Ministero della Difesa

Logo della rivista on line Informazioni della Difesa
Versione Italiana

L'IS comunicante

Osservatorio Strategico - La Redazione

Roma,  24 novembre 2015

​​​Il Califfato dispone di riviste online, case di produzione multimedia, e specialisti dell’immagine (pagati più dei miliziani e titolari di numerosi benefit) che generano prodotti propagandistici di qualità, con effetti speciali e temi ben calibrati, attraverso i quali viene diffuso il terrore ma anche un verbo che fa proseliti in Occidente e non solo. Il fenomeno comunicativo dell’IS è stato al centro del convegno organizzato di recente a Torino dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Alberto Sinigaglia, con la partecipazione del responsabile degli esteri del quotidiano La Stampa, Alberto Simoni, l’ex-ambasciatore ad Ankara Gianpaolo Scarante e Luigi Bonanate, ordinario di relazioni internazionali all’Università di Torino.

Rispetto all’altro fenomeno islamista radicale, i Talebani, l’IS presenta molte similitudini e una differenza, secondo Alberto Simoni: “entrambi puntano alla conquista del territorio – rispettivamente in Afghanistan e nella regione tra Siria ed Iraq – e all’istituzione di un emirato in cui viga la sharia (Al Baghdadi mira in particolare a ricostituire il possedimento tra Damasco e Baghdad, rifacendosi alla fase storica di fine ‘800). Entrambi poi sono impietosi col nemico e i suoi simboli, anche passati, come testimoniano le stragi e le distruzioni di patrimoni dell’umanità come i Buddha di Bamyan e il sito di Palmira. Ma se guardiamo all’attrazione esercitata dai Talebani (e prima di loro dai mujaheddin anti-sovietici) e dall’IS nei confronti di un numero importante di giovani che sono partiti per raggiungere le schiere dei jihadisti, il parallelo finisce qui: la propaganda del califfato è più violenta, professionale e sofisticata, messa essenzialmente in atto dai gruppi periferici piuttosto che dalla cerchia ristretta di Al Baghdadi”.

L’IS comunicante sembra riflettere un fenomeno nuovo, in cui “l’ideologia pre-moderna viene calata nella cultura post-moderna, un fenomeno che la nostra cultura politica non riesce a comprendere”. Così Gianpaolo Scarante, che sottolinea l’escalation tecnologica e qualitativa del califfato: “si è lontani anni luce dalla caverna di Osama Bin Laden. Oggi l’IS, nel far leva sulla fascinazione della rivoluzione permanente, morale e religiosa, usa mezzi e formati occidentali per veicolare un simbolismo fortissimo – tipico dell’Islam – come dimostra ad esempio il video dell’esecuzione dei copti, vestiti di rosso e bassi, assassinati da carnefici alti e in tenuta nera”. La comunicazione, prosegue Scarante “insiste su un forte sentimento di empatia per l’IS che esiste in una fascia non trascurabile del mondo musulmano, proponendo uno stato morale che si vuole ispirato al Corano”.
Luigi Bonanate mette dal canto suo l’accento sul revanscismo islamista che “vede nel mondo occidentale quello del colonialismo, in contrapposizione alla umma, la comunità islamica mondiale e transnazionale, in cui il passaporto conta meno della dicotomia tra sunniti e sciiti”.

“Ed è proprio alla parte di umma che si trova in occidente che si rivolge la propaganda dell’IS”, aggiunge Scarante. Una propaganda che spaventa con le decapitazioni e l’uso dei bambini addestrati ad uccidere e che andrà contrastata con tecniche evolute, anche se non ci sono indicatori certi della sua efficacia: “a fronte delle migliaia di adepti partiti dall’Europa e da molti paesi musulmani, inizia a registrarsi – conclude Simoni – anche il fenomeno del rientro a casa di molti foreign fighters, delusi dalle promesse del Califfato”.