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Pubblico e privato per lo sviluppo

Tecnica, professione e società - Valter Cassar

Roma,  10 ottobre 2012

​​L'Agenzia Industrie Difesa è un ente di diritto pubblico istituito come strumento di razionalizzazione e ammodernamento delle Unità Industriali del Ministero della Difesa. Opera secondo criteri industriali sotto la vigilanza del Ministro della Difesa, con la missione di portare all'equilibrio economico gli stabilimenti industriali assegnati in gestione, in una logica di creazione di valore sociale ed economico per lo Stato e la collettività.
Con l’intenzione di conoscere più a fondo questo nuovo soggetto nel panorama della Pubblica Amministrazione, abbiamo incontrato il Direttore Generale dell'Agenzia, l’On. Ing. Marco Airaghi, colui che la rappresenta, ne dirige e controlla l'attività ed è responsabile della sua gestione e del conseguimento degli obiettivi fissati dalle norme legislative istitutive.
L’On. Airaghi, nato nel 1959, ha conseguito la laurea in ingegneria meccanica nel 1982 presso il Politecnico di Milano. E' iscritto all'albo degli ingegneri della Provincia di Varese. Ha lavorato nel settore metalmeccanico come responsabile tecnico, responsabile manutenzione ed impianti, e successivamente, come Direttore di Stabilimento, export manager e responsabile marketing.
E' stato Consigliere di Amministrazione e Membro del Comitato Esecutivo di Fondazione E.A. Fiera Internazionale di Milano. E' stato Consigliere e Assessore comunale del Comune di Gorla Minore.
Eletto deputato nella XIV legislatura e riconfermato nella XV (2001-2008), successivamente chiamato a subentrare ad altro Deputato nella XVI legislatura, ha rinunciato all’incarico parlamentare preferendo rimanere nella Difesa. 
A lui abbiamo rivolto le seguenti domande.
L'Agenzia Industrie Difesa è un ente di diritto pubblico istituito come strumento di razionalizzazione e ammodernamento delle Unità Industriali del Ministero della Difesa  (D.Lgt. n.300/99). Questo è quanto si legge sul portale del Ministero della Difesa. Ci vuole spiegare cosa rappresenta effettivamente l’Agenzia?
L’Agenzia Industria Difesa nacque nel 2001 per l’esigenza che si vide allora di razionalizzare l’apparato industriale della Difesa e nell’esame delle unità produttive se ne identificarono nove che venivano considerate dal Ministero della Difesa non più strategiche. Di conseguenza si scelse il sistema di creare questa Agenzia che in realtà, secondo la mia interpretazione, aveva forse lo scopo di portare alla chiusura o all’alienazione questi stabilimenti. Dico nove perché ai primi tempi c’era nell’AID anche l’ex arsenale della Maddalena che poi fu ceduto alla regione Sardegna in previsione del G8 che poi si svolse, purtroppo, in seguito al terremoto, all’Aquila. In realtà però il sistema di agenzia, mi permetto di dire, aveva forse inconsciamente in sé una grande potenzialità, ossia la possibilità di aprire al mercato privato e gestire in modo leggermente più privatistico questi enti. Quando mi è stato dato questo incarico, nel 2008 dal Ministro La Russa, avendo un background culturale di dirigente di industria privata, ho cercato di affrontare la gestione di questa agenzia non come ente liquidatore, ma cercando di sfruttare quelle che io vedevo come potenzialità, come prima ho detto, e quindi  cercare di ottimizzare ed efficientare la produzione e proporla al mercato privato.

Quali sono e cosa trattano gli stabilimenti che fanno capo a AID?

