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Il Parlamento Europeo e la sfida del terrorismo. Verso una nuova competenza europea?

Osservatorio Strategico - Stefano Felician Beccari

Roma,  19 ottobre 2017

​I temi della difesa o, in senso più ampio, della sicurezza sono stati, fino ad oggi, tra i meno presenti nelle agende del Parlamento Europeo. Fino a poco tempo fa, infatti, difesa e sicurezza sono state considerate come competenze lontane dal core business delle istituzioni comunitarie; in ambito parlamentare il segno più evidente di questa lacuna è dato già dal nomen stesso della "commissione" che oggi si occupa di queste tematiche, formalmente nota come "Sottocommissione Difesa e Sicurezza" (in inglese Subcommitee on Security and Defence – SEDE). Il titolo, infatti, pare ricondurre ad una struttura di secondo ordine ("sottocommissione") rispetto alle altre commissioni parlamentari. Nei fatti, la mancanza di competenze è facilmente dimostrata dallo stesso calendario parlamentare della SEDE, notoriamente molto "leggero" e senza la presenza di dossier legislativi. 
Ancora difficile quindi immaginare quali saranno i margini di competenze parlamentari sul terrorismo, tematica che, per sua natura, è strettamente legata ad uno dei "domini riservati" che i vari stati membri tendono a custodire gelosamente.
Eppure, a luglio 2017, sulla spinta degli attentati che hanno colpito molte città europee, la sessione plenaria di Strasburgo del Parlamento ha votato l'istituzione di una "Commissione Speciale sul Terrorismo" (indicata nel gergo parlamentare con la sigla "TERR"), ovvero una commissione d'inchiesta – al momento temporanea, per la durata di un anno – incaricata di esaminare il problema del terrorismo nell'Unione sotto diversi punti di vista: radicalismo e deradicalizzazione, cooperazione – o mancata cooperazione – in materia di scambio informativo, giudiziario e di polizia, finanziamento del terrorismo e, infine, incaricata di valutare l'impatto della legislazione antiterrorismo della UE.
Va ricordato che il Parlamento Europeo non è sempre stato a digiuno di questi argomenti; tuttavia, il "salto di qualità" del luglio scorso è rilevante perché in una sola commissione, per quanto temporanea, saranno "accentrate" diverse competenze fino ad oggi suddivise in altre strutture, quali la sottocommissione Sicurezza e Difesa, quella sulle "Libertà civili" e, in maniera più allargata, nella Commissione "Affari Esteri". Per Bruxelles, quindi, la creazione della Commissione "TERR" rappresenta una doppia sfida, non solo perché sono da definire ex novo le competenze (anche strutturando un segretariato interno ad hoc che possa seguire le dinamiche parlamentari) ma anche perché, fino ad oggi, questo genere di tematiche sono state molto periferiche nel dibattito europeo o comunque limitate ad ambiti ristretti (Consiglio o Commissione Europea).
Con l'elezione dell'ufficio di presidenza, il 14 settembre 2017, la Commissione TERR inizierà a breve a muovere i suoi primi passi. Per ragioni di equilibri interni al Parlamento, la scelta del presidente è ricaduta su Nathalie Griesbeck, una eurodeputata liberale francese dalla lunga esperienza amministrativa e parlamentare: eletta per la prima volta nel 2004, Griesbeck ha servito per anni nella commissione "Libertà Civili", che fino ad oggi è stata la principale responsabile delle (poche) iniziative in materia di terrorismo.

La nuova Commissione, quindi, potrà iniziare a muovere i suoi primi passi già dall'autunno 2017, ed è probabile che inizi con un ciclo di audizioni di diversi soggetti, anche extra europei, esperti di materie connesse al terrorismo, spaziando fra forze di polizia, vertici militari, magistrati ed anche agenzie di intelligence, altra novità per il Parlamento. Scopo della TERR, in quanto commissione temporanea, è quella di redigere un rapporto finale, che probabilmente sarà licenziato fra un anno. Se si guarda alle altre Commissioni Speciali istituite dal Parlamento Europeo, però, si rilevano possibili prolungamenti di mandati in ragione della complessità dei temi affrontati o delle necessità emerse nel corso dell'inchiesta; ed è facile immaginare quindi – ed è una voce che già si aggira nei corridoi di Bruxelles – che la Commissione TERR sia solo il primo passo per la creazione di una struttura permanente, al pari delle altre commissioni parlamentari, che si occupi anche in futuro di terrorismo e tematiche affini. Uno sviluppo dunque destinato ad essere punto di svolta per il Parlamento Europeo, e che potrebbe in futuro aprire un ulteriore dibattito sulle competenze europee in materia di sicurezza e difesa, argomenti peraltro già presenti nelle agende delle istituzioni di Bruxelles.