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Giovani ciceroni al museo dell'Arma del Genio

Tecnica, professione e società - Mario Renna

Roma,  9 febbraio 2017

Sessantacinque allievi di due licei romani si sono calati oggi nel ruolo di guide per ottocento compagni di scuola delle primarie e delle secondarie in visita all'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio a Roma, di fatto il museo dell'ingegneria militare italiana, nel quadro dell'iniziativa 'Apprendisti Ciceroni' promossa dal Fondo Ambiente Italiano. Nei circa 5000 metri quadrati in Lungotevere della Vittoria, sono esposti cimeli, uniformi, macchinari, equipaggiamenti, plastici, fotografie e disegni che tracciano la storia e l'evoluzione del genio militare, oggi una delle armi dell'Esercito più tecnologiche, impegnata in prima linea contro gli ordigni e nel campo della fortificazione delle basi, nell'assicurare la mobilità delle forze amiche e nel contrastare quella avversaria, senza contare le specialità dei pontieri e dei ferrovieri e il ruolo di primo piano giocato dai genieri in caso di calamità naturali.

La struttura fu completata nel 1940 e rievoca – con la sua immagine robusta e imponente, dettata tra l'altro dai bastioni di ingresso e dalla torre – l'idea di architettura militare. Dall'atrio, con rilievi raffiguranti le varie specialità dell'arma, si accede al cortile di S. Barbara - patrona di Genieri, Marinai, Vigili del Fuoco e artificieri - dove si apre la Cappella-Sacrario con le belle vetrate disegnate da Duilio Cambellotti. Fra gli oggetti più curiosi ed interessanti in mostra nell'area espositiva figurano il monoplano Blériot XI – uno dei primi aerei militari in assoluto, che ricorda come l'Aeronautica Militare tragga origine dall'Arma del Genio - le ceste di vimini degli aerostati militari, l'ossatura di un'elica del dirigibile 'Italia', gli apparati per le trasmissioni radio-telegrafiche (compreso il laboratorio di Guglielmo Marconi), insieme a numerose riproduzioni in scala di campi di battaglia o di opere costruite dal genio militare.

Gli studenti guidati (con una certa professionalità) dai loro preparatissimi coetanei sono stati particolarmente attratti – nell'epoca di WhatsApp e di Tweeter – dall'area dedicata ai colombi viaggiatori gestiti dai genieri, i quali durante la Grande Guerra portavano in volo messaggi da un punto all'altro del fronte e arrivavano anche a scattare, per mezzo di piccoli apparecchi, delle fotografie nitidissime (veri precursori degli aerei spia della Guerra Fredda, in un certo senso).

Per il Museo del Genio è la sesta apertura svolta in collaborazione con il FAI (per un totale di circa 4000 giovani visitatori), nell'ambito della recente fase di rinnovamento e apertura al pubblico. Sul versante scolastico invece, dal 1996 (data di inizio del progetto formativo Apprendisti Ciceroni) sono migliaia gli studenti a livello nazionale che – grazie ai volontari del Fondo - hanno avuto l'occasione di studiare un bene artistico o naturale del loro territorio e di fare da guide, illustrandolo a un pubblico di adulti o, come nel caso di oggi, formato da coetanei.