Attualmente gli stabilimenti che fanno capo alla AID sono otto. Partendo da nord verso sud, per seguire un ordine geografico, abbiamo lo stabilimento di Noceto di Parma che tratta prevalentemente le manutenzioni di missili e la distruzione o comunque il recupero di armi obsolete, in particolare armi esplosive, quali bombe o bombe a grappolo. Facciamo anche la demilitarizzazione di queste armi non convenzionali, giudicate vietate dalle convenzioni attuali e quindi con obbligo di distruzione. Negli ultimi anni abbiamo particolarmente rafforzato la mission della demilitarizzazione che è un problema internazionale importante e con orgoglio dico che la Difesa italiana è l’unica che demilitarizza in casa queste armi: la Difesa degli altri Paesi nel mondo, di solito, appalta il lavoro solamente ai privati quindi dovendo sopportare i costi di tale operazione. Noi lo tramutiamo in opportunità e infatti, proprio negli ultimi mesi abbiamo vinto gare internazionali anche della NAMSA per distruggere armi di altri Paesi.
Più a sud, a Firenze c’è il famoso e noto stabilimento chimico farmaceutico. Lo stabilimento già esisteva in periodo pre-unitario a Torino e poi fu spostato a Firenze. Negli ultimi anni la sua missione è cambiata: non più produzione di medicinali solo per le esigenze della Difesa, ma una missione orientata molto più verso il pubblico e quindi verso una collaborazione col Ministero della Salute. Abbiamo stretto un accordo di programma importante con l’Agenzia Italiana del Farmaco, che sarà in vigore per 3 anni – ma credo che sarà confermato - per la produzione di alcuni farmaci che vengono considerati carenti dalla Sanità Nazionale, in particolare, molto importante, la produzione di quelli che vengono chiamati “farmaci orfani”, ossia farmaci che servono per la cura delle cosiddette malattie rare, che come tali avendo poco consumo, non sono più giudicati di interesse delle case farmaceutiche. Mi sembra ovvio, che uno Stato che si rispetti non può che essere vicino ai cittadini più deboli e chi è più debole di un cittadino malato e malato di una malattia rara? Per cui mi fa piacere dire che in questo caso la nostra Difesa, le nostre Forze Armate ancora una volta sono a fianco dei cittadini in tempo di pace, come lo sono per i terremoti, per le alluvioni, per il problema dei rifiuti, per la sicurezza sulle strade, e siamo anche a fianco del Ministero della Salute.
Scendendo verso sud troviamo Baiano di Spoleto dove abbiamo un altro stabilimento per il munizionamento, anche questo in parte orientato alla demilitarizzazione e distruzione, in questo caso di cartucce e artifizi esplosivi. In questo stabilimento inoltre, in gran parte si fabbricano bombe a mano anche di ultima generazione.
Scendendo troviamo, a Gaeta, quella che una volta era una tipografia militare.
Oggi che, evidentemente, la concorrenza dei privati su un tema non strategico come la stampa è veramente imbattibile, stiamo riconvertendo lo stabilimento di Gaeta per una missione molto innovativa, ossia la creazione di un centro di dematerializzazione della documentazione della Difesa. Stiamo realizzando, infatti, un importantissimo impianto innovativo che, con un progetto sperimentale finanziato dallo Stato Maggiore della Difesa, sta realizzando la dematerializzazione di faldoni di documenti di alcune caserme che, considerate alienabili, dovevano essere liberate al più presto per poter essere cedute e monetizzate. Il progetto è avviato, lo facciamo in collaborazione con una società privata che ha vinto la gara d’appalto per la costituzione di una associazione temporanea con noi, progetto che ha vinto addirittura un premio dalla Funzione Pubblica perché giudicato innovativo in un settore così importante. Quindi anche a Gaeta riusciremo ad assicurare un futuro produttivo in una zona dove le opportunità non sono così facili da trovare.
Nella parte centrale dell’Italia, a Fontana Liri, abbiamo uno stabilimento per il munizionamento dove produciamo nitrocellulosa. E’ l’unica produzione italiana di questo prodotto così importante da cui otteniamo delle polveri sferiche per esplosivi e cartucciame. Questo è uno stabilimento oggi molto interessante perché, come dicevo, la nitrocellulosa non viene prodotta in altre parti in Italia e siccome in Europa quasi tutti gli stabilimenti stanno chiudendo i battenti perché schiacciati dalla concorrenza dell’estremo oriente, noi stiamo ampliando, con investimenti opportuni la produzione, per porci anche sul mercato, diciamo, civile ossia per la produzione di nitro per le vernici, materiale che è stato molto richiesto e ci è stato raccomandato dal mercato privato con società che chiedono addirittura di poter avere l’esclusiva e ritirare l’intera produzione dello stabilimento che quindi avrà un futuro produttivo assicurato.
Se scendiamo ancora verso sud troviamo gli stabilimenti di Torre Annunziata e di Castellamare di Stabia. Il vecchio stabilimento, dove si producevano le spolette per le granate, rischiava di perdere ogni occupazione, diminuite, ovviamente, le esigenze di granate e quindi di spolette. Qui stiamo portando avanti un progetto sperimentale molto interessante, giudicato tale anche dalla Corte dei Conti, che è la demilitarizzazione e il refreshing dei mezzi ruotati che vengono dismessi dalla Difesa. In particolare, per esempio, abbiamo pronto un  primo lotto di “Defender” dell’Arma dei Carabinieri che abbiamo demilitarizzato e messo a nuovo con un’importante manutenzione e verifica e che metteremo presto sul mercato privato dopo averli immatricolati tramite la motorizzazione civile. E’ in corso, allo stesso scopo, la predisposizione di un importante lotto di moto Guzzi sempre dell’Arma dei Carabinieri.
La stessa attività sarà presto estesa al dismounting e disposal dei mezzi blindati e dei carri armati, altra operazione importante che ci viene richiesta non solo dalla Difesa italiana, ma anche dalla NAMSA per le Difese dell’Europa e della NATO.
A Castellamare di Stabia abbiamo lo storico stabilimento dei cordami. Ovviamente le funi, le corde per le navi sono ormai una produzione marginale e dobbiamo scontare, altresì, la grande concorrenza dei paesi dell’estremo oriente che hanno dei prezzi di produzione assolutamente stracciati. Per il futuro di questo stabilimento stiamo avviando dei progetti importanti, cito quello, secondo me più importante che abbiamo in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e con la Ricerca della nostra Difesa e che consiste nella realizzazione di un laboratorio sperimentale per la produzione di manufatti in carbon-carbon, un prodotto che si ottiene dalle fibre di carbonio e serve a produrre, per esempio, gli ugelli dei missili, come l’ugello del nostro orgoglio nazionale, il lanciatore “Vega” da poco mandato in orbita. Ma serve anche per materiali esclusivi come i freni della Ferrari e dei treni ad alta velocità. Non esiste in Italia produzione di carbon-carbon e siamo totalmente costretti ad approvvigionarci dalla Francia, quindi è chiaro come questa iniziativa sia determinante per l’indipendenza produttiva del nostro Paese in settori strategici.
Più a sud abbiamo l’arsenale militare di Messina, prima della Marina Militare poi passato all’Agenzia Industrie Difesa.
Noi qui ci siamo orientati molto fortemente sul mercato privato. Per esempio abbiamo ripetutamente vinto gare per la manutenzione dei traghetti dello Stretto essendo, oltretutto, Messina una location molto particolare per il suo Stretto con un bacino di carenaggio: è una postazione molto strategica.

