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I Social Media: elemento strategico della Primavera Araba?

Tecnica, professione e società - Elena Bigongiari

Roma,  13 giugno 2012

​​Nonostante una gran parte degli studi, sviluppati principalmente in Gran Bretagna e Stati Uniti relativi all’area del vicino-medio Oriente, si siano soffermati sull’immobilismo della Regione mediterranea garantito dal prevalere di varie forme di autoritarismi, appare evidente come i recenti profondi mutamenti  proiettino nell’area una nuova luce d’interesse.
Il carattere tumultuoso degli accadimenti, che rende difficile ipotizzare scenari e sviluppi futuri, rende impervia anche l’analisi della cosiddetta “Primavera Araba”. Forse l’unico aspetto, chiaramente individuabile, che ha pervaso tale Regione lo si può rilevare nel kairòs, il momento giusto, la scintilla che l’inconscio collettivo individua, più o meno inconsapevolmente, o comunque sa cogliere.
Alla base del deflagrare di queste rivoluzioni vi sono, infatti, fattori diversi e molteplici che variano in presenza e percentuale tra Stato e Stato, tra cui, ad esempio, il deteriorarsi dei regimi, la crisi finanziaria o al contrario la crescita economica. Unico step comune di tali rivolgimenti è riscontrabile nell’uso dei canali d’informazione ed in particolare dei Social Media.
Secondo dati statistici  nella Regione di interesse il 5% della popolazione utilizza facebook, il 20%  utilizza internet, mentre la televisione raggiunge l’80% degli abitanti, concentrandosi soprattutto nelle grandi città. In base ad osservazioni svolte durante l’anno 2011 risulta, inoltre, che in Egitto, Tunisia e Libia, specie durante il manifestarsi dei rovesciamenti dei regimi, il maggior numero di informazioni ed immagini è stato veicolato attraverso sms ed mms.
Dall’analisi sui dati anzi riportati si desume che la tv ed i cellulari sono stati i vettori primari per la diffusione delle notizie ma osservando bene i servizi riportati dei vari telegiornali, piuttosto che programmi dedicati, questi strumenti hanno utilizzato materiale dei Social Media. La spiegazione c’è ed è il sintomo di un cambiamento epocale su quello che tradizionalmente viene chiamato processo rivoluzionario di o in uno Stato. L’emersione di emittenti internazionali come Al Jazeera, Al Arabiya aveva già cambiato il paesaggio dei media del Medio Oriente e Nord Africa dando la possibilità di raggiungere una conoscenza più ampia del contesto internazionale ed interno ma, nel 2011, Al Jazeera, rispetto a 8-10 anni fa, sia nei servizi che nei commenti ha adottato un atteggiamento meno remissivo nel riportare eventi, mandando in onda stralci di video girati dai manifestanti o pubblicati in internet. Le popolazioni sono state massicciamente connesse ad Internet così come al più popolare canale News International (arabo, francese). Insomma la forza del nuovo modo di fare e veicolare informazioni ha scardinato quella stasi sociale che i regimi militari e non, cullavano scrupolosamente.
Dopo che Mohamed Bouaziz, giovane tunisino venditore di frutta, si diede fuoco per protesta contro la corruzione politica e della Polizia, morendo il 4 gennaio 2011, la protesta scoppiava nelle vie, per le strade ma anche in rete. Malgrado la censura del governo ed attacchi informatici, il 14 di gennaio, finiva un potere che perdurava da più di 20 anni. In Egitto una pagina facebook invitava alla giornata di protesta del 25 gennaio 2011, furono 80.000 le sottoscrizioni. La pagina, dal titolo “siamo tutti Khaled Said” (trascinato fuori da un internet cafè e massacrato a morte dalla polizia) ottenne un milione di “mi piace”.
E’ la diffusione dei “nuovi” mezzi di comunicazione ad aver permesso la penetrazione delle informazioni (in internet l’arabo è la settima lingua in ordine di uso) ma è innegabile che a questo si affianca la trasmissione “antica” delle notizie: porta a porta. Al Cairo si è assisto ad urla tra i palazzi in quartieri poveri, quindi senza nemmeno tv, che incitavano ad unirsi alla causa. Si spronava a scendere in piazza sia per il pane ma anche per la democrazia.
La riflessione è che se i mezzi più all’avanguardia non avessero dato la sensazione a quegli strilloni che le cose stavano cambiando forse non si sarebbero mai spinti a pubblicizzare in quei quartieri la propria causa. La motivazione di fondo che ha spinto uomini e donne a coinvolgere in tutti i modi coloro che ancora non erano stati raggiunti dal vento primaverile è stata la sensazione di essere già in tanti a lottare per il cambiamento, data proprio dai nuovo canali informativi.
