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Mozambico: a 20 anni dalla conclusione dell’operazione Onumoz/Italfor-Alabatros, quali prospettive?

Osservatorio Strategico - Christian Bertossi

Roma,  17 luglio 2015

​​​​​​​Mozambico, ex colonia portoghese, un limbo di vera africa con panorami mozzafiato che a quanto pare non riesce a raggiungere una vera unità e pacificazione nazionale. A 20 anni dalla conclusione della missione italiana Albatros, qual è la situazione politica? Alcune fonti  vicine al mondo cattolico proprio in questi giorni hanno lanciato l’allarme libertà e democrazia nel paese africano lanciando anche, un preoccupante monito contro la sottrazione delle terre ai contadini in favore di progetti portati avanti da diverse multinazionali. Pochi mesi fa le elezioni, hanno riconfermato alla guida del Paese il partito Frente de Liberacao de Mocambique al potere dal 1975 (noto come FRELIMO) e, la nomina a Presidente della repubblica il già Ministro della Difesa Filipe Nyusi (subentrante a Armando Guebuza giunto al termine del suo secondo mandato); la vittoria è stata tale da garantire la maggioranza assoluta in parlamento ma comunque ha decretato un forte successo dell’oppositore storico: la RENAMO (Resistencia Nacional Mocambicana) e di una costola nata da quest’ultimo, il Movimento Democratico del Mozambico (MDM). Proprio l’opposizione feroce tra questi nemici storici provocò nel Paese una lunga guerra civile durata dal 1975 ai primi anni 90 ovvero quando nel 1992 (e con un forte intervento diplomatico italiano) le parti in conflitto raggiunsero, un accordo che sanciva la fine del conflitto armato e prevedeva tra l’altro libere lezioni, la cessazione di ogni ostilità tra i gruppi contendenti, la formazione e il riconoscimento dei partiti politici e il ritiro di combattenti stranieri presenti nel Paese. L’accordo, sottoscritto a Roma, prevedeva che l’Onu sarebbe stato il garante e il controllore del rispetto degli accordi presi. A seguito di ciò, il 13 ottobre 1992 il Consiglio di Sicurezza aveva adottato una prima risoluzione, la n. 782, che era essenziale per lo stabilimento della missione. Di conseguenza, il Segretario Generale dell’ONU aveva incaricato un suo rappresentante in Mozambico (l’italiano Aldo Ajello) e aveva inviato anche 21 osservatori militari nello Stato, per avere subito una presenza internazionale e preparare la pianificazione di una forza che potesse portare avanti gli scopi dell'accordo e della risoluzione. Il 16 dicembre successivo, in seguito ad un rapporto del Segretario Generale, il Consiglio adottò la risoluzione n. 797, con la quale si dava vita alla Missione Onumoz (Operaçao da Naciones Unidas au Mozambique), con mandato fino all'ottobre 1993. Questo mandato includeva scopi e responsabilità basati sulla interrelazione tra le componenti principali della missione: umanitaria, elettorale, militare e amministrativa. L’Italia vi partecipò con la missione Italfor-Albatros, i nostri militari avevano il compito di controllare il  c.d. “corridoio Machipanda” (al confine con lo Zimbabwe) – Beira (seconda città per importanza del Mozambico) , con una strada asfaltata e una linea ferroviaria. Quel settore di competenza italiana poteva contare anche su un porto ed un aeroporto internazionale, ma era a forte rischio per la presenza di mine e bande di criminali comuni. Compiti particolari del contingente italiano furono quelli di garantire la sicurezza del transito nel corridoio, con scorte armate ai convogli e all'oleodotto. Era prevista anche l'assistenza sanitaria alle popolazioni.
Il contingente Italfor-Albatros, forte di 1.030 uomini fino al 3 maggio 1994 e successivamente con soli 230 elementi (riduzione dovuta dalla riorganizzazione della stessa Onumoz), era composto anche di un Nucleo Carabinieri per le esigenze della Polizia Militare, nell'ambito della missione internazionale: i militari erano integrati nel Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata "Taurinense"; il nostro attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa S.E. il Sig. Gen. Claudio Graziano, all’epoca della missione Onu di cui sopra, era il Comandante del Btg.  “Susa”, e proprio sotto il suo comando, il Btg. è stato schierato, con il compito di garantire la sicurezza del corridoio di Beira. Nel dicembre 1994 tutto il personale di Onumoz veniva ritirato, il 16 dicembre si chiudeva ufficialmente, e con successo,  la partecipazione italiana alla missione in Mozambico (un pensiero ai nostri Caduti: il Ten. Fabio MONTAGNA e il Serg.Magg. Salvatore STABILE, entrambi dell’Aviazione dell’E.I., Onore e R.I.P.). Da allora il Paese ha alternato, periodi di tensione elevata seguiti a distensione con reciproche concessioni tra le parti e, ha vissuto anni relativamente sereni, si potrebbe dire felici se paragonati ad altre aree calde e mai pacificate del continente ma, sino alla ripresa parziale delle ostilità nel periodo antecedente le elezioni ed , è bene ricordare che a tutt’oggi la RENAMO, contestando la regolarità delle elezioni stesse, non riconosce la FRELIMO come legittima vincitrice della competizione elettorale. Pare evidente che la situazione interna è a tutt’oggi tesa, la stessa RENAMO pur avendo al suo interno una fazione armata, pare non abbia intenzione di riprendere le ostilità con i nemici della FRELIMO. Il Paese più che mai ha bisogno di unità e di ordine e sicurezza per poter offrire un minimo di benessere al suo popolo e cercare finalmente di raggiungere quello sviluppo che questa terra ha tutte le potenzialità per poter ben ottenere.