Perché si è sentita l’esigenza di creare un’agenzia, non era sufficiente mantenere l’efficienza degli stabilimenti con la vecchia gestione?
Credo di aver parzialmente risposto con la prima domanda. Io non credo che l’Agenzia nacque a quei tempi con l’idea di efficientare gli stabilimenti. Credo che fosse una sorta di loro eutanasia. Forse inconsciamente o forse con una grande lungimiranza, chi l’ha fatta ha invece creato questo “sistema” che consente di gestire, pur in una logica assolutamente statale, quindi con tutte le regole di funzionamento che devono assolutamente essere mantenute per un’attività pubblica e con le cautele e i controlli precisamente riferiti a questa gestione, però ha la possibilità di aprirsi al mercato privato e di gestire gli stabilimenti in modo industriale. Infatti io per i miei stabilimenti applico delle logiche di gestione di tipo privatistico con rispetto della bilancistica statale ma vado a costruirmi un vero e proprio budget, una vera e propria analisi di funzionamento, conteggi di fine anno e quindi i piani industriali relativi, con la necessità o l’opportunità di investimenti per migliorare l’efficienza  degli stabilimenti.
Il sistema di Agenzia funziona e riesce a migliorare nettamente i parametri di funzionamento. Se andiamo a confrontare questi parametri dei nostri stabilimenti prima della forma dell’agenzia e oggi, dopo dieci anni di agenzia, ci si stupirebbe perché si vedrebbe di tre volte circa migliorato il risultato operativo.

L'AID opera secondo criteri industriali sotto la vigilanza del Ministro della Difesa, con la missione di portare all'equilibrio economico gli stabilimenti industriali assegnati in gestione. Sono compatibili i criteri industriali con le logiche amministrative della PA?
Dovrei rispondere: “NI” ossia: si deve mantenere per legge le logiche amministrative della Pubblica Amministrazione. Dico onestamente che, ovviamente è difficile riuscire ad essere in competizione con le industrie private che, avendo delle regole molto più “smart” possono essere più rapide nelle decisioni, nell’attivazione degli investimenti ed hanno anche molta più elasticità nell’utilizzo del personale, mentre l’utilizzo del personale con il contratto statale diventa molto delicato e critico. Devo dire che i criteri industriali che utilizzerei avendo un background culturale di manager privato, ovviamente sarebbero molto più agili e mi consentirebbero una ancor migliore gestione di questa Agenzia.
Comprendo che bisogna ricorrere a compromessi ma non mi arrendo a sperare di poter fare almeno delle minime variazioni normative per dare alla mia Agenzia un po’ più di grinta e possibilità di essere ancora più penetrante nel mercato privato in modo da tracciare risultati operativi sempre migliori e quindi consentirmi di avere ancora più posti di lavoro da assicurare in quelle zone d’Italia dove il lavoro non c’è.

