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Sei fotografe Yazide raccontano il dramma del loro popolo, sfuggito all'ISIS

Libri e Eventi - Mario Renna

Roma,  24 gennaio 2017

Iraq del nord: nel mese di agosto del 2014 oltre 400.000 persone della comunità yazida sono costrette a fuggire davanti all'avanzata e alle violenze immani dell'ISIS. Molte di loro rimangono intrappolate a Sinjar (nella provincia di Ninive), dove vengono giustiziate o ridotte in schiavitù. Solo alcuni Yazidi riescono a rifugiarsi sulle montagne, per poi riparare nei campi profughi del Kurdistan iracheno. Tra loro c'è una dozzina di ragazze, vittime ma anche testimoni d'eccezione della tormentata vicenda della loro comunità: con la macchina fotografica danno espressione alla quotidianità, ai bisogni ma anche alla speranza dei profughi yazidi che vivono nel campo di Khanke. Dalla loro osservazione nascono decine di scatti che mostrano la precarietà allo stesso tempo estrema ma dignitosa di un popolo tenace. Scatti notevoli – nei quali si intrecciano la sofferenza degli anziani e l'allegria, nonostante tutto, dei giovani - approdati oggi al museo Maxxi di Roma, dove rimarranno esposti fino a domenica prossima. La mostra è il frutto di un'iniziativa del Ministero della Difesa, che ha sponsorizzato l'esposizione e un corso di perfezionamento tenuto da fotografi delle Forze Armate in favore di sei giovani reporter yazide: un ulteriore step della loro formazione, iniziata con un corso promosso in loco dall'UNICEF in collaborazione con il Research and Development Organization, con il finanziamento dal Ministero Affari Esteri e della Cooperazione italiano.
"Un approccio diretto, senza filtri, come dirette sono le immagini di questa mostra fotografica, che raccontano il dramma di queste genti ma che contengono anche la speranza di un futuro migliore, di pace e libertà", ha detto il Ministro Roberta Pinotti nel presentare l'iniziativa, che rientra nell'impegno italiano "sul fronte della sicurezza e della lotta al terrorismo ma anche per ciò che riguarda la promozione della cultura e della rinascita sociale di popoli che ancora oggi vivono gli orrori della guerra e della violenza". In Iraq le Forze Armate italiane schierano il secondo contingente dopo quello statunitense, impiegato a presidio della diga di Mosul e nella formazione dei Peshmerga e delle forze di polizia locali, senza contare l'apporto nella sicurezza dei cieli.
Presente alla mostra, Zina – la portavoce del gruppo delle sei reporter yazide – ha raccontato una storia di emancipazione, soffermandosi anche sulle difficoltà della loro prima esperienza fotografica: "Nella società yazida non esiste una cultura dell'immagine, e la stragrande maggioranza delle donne non si occupa di attività economiche". Nonostante tutto, Zina e le sue compagne sono diventate fotogiornaliste, hanno partecipato a programmi televisivi e presentato i loro lavori in numerosi ambiti. La mostra romana rappresenta uno step importante nella loro carriera di reporter che - inevitabilmente ma positivamente - è intrecciata con quella di ambasciatrici informali del dramma e degli auspici della loro comunità per un futuro migliore.

Museo MAXXI, Roma. Ingresso libero fino al 29 gennaio.