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Quale futuro per la sicurezza dell'Europa?

Focus Difesa - Giuseppe Tarantino

Roma,  16 settembre 2016

La minaccia del terrorismo ispirato dall'ISIS è uno dei temi che preoccupa di più l'Europa. Se ne è discusso – insieme ad altri temi – lo scorso 3 settembre a Montecarlo di Lucca, nella tavola rotonda sulla sicurezza del Vecchio Continente cui hanno partecipato l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Vincenzo Camporini, il giornalista Gianandrea Gaiani, il professor Giovanni Bozzo, Ferdinando San Felice di Monteforte, già Comandante delle forze navali alleate del sud Europa, Rachele Schettini (Presidente del Centro Studi Europa2010) e Antonio Selvatici, giornalista e scrittore. Nell'incontro, organizzato in occasione del Premio letterario Cerruglio e moderato dal Generale Antonio Li Gobbi, si è parlato innanzitutto della Brexit e delle spinte centrifughe che sembrano aver ripreso vigore, nonché dello scacchiere geopolitico contemporaneo nel quale l'Europa pare talvolta subire le mosse altrui piuttosto che condurre lei il gioco. Partita complessa che non si limita allo strumento militare ma abbraccia tutti quelli che sono gli strumenti del potere nazionale/sovranazionale sintetizzati nell'acronimo DIME: diplomatico, informativo, militare, economico.

La minaccia che più preoccupa l'opinione pubblica è costituita dal fondamentalismo islamico. Fondamentalismo che in realtà non ha come obiettivo l'Europa ma è il frutto avvelenato delle guerre tra sciiti e sunniti. Guerre che oggi si combattono per procura in Yemen, Iraq, Siria e che non sono mancate anche nel recente passato. Basti pensare alla guerra Iran-Iraq che causò un milione di morti lungo tutti gli anni '80. A tal proposito l'Ammiraglio San Felice, ripercorrendo lo sviluppo delle tensioni arabo-musulmane, osserva che "nel corso del '900 sino ai giorni nostri non sono mancati i casi in cui i leader occidentali sono stati tanto ben disposti verso i leader religiosi quanto mal disposti verso i nazionalismi laici". Rachele Schettini viceversa ritiene necessario distinguere tra quello che era il debole sultanato turco alla fine della sua epoca, la Sublime Porta, e la virulenta teocrazia iraniana di Khomeini, oggi sostituita - come percezione di minaccia - dallo Stato Islamico: "Anche questo tuttavia finirà, ma sarà proprio allora che aumenterà il rischio con il ritorno a casa dei foreign fighters. La domanda da porsi è quale sarà il Paese islamico attrattivo nei confronti dei transfughi. I due contendenti sono Turchia e Arabia Saudita entrambi alla ricerca del primato nell'Islam sunnita".

Per il Generale Camporini "la guerra di religione nei Paesi islamici può essere paragonata, pur con tutti i distinguo del caso, alla Guerra dei 30 anni che nel '600 dilaniò il continente europeo". Guerre economiche per l'egemonia piuttosto che di religione, dove quest'ultima è solo la moneta per attrarre moltitudini disposte a combattere anche rischiando di morire. Oggi la partita si gioca tra Arabia, Iran e Turchia per il predominio della regione. Il terrorismo in Europa da questo punto di vista va letto come un tentativo, riuscito, di coinvolgere i Paesi occidentali. Tuttavia l'uso della forza militare è sterile se finalizzato alla vendetta piuttosto che al perseguimento di un disegno politico. Purtroppo invece non è infrequente che alcuni leader europei si lascino condizionare dai sondaggi nel prendere le loro decisioni. Sondaggi a loro volta influenzati dai media che tendono ad accentuare il fenomeno terroristico a caccia della notizia spettacolare. Eppure statisticamente, anche se un po' brutalmente, bisogna chiarire che in Europa "è più facile riportare conseguenze fatali in un incidente domestico piuttosto che essere vittime di un attentato". Questo naturalmente, secondo Gianandrea Gaiani, non significa sottovalutare il problema quanto piuttosto che "bisognerebbe combattere le cause che favoriscono l'estremismo anziché dichiarare guerra allo Stato Islamico".

In un quadro sicuritario complesso e mutevole come quello attuale, una delle sfide per l'Europa è quella di agire come un unicum, lo stesso che ha permesso settant'anni di pace e crescita agli stati membri. Da questo punto di vista però non mancano le novità: il progetto di una difesa comune europea – i cui albori risalgono agli anni '50 - sta conoscendo un nuovo slancio, dopo l'incontro a Ventotene tra il Premier italiano, la Cancelliera tedesca e il Presidente francese. Il 5 settembre, nella capitale francese, il Ministro della Difesa Pinotti ha incontrato gli omologhi di Berlino e Parigi, con i quali si è delineata una strategia a due piani: uno di prospettiva, concentrato sulla creazione di una "unione per la difesa europea", e l'altro che faccia leva sui trattati esistenti. E proprio in questo quadro si inseriscono le proposte – espresse in una recente intervista – da parte dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'UE, Federica Mogherini, mirate – su un piano operativo - all'impiego dei battle-group europei esistenti e alla creazione di un Quartier generale europeo, facendo ricorso alla cooperazione rafforzata tra Stati. Senza dimenticare che attualmente sono diciassette le missioni europee attive nel campo della sicurezza, la più importante delle quali (da un punto di vista militare) è quella a guida italiana nel Mediterraneo, EUNAVFOR MED, nata per contrastare il business degli scafisti e presto in campo nella formazione della guardia costiera libica.

Il Premio Cerruglio è un concorso letterario di narrativa e saggistica su temi militari organizzato dalla Sezione di Lucca dell'Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia, con il patrocinio del Comune di Montecarlo (Lucca).