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"Nell'interesse supremo della Scienza e della Nazione". L'Università di Torino nella Grande Guerra

Libri e Eventi - Paola Novaria

Roma,  30 novembre 2016

Simulatori di volo, prototipi di maschere antigas, uniformi di ufficiali medici, elmetti, carlinghe e ali di aeroplani, cassette di ferri e medicinali da campo, apparati radiografici. I volti degli studenti caduti al fronte, le loro lettere. Le studentesse mobilitate nelle attività di assistenza, le prime impiegate, le dottoresse arruolate nella Croce Rossa. Oggetti, immagini, filmati, documenti dell'epoca illustrano il contributo della ricerca universitaria in campo scientifico-tecnologico, socio-sanitario ed economico-sociale.

Il visitatore che entri nel cortile del Palazzo del Rettorato è accolto, sotto il porticato e lungo lo scalone monumentale, da pannelli che descrivono il contesto urbano nel quale l'Ateneo subalpino era allora inserito: un contesto, nei mesi precedenti l'entrata in guerra dell'Italia, profondamento diviso tra interventisti, tra cui la gran parte del corpo accademico e della popolazione studentesca, e neutralisti, tra cui la numerosa classe operaia della Torino industriale.

Il cuore della mostra è al piano nobile del Palazzo, in un salone molto suggestivo per il triplice ordine di scaffali pieni di libri e ballatoi: sede un tempo della Biblioteca Nazionale Universitaria, questo prestigioso spazio  è oggi restituito alla fruizione della cittadinanza grazie alla Biblioteca storica di Ateneo "Arturo Graf", che ne ha promosso il recupero. Proprio l'ambientazione aggiunge fascino all'esposizione, che si articola in due macro-sezioni: al centro una "stanza della memoria", le cui pareti  ricordano i nomi e i volti  dei 186 studenti universitari caduti al fronte; e tutt'intorno il contributo di innovazione che la ricerca scientifica dell'Ateneo diede allora alla guerra, un contributo caratterizzato da finalità prevalentemente umanitarie e di preservazione della integrità della forza militare.

La "stanza della memoria", attraverso i documenti conservati dall'Archivio storico dell'Ateneo, ricostruisce sotto vari aspetti la vita interna dell'Università in guerra: lo sconvolgimento dell'articolazione dei corsi e della didattica (corsi accelerati, iscrizioni d'ufficio, tesi orali, corsi di integrazione); il richiamo alle armi degli assistenti e dei funzionari, con conseguenti e crescenti difficoltà a garantire il corretto funzionamento degli uffici, lo svolgimento dei corsi e delle attività di laboratorio e di ricerca; la mobilitazione delle studentesse nelle attività di assistenza rivolte sia ai soldati al fronte, sia ai profughi ospitati in locali universitari; l'ingresso negli uffici delle prime impiegate amministrative; l'arruolamento di laureate in Medicina e chirurgia e in Farmacia per il servizio negli Ospedali territoriali gestiti dalla Croce Rossa, fenomeno solo di recente riportato all'attenzione degli studiosi e del pubblico, grazie a ricerche compiute negli archivi della Croce Rossa e corroborate anche da documenti universitari.  All'interno della "stanza" è possibile ascoltare direttamente le voci dal fronte di otto studenti, attraverso la registrazione di brani tratti dalle loro lettere ai famigliari e diari. Un'esperienza di forte impatto emotivo.

Attingendo alle proprie ricche collezioni di strumenti e grazie al contributo di numerosi collezionisti privati, l'Archivio scientifico-tecnologico dell'Ateneo illustra l'innovazione scientifica nei suoi molteplici aspetti. Grande spazio è dedicato alle attività svolte presso l'Istituto di Fisiologia dell'Università che diventa, dall'estate del 1917, sezione torinese dell'Ufficio Psico-Fisiologico dell'Aviazione (dipendente dal Ministero della Guerra, Direzione generale dell'Aeronautica, Comando Scuole Aviatori, Roma), incaricato di testare l'attitudine al volo degli aspiranti piloti, per cercare di ridurre il gran numero di perdite umane registrato. Vi operano Alberto Aggazzotti, professore incaricato di Chimica fisiologica, e Amedeo Herlitzka, professore ordinario di Fisiologia, col grado rispettivamente di maggiore medico e di tenente colonnello medico di complemento. Sono esposti al pubblico una sedia girevole, due simulatori di volo, una campana ipobarica, un ergoestesiografo, sistemi per testare la prontezza di riflessi.
Altre sezioni illustrano il ruolo della Sanità militare e le sfide cui furono sottoposti gli ufficiali medici, costretti ad adeguarsi alle esigenze di una chirurgia d'urgenza, praticata in condizioni estreme; il contributo della Scuola di Medicina veterinaria con la produzione del "siero antipiogeno Lanfranchi-Finzi", in un primo tempo per uso veterinario, ma in seguito utilizzato anche nei posti di medicazione al fronte per curare le infezioni purulente; i tentativi degli ortopedici di ridare un qualche grado di autonomia ai mutilati, fornendo protesi mobili, e la produzione a Torino, a livello industriale, di ginocchi e gomiti meccanici mobili che superavano il lavoro artigianale e richiedevano solo l'adattamento individuale per la stabilizzazione; lo studio dei gas velenosi e la progettazione, da parte di Icilio Guareschi, professore di Chimica farmaceutica e tossicologica, e di Amedeo Herlitzka di due prototipi di maschere antigas, purtroppo non adottate dall'esercito, ma in grado di proteggere i soldati dalle armi chimiche; l'"aratura di Stato" e altro ancora.

Affianca e completa la mostra una ricchissima collezione digitale (www.grandeguerra.unito.it), in cui sono liberamente disponibili, in formato integrale, tutti i fascicoli relativi agli studenti caduti al fronte, un gran numero di pubblicazioni di docenti dell'Ateneo influenzate dalla guerra, le immagini di numerosi degli strumenti e oggetti in mostra.

La mostra sarà visitabile fino al 31 Marzo 2017 presso il Palazzo del Rettorato e Biblioteca storica di Ateneo "Arturo Graf" Via Po 17 - Via G. Verdi 8 - Torino, con orario lunedì - venerdì ore 9.30-19.00 ingresso gratuito.

Il catalogo della mostra, a cura di Marco Galloni e Stefano Musso, è pubblicato dall'editore Hapax.