Esiste una giustificazione psicologica nel grande uso dei Social Media, questi infatti offrono un ambiente, in questo caso, sicuro poiché non c’è richiesta di chi tu sia per dire la tua e se molti condividono le tue idee non necessariamente divieni un trascinatore ma uno dei tanti che formano la massa. Con ciò è da intendere che le Rivoluzioni storicamente definite come tali, di solito hanno un leader, un gruppo di individui che rappresenta la causa ma qui, di fronte agli accadimenti della Primavera Araba, si è testimoni di un’altra forma di reazione. E’ l’”insieme” stesso che trascina dando una forza propulsiva agli avvenimenti, questo grazie la possibilità di aggregazione rapida di un numero elevatissimo di persone prima sui siti e poi, in un secondo momento, quasi contemporaneo, in luoghi fisici prefissati proprio attraverso un nuovo processo mediatico. Per semplificare: il fatto che le notizie siano subito riportate, attraverso video ed immagini che raggiungo molteplici canali, senza filtri senza spesso commenti e la possibilità di organizzarsi e di cambiare i piani istantaneamente fa sì che nella massa d’acqua si formino bollicine nello stesso istante e quindi la pentola inizia a bollire, il processo è ormai innescato e la forza cinetica prodotta è inarrestabile.
In tale senso i cambiamenti in Nord Africa riportano con evidenza la potenza dei Social Media poiché anche se negati mostrano la propria forza nel fatto che la protesta continui. Se insomma si spenge il fuoco sotto la pentola che bolle l’acqua continua a bollire. Un esempio è stato il Governo egiziano che ha bloccato le reti telefoniche ma si trova riscontro di tali tentativi anche in Cina o in Myanmar con la censura di siti scomodi e, o la chiusura di internet cafè, portando come risultato ad un inasprirsi delle manifestazioni in tutti i paesi citati.
In questo particolare momento di evoluzione dell’Africa del Nord e Medio Oriente i media industriali, ossia giornali, tv e cinema (i broadcasting) sono stati scalzati ed hanno dovuto chiedere aiuto ai consumer genereted media o Social Media per raggiungere audience pari, ad esempio, ad un post su un blog.
I mezzi industriali non possono trasformarsi, i Social Media mutano a ritmi eccezionali. In epoca “pre-media sociali” pochi producevano le informazioni che moltissimi ricevevano, e la comunicazione avveniva sotto forma di linea retta, aveva un inizio ed una fine ed era caratterizzata da un movimento unidirezionale. Ora i Social Media hanno aggiunto l’elemento partecipativo al flusso della comunicazione. La versione internet (Social Media) delle reti sociali (social network), ha dato la possibilità di materializzare le reti stesse su “un tavolo on line” ed organizzarle in una mappa consultabile dando opportunità di creare sul  nuovi contenuti ed informazioni. Inoltre, la fortuna di questi nuovi mezzi di aggregazione sociale è stata sicuramente il basso costo, basta un collegamento e aprire una pagina su facebook o dire la propria su twitter piuttosto che in un blog è possibile, è possibile essere visti ed ascoltati da molti, da tutti.
Ecco perché si deve prestare interesse alla nuova dimensione dell’informazione, essa infatti risulta, ad oggi, strumento strategico per eccellenza riportando il concetto al suo significato primario: stratos agos (colui che agisce).
I Social Media si sono quindi creati un posto di predominanza nella formazione e veicolazione delle informazioni, nonché nella realizzazione dei contenuti inseriti nelle stesse, caratterizzandosi per 6 elementi fondanti: 1 audience globale; 2 costo contenuto e accessibilità; 3 velocità (intesa come capacità tecnica di reagire istantaneamente ai cambiamenti, cosa che un articolo su un giornale non può fare); 4 fruibilità (un minimo di competenze per navigare e si è liberi di apprendere infinite informazioni o di esporle); 5 la dicotomia anonimato - visibilità (se si ha la volontà di rimanere anonimi per non incappare in ritorsioni si può. Mentre se si vuole rendere nota a tutti la propria posizione lo si può realizzare con la stessa semplicità); ed in fine, ma non in ordine di importanza, 6 la capacità di generare informazione e contenuto in modo trasversale e democratico (intendendo il concetto aristotelico di democrazia - dèmos/cràtos -, ossia potere gestito dalla massa, che in questo caso gestisce e plasma informazione).
La Primavera Araba certamente ha dato prova di come i mezzi d’informazione non tradizionale abbiano un ruolo strategico sia per la determinazione di una coscienza collettiva che per la realizzazione della stessa. Su tale dato, al di là del giudizio politico-istituzionale, si ha il dovere di riflettere cercando di analizzare ancor di più i Social Media quale elemento chiave di lettura del proprio Paese e delle dinamiche sociali che vi si sviluppano.
Quindi questa nuova forma di aggregazione sociale risulta, dall’analisi fatta, strumento ma anche fonte di quel Kairòs che sottende al mutamento in Africa del Nord e del Medio Oriente e l’ipotesi che ciò possa riscontrasi anche in altri paesi del mondo è da considerarsi possibile e già in parte dimostrata.