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"No one left behind"

Tecnica, professione e società - Giorgio Baldacci, foto di Antonio Morlupi

Roma,  24 giugno 2016

Il 18 agosto del 2013, quando il Generale Danilo Errico – all'epoca Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa – convocò la prima riunione sul progetto sportivo a favore dei militari che avevano contratto un'invalidità per servizio, certamente non mi sarei mai atteso che questa idea avrebbe fatto tanta strada in così poco tempo.

Sostenuta dai vertici politici e militari della Difesa e sotto l'egida dell'Ufficio Sport e Collegamento Forze Armate/CONI del V Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, l'iniziativa ha preso rapidamente corpo, portando alla creazione di una Sezione dedicata, alla sottoscrizione di un Protocollo d'Intesa fra il Comitato Italiano Paralimpico e il Ministero della Difesa il 9 Luglio del 2014 e, infine, al Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa (G.S.P.D.) che, costituito il 22 Dicembre del 2014 è passato, in poco più di diciotto mesi, da 12 a 38 iscritti.

La finalità del G.S.P.D. non è certamente limitata alle sole prestazioni agonistiche ma, in particolare e soprattutto, si propone di stimolare uno stile di vita attivo dei suoi componenti, favorendone l'integrazione e il senso di appartenenza attraverso la pratica sportiva e il conseguente recupero psico-motivazionale che scaturisce dal nuovo, emergente interesse nel cimentarsi, nel gareggiare e nel tornare a far parte di una vera e propria squadra.

Dopo un breve periodo di orientamento alle discipline sportive, organizzato con il determinante sostegno delle competenti Federazioni nazionali Paralimpiche e dell'Istituto di riabilitazione S. Lucia di Roma, la prima grande affermazione dei nostri atleti disabili si è concretizzata in occasione degli Invictus Games di Londra del settembre 2014, propugnati e sostenuti dal Principe Harry del Galles, nel corso dei quali la nostra compagine di "debuttanti" conquistò 2 ori (100 metri piani e tiro con l'arco individuale), 2 argenti (50 metri nuoto - stile libero e rowing) e 1 bronzo (50 metri nuoto - stile libero).

Risultato di eccezionale livello se comparato all'esiguità della delegazione di soli 13 atleti che, allora, rappresentava tutta l'iniziale consistenza del neonato movimento paralimpico della Difesa.

Non ho voluto omettere questa premessa poiché, nonostante gli incoraggianti sviluppi di tale attività, sono consapevole che ancora pochi conoscono compiutamente questa nuova realtà e l'enorme significato morale, umano e sociale che riveste la nobile iniziativa – già ampiamente diffusa in ambito nord europeo e statunitense – di onorare e prendersi cura dei propri soldati che hanno pagato – nel corpo e nell'animo – le più dure conseguenze di aver servito il proprio Paese in armi.

Ebbene quest'anno il G.S.P.D., quinto gruppo sportivo militare e unico a livello interforze, ha nuovamente tentato l'avventura di Invictus, dedicata ai militari che, come intende la parola stessa, non si sono arresi al fato avverso nonostante le menomazioni sofferte, rimettendosi in gioco, riappropriandosi della propria vita, gareggiando e tornando ad essere "padroni del proprio destino e capitani della propria anima" come si legge nella poesia Invictus (1875) scritta da William Ernest Henley, poeta e giornalista, a cui all'età di 16 anni fu amputata la parte inferiore della gamba sinistra a causa della tubercolosi. Alla poesia di Henley fece riferimento anche Nelson Mandela nei duri anni della sua prigionia durante l'apartheid in Sudafrica.

I nostri 17 atleti, fra cui 2 donne, selezionati fra quelli che, nel frattempo, si sono maggiormente cimentati nelle rispettive discipline, sono volati ad Orlando per affrontare i giochi 2016, organizzati dal Governo degli Stati Uniti e tenuti a battesimo dalla First Lady Michelle Obama, Capo della delegazione della Casa Bianca appositamente disposta dal Presidente americano per conferire la più alta importanza e risonanza alla solenne "opening cerimony" dell'evento.

Dall'8 al 12 maggio hanno affrontato l'intenso programma di gare con l'intento di esserci e figurare, riuscendo, alfine, a superare ogni migliore pronostico: 7 medaglie d'oro e 4 di bronzo, fra cui quella nel tiro con l'arco a squadre, prima affermazione collettiva ed interforze (Esercito, Aeronautica e Carabinieri) del nostro giovanissimo ma veramente invitto Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa.