Come si raggiunge l'equilibrio economico nel momento di crisi economica che ci ha colpito e come si pongono sul mercato le vostre industrie?
L’equilibrio economico, in questo momento di grave crisi economica internazionale è difficile da raggiungere per ovvi motivi e siccome viviamo in un mondo reale e sappiamo che la spending review, come si usa dire adesso, ma comunque la contrazione di spesa è necessaria e che il nostro Dicastero già da anni l’ha intrapresa. Questo fa sì che le commesse interne, quindi quelle per l’amministrazione Difesa, dei miei stabilimenti siano calate costantemente negli anni. Si può perciò raggiungere l’equilibrio solo aumentando, in modo almeno proporzionale, la penetrazione nel mercato privato. Cosa che, di fatto, siamo riusciti ad ottenere tanto che, nonostante il pesantissimo calo delle commesse della nostra Difesa, il valore della produzione dell’Agenzia non è diminuito ma anzi è aumentato, ovviamente grazie ai ricavi ottenuti dai privati: fatto molto positivo perché ciò porta denaro “fresco” nella casse della nostra Agenzia e quindi della Difesa.

Avete in programma lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi?
Lo sviluppo e l’innovazione sono sempre in programma. Noi stiamo avviando in tutti gli stabilimenti nuovi progetti, anche progetti di ricerca in collaborazione con il Segretariato Generale della Difesa, e anche, come detto, con l’Agenzia Spaziale Italiana, e probabilmente con l’Agenzia Spaziale Europea. In ogni caso soprattutto in cooperazione con aziende private che si dimostrano interessate a fare accordi di programma o delle vere e proprie associazioni temporanee d’impresa con noi, in modo da abbinare la forte struttura e l’importanza del brand Difesa con l’elasticità e la grinta dell’industria privata. Credo che questa sia la carta più importante da giocare per il futuro di questi stabilimenti.

Recentemente si è svolto a Firenze il convegno “Malattie rare e farmaci orfani - Esigenze cliniche e sinergie terapeutiche”. Mi sembra che l’argomento sia un po’ il fiore all’occhiello dello Stabilimento chimico-farmaceutico militare. Qual è il suo ruolo in questo campo?
Il Convegno di Firenze è stato un momento fondamentale per lo Stabilimento Chimico Farmaceutico e devo dire con molta soddisfazione che è stata una giornata di grande successo. La presenza era qualificata: c’erano, oltre a studiosi di fama internazionale dei veri e propri “mostri sacri” del settore. L’incontro, devo dire, è stato nobilitato dalla presenza del Sottosegretario Magri che ha voluto portare il suo saluto e la sua importante presentazione al Convegno; era presente il Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Sen. Tomassini, il Presidente della Commissione Difesa della Camera, on. Cirielli ed un ampio parterre di vertici delle Forze Armate che hanno assistito alla presentazione di quella che è l’attività dello Stabilimento nel settore dei farmaci orfani, giudicato fondamentale. Era presente anche il Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del farmaco, il prof. Luca Pani, che ha confermato la bontà dell’accordo con Agenzia Industrie Difesa. Lo Stabilimento di Firenze, è sicuramente un fiore all’occhiello, devo ricordare che ormai da quattro anni è in attivo di bilancio, quindi è uno stabilimento che non costa assolutamente nulla agli Italiani e alla nostra Difesa, pur svolgendo quest’opera importante di supporto al Ministero della Salute quindi alla Sanità nazionale, in settori dove i privati non arrivano perché non ne hanno convenienza.

Per concludere una domanda del tutto personale: mi risulta che lei abbia assolto il servizio militare nell’Aeronautica quale ufficiale di complemento. Cosa ricorda di quell’esperienza?
Qui c’è un errore nella domanda: io ho svolto il servizio militare nell’Aeronautica ma ero un militare di truppa nella Vigilanza Aeronautica Militare, la cosiddetta VAM, mentre l’orgoglio di questi anni al Ministero della Difesa è quello di essere stato nominato, su proposta del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, approvata dal Ministro La Russa e sottoscritta dal Presidente Napolitano, Maggiore di Complemento del Corpo del genio Aeronautico. Devo dire, visto il mio amore per le Forze Armate e la mia convinzione a restare in questo ambiente, che questa è stata credo, una delle più grandi soddisfazioni di questi ultimi anni.