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Difesa, industria A&D e minibond

Tecnica, professione e società - Angelo Paletta

Roma,  23 novembre 2016

​Il tumultuoso e instabile scenario globale richiede un crescente ed esteso impegno degli apparati di sicurezza, aerospazio e difesa (A&D). Questi per operare al meglio devono poter far conto su un adeguato sistema logistico e industriale resistente a shock di mercato. Al di là delle poche grandi aziende quotate del settore, la maggior parte sono PMI altamente specializzate ma di ridotte dimensioni. Inoltre, una parte di esse ha un'eccessiva dipendenza dal credito bancario, sottoposto agli stringenti parametri di Basilea III. Non per ultimo, permangono lunghi tempi di pagamento, sia delle commesse pubbliche, sia dei fondi europei e statali per progetti di ricerca e sviluppo. Per questo eventuali casi di credit-crunch e di default potrebbero segnare un vulnus per le PMI nell'ottica dell'Approccio Nazionale Multi-Dimensionale (ANMD), volto ad integrare la componente militare con quella civile. In tale contesto i minibond diventerebbero una soluzione complementare al credito bancario per molte PMI fornitrici, in appalto e in subappalto, di beni e servizi destinati all'A&D. I Governi succedutisi dal 2012 hanno istituito e disciplinato i minibond, titoli obbligazionari per le imprese, ridisegnando il Codice civile. Inoltre, il legislatore ha previsto agevolazioni fiscali e modalità di supporto pubblico alle emissioni di minibond da parte del Fondo Centrale di Garanzia. Tali innovazioni hanno permesso a Borsa Italiana di istituire il segmento di mercato ExtraMOT-Pro. Qui le PMI e grandi imprese, quotate e non, possono finanziarsi collocando i propri prestiti obbligazionari. Finora circa 180 minibond hanno raccolto prestiti per oltre 7 miliardi di euro. Di queste emissioni ben 121 sono al di sotto dei 30 milioni di euro. Questa metamorfosi culturale sta interessando le PMI più competitive, mentre le istituzioni pubbliche avrebbero tutto l'interesse a relazionarsi con un sistema industriale più solido finanziariamente. Va considerato che la crisi di liquidità di un fornitore, o peggio il suo credit-crunch o il default, possono far registrare significative ripercussioni sulla produzione e sui tempi di consegna degli ordinativi. E in caso di impellenti operazioni militari i danni sarebbero difficili da quantificare e nessuna penale amministrativa li compenserebbe. Ciò, in parte, minerebbe l'alto valore degli sforzi effettuati dalle Forze Armate in un periodo di razionalizzazione della spesa a fronte di elevati obiettivi di efficienza ed efficacia e di ridefinizione del ruolo della NATO. Sarebbe paradossale, ma non improbabile, che un costoso soldato digitale e armi di quarta generazione vengano temporaneamente ridimensionati nella loro operatività non da un nemico superiore militarmente, ma da un'improvvisa richiesta di rientro di un fido bancario che blocchi una fornitura insurrogabile. Non a caso analisti e studiosi pensano che appartenga al secolo scorso l'idea che a guerreggiare siano esclusivamente i militari di professione. Infatti il cyberspazio e i mercati finanziari rientrano tra gli «ambiti non bellici» dove sarà sempre più necessario competere per trovare la vittoria, come affermano le nuove dottrine militari e geopolitiche. Dato che lo Stato non è più «il gestore dell'economia, ma un suo semplice regolatore», risulterebbe un incentivo legittimo l'introdurre nei capitolati d'appalto un punteggio superiore per le aziende aventi strutture finanziarie di cui sia verificabile la solidità. Nella medesima ottica dell'interesse nazionale, un ulteriore elemento di competitività sarebbe conseguibile se il Fondo Centrale di Garanzia definisse procedure semplificate o costituisse un fondo speciale per le PMI operanti nei settori della sicurezza, A&D emittenti minibond.