sociale, economico e tecnico-scientifico. Ed è su questo piano che soccombette l’allora Unione Sovietica, non riuscendo a tenere il passo con i continui progressi dell’Occidente. Nel settore della Difesa, l’interazione pubblico-privato e la valorizzazione delle possibili sinergie hanno sempre rappresentato un modello trainante anche per altri settori delle nostre realtà nazionali. E’ indubbio, poi, che la capacità di trasferire conoscenze e tecnologie tra realtà diverse sia, oltre che acceleratore di processi, anche catalizzatore di sinergie. La condivisione del sapere facilita, peraltro, la nascita e la crescita di imprese, migliorando, in definitiva, il tono economico del Paese. Le sinergie tra mondo militare e mondo civile, che spaziano in settori molto più diversificati che in passato, possono veramente diventare archetipo di quella costruttiva collaborazione indispensabile per “fare sistema”, come organizzazioni prima e come Paese poi. In tutti i Paesi Occidentali, nei pur scarni budget militari, si osserva un incremento delle quote percentuali destinate alla ricerca e sviluppo; al riguardo, è stato valutato che ad un aumento degli importi destinati alla Difesa corrisponde una espansione della crescita del Paese. L’ampliarsi del concetto di sicurezza e la pluralità delle minacce cui sono oggi sottoposte le nostre strutture hanno accentuato la necessità di strumenti operativi e tecnologici flessibili e precisi, amplificando la possibilità di un impiego duale di dispositivi e metodologie. Del resto, non è un caso se le industrie dell’Information Technology della Silicon Valley hanno evidenziato una ripresa delle loro attività per gli investimenti che hanno fatto seguito agli eventi dell’11 settembre 2001. In quella California dove nacque Arpanet, progenitrice di Internet ormai diventato strumento indispensabile per la maggior parte delle attività odierne. Alla Rete è riconosciuto il ruolo di motore dei cambiamenti geopolitici che stanno rivoluzionando gli assetti di intere regioni del Globo. Eppure, negli anni Sessanta Arpanet fu sviluppata anche con l’obiettivo di garantire la possibilità di distruggere l’altra metà del Pianeta in un’apocalittica guerra nucleare. In quest’ottica, è di certo singolare, e materia per ulteriori riflessioni, la campagna condotta da un forte movimento d’opinione per assegnare ad Internet il premio Nobel per la pace. Un prodotto militare, nato con scopi offensivi altamente distruttivi viene acclamato oggi, in modo del tutto trasversale, tra i principali fattori garanti di un mondo pacifico e sicuro.