Una prestazione di eccellenza maturata in un contesto e in un frenetico susseguirsi di eventi assolutamente unici e memorabili, per la partecipazione e il trasporto con il quale sono stati intensamente vissuti dai 600 atleti intervenuti in rappresentanza di 15 paesi e 4 continenti, costantemente scanditi da un'organizzazione che non ha lasciato nulla al caso, rivolgendo la propria concreta, costante ed affettuosa attenzione a tanti ragazzi e ragazze che hanno varcato l'Oceano per condividere questa meravigliosa esperienza.

Estremamente significativo e determinante è stato il coinvolgimento dei familiari e degli amici in un'avventura sportiva ma, soprattutto umana, che ha certamente illuminato l'anima e scaldato il cuore di ognuno, senza limitazioni né riserva alcuna. Lo spirito di Invictus ha alfine prevalso su tutto, contagiando tutti e non solo coloro che gareggiavano. Essere semplici spettatori e assistere all'orgogliosa affermazione di tanto genuino agonismo e di una così esemplare forza d'animo, ha rappresentato un'occasione unica di riflessione e di partecipe adesione al vero e profondo valore che sottende il significato di questa iniziativa che da cadenza biennale sarà, d'ora in poi, ripetuta ogni anno.

Un'affermazione chiara e lampante che, oltre a raddoppiare i già lusinghieri traguardi conseguiti nell'edizione londinese, ha avvalorato la validità del percorso organizzativo e tecnico messo in atto per affrontare questa nuova sfida oltreoceano.

Di fatto il Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa si sta consolidando attraverso una programmazione strutturata di raduni preparatori che, svolti presso il Centro Sportivo Olimpico dell'Esercito alla Cecchignola, hanno consentito di accrescere l'amalgama e lo spirito di squadra degli atleti che, a loro volta, sono sostenuti ed esplicano una consistente attività preparatoria con il costante supporto delle Federazioni nazionali paralimpiche di riferimento, partecipando attivamente a gare e tornei su scala nazionale.

Nel merito non va sottaciuta l'importanza rivestita da tali attività che, considerata la differente ubicazione stanziale degli iscritti, consentono ora una costante preparazione, sia individuale che di squadra, che ha ampiamente dimostrato la propria validità a fronte dei risultati riportati a Orlando nell'atletica leggera (oro nei 100 e 200 metri piani maschili, getto del peso femminile e Bronzo nei 100 metri piani femminili), nell'arco ricurvo (bronzo, sia individuale che a squadra), nel nuoto (oro, nei 50 metri stile libero), nel rowing 4' (bronzo).

Una significativa affermazione della squadra italiana va inoltre ascritta alle eccezionali prestazioni del Colonnello del Ruolo d'Onore Carlo Calcagni che, da solo, ha conquistato tre ori del nostro medagliere, affermando la propria incontestabile superiorità nel ciclismo crono e circuito, di cui è esperto e consolidato protagonista, e nel rowing 4', disciplina nella quale si è invece cimentato per la prima volta e, probabilmente, non ultima, vista l'eclatante affermazione riportata.

Posso concludere dicendo che, medaglie a parte, la nostra più grande vittoria è stata quella di aver restituito una solida ragione di vita ai nostri ragazzi meno fortunati, avviandoli allo sport e offrendo loro l'opportunità di rimettersi l'uniforme e continuare a prestare servizio nel Ruolo d'Onore. Per tali, significativi risultati possiamo anche noi serenamente affermare, con una punta di motivato orgoglio: "no one left behind…", non abbiamo lasciato dietro nessuno dei nostri! Un ottimo modo per onorare le stellette che indossiamo e lo spirito di solidarietà e cameratismo che ogni giorno abbiamo il dovere di coltivare sopra ogni cosa. Ognuno di noi ha fatto dunque il proprio dovere, senza arrendersi di fronte alle difficoltà, di qualsiasi genere, che spesso hanno caratterizzato ma mai fermato il deciso e concreto sviluppo di un progetto che, sono certo, farà ancora parlare tanto di sé.

Invictus dunque e, arrivederci ai prossimi giochi di Toronto